Un’altra batosta dopo l’Abruzzo. Di Maio accelera la riorganizzazione: «Novità nei prossimi giorni»

di Alessandro Parodi

In Sardegna il Movimento 5 stelle ha ottenuto poco più dell’11% dei voti. Più del 30% in meno rispetto al 42,48% delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo

Dopo le regionali in Abruzzo, il Movimento 5 Stelle deve fare i conti con un'altra sconfitta: alle elezioni regionali in Sardegna il candidato Francesco Desogus ha ottenuto poco più dell'11% dei voti: un vero tracollo se si paragona il risultato a quello delle ultime elezioni politiche di meno di un anno fa in cui il Movimento aveva ottenuto il 42,48%: un terzo dei voti raccolti sull'isola rispetto al risultato plebiscitario dello scorso 4 marzo.

Regionali e politiche

Certo, queste sono elezioni regionali, in cui i pentastellati hanno sempre dimostrato di non riuscire a ottenere gli stessi risultati delle consultazioni generali. Un po' per una classe dirigente non radicata sul territorio, un po' per i temi d'opinione poco trainanti a livello locale, il movimento fondato da Beppe Grillo ha storicamente arrancato quando si trattava di competere per i cosiddetti governatori.

Oggi, però, i numeri sembrano dire qualcosa di più rispetto al passato: il trionfo del Movimento 5 Stelle in Sardegna alle ultime consultazioni politiche era stato considerato dagli analisti come uno dei segnali della volontà di profondo cambiamento espressa dal voto nazionale. I 5 stelle sembravano aver intercettato con le loro proposte il consenso sul tema del lavoro: o meglio della mancanza di lavoro. 

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L'alleanza con la Lega

Dopo otto mesi di governo nazionale il movimento "brucia" quindi in Sardegna una fetta consistente dei suoi consensi. Difficile dire se questa disaffezione sia da collegare alle politiche governative, all'alleanza controversa con la Lega o a ragioni più prettamente locali: di fatto però si tratta di una debacle che i vertici pentastellati non potranno ignorare, soprattutto considerato che il risultato sembra confermare i sondaggi a livello nazionale che dal 32,6% delle politiche di marzo rilevano oggi un M5S attorno al 24%, parallelamente a una Lega, nello stesso periodo, in costante crescita.

Da movimento a partito

Si aprirà per il Movimento 5 Stelle, probabilmente, al di là dei commenti di rito improntati all'ottimismo, una fase di ripensamento, se non delle politiche, quantomeno della struttura: la debolezza a livello locale potrebbe accelerare il processo di trasformazione in un qualcosa di più simile a un partito.

La ricetta annunciata qualche giorno fa da Luigi Di Maio, una consultazione fra gli iscritti sul tema dell'organizzazione locale e nazionale, sul dialogo nei territori con le imprese («mondi con cui non abbiamo mai parlato» aveva precisato il vicepremier) e sulla possibilità di alleanze con le liste civiche «radicate sul territorio», potrebbero risultare le risposte più convincenti, anche internamente, dopo le due sonore sconfitte alle regionali di Abruzzo e Sardegna.

Questo però, per quanto riguarda le dinamiche interne al movimento, rappresenterebbe una sconfitta dell'ala movimentista più vicina al fondatore Beppe Grillo, che aveva già mal digerito il voto sull'autorizzazione a procedere su Matteo Salvini nel caso Diciotti. Un risultato elettorale, quello regionale sardo, che quindi potrebbe paradossalmente consolidare le posizioni di quella parte del M5S maggiormente fedele all'alleato leghista e allontanare definitivamente il movimento dalle sue posizioni originarie. 

La conferma di Di Maio

È lo stesso Luigi Di Maio, capo politico del M5S, a confermare, nel primo pomeriggio di oggi 25 febbraio, che il risultato delle elezioni in Sardegna accelererà la trasformazione strutturale del movimento. «Andremo avanti con la riorganizzazione e tra domani e dopodomani ci saranno novità importanti per il Movimento».

Per Di Maio «questa riorganizzazione non è una cosa per il M5s: servirà agli italiani perché noi siamo al governo e abbiamo decine di istanze che arrivano dal territorio nazionale. La riorganizzazione ci aiuterà ad essere più capillari e a rispondere alle esigenze dei cittadini». Di maio ha inoltre confermato i cambiamenti per quanto riguarda le alleanze sul territorio «con liste civiche vere».