C’è un nero a capo dei suprematisti bianchi americani

di Redazione

Dopo aver sciolto una cellula del KKK, James Stern è riuscito a farsi nominare capo di un altro gruppo di estrema destra negli Stati Uniti

In alto al suo sito web si legge: «Un messaggio per tutti da James Stern: "Una sola razza. La razza umana"». Eppure l'autore, il reverendo James Stern, è stato designato come l'erede prescelto di Edgar Ray Killen, l'ex leader del Ku Klux Klan – il gruppo suprematista bianco americano - per poi diventare il capo di un altro gruppo americano di difesa della razza (bianca), il National Socialist Movement. Ed è riuscito a fare tutto questo nonostante l'aspetto per niente ariano.

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https://www.thejamesstern.com/ | James Stern

Nato in una periferia di Los Angeles, a 22 anni Stern si unisce al clero e cerca di migliorare la vita della sua comunità, facendo da intermediario tra le varie gang che si contendono il territorio. Nel 2007 la sua vita però subisce un cambio di direzione improvvisa quando viene condannato a 25 anni di reclusione per frode postale (lui ha sempre sostenuto di essere innocente). È da lì che inizia la sua avventura nell'estrema destra americana, composta da gruppi come il Ku Klux Klan, nati poco dopo l'abolizione della schiavitù (e poi rispuntati in vari periodi della storia americana) con lo scopo di mantenere l'egemonia dei bianchi sui neri e che oggi si rifanno all'ideologia neo-nazista, coltivando anche nel 21esimo secolo il mito della razza.

Dopo la condanna, Stern viene mandato in una prigione nel Mississippi, terra dei Klan, dove finisce per dividere una cella con  il «gran Mago» Killen, come sono noti i capi del KKK, un riferimento ai loro costumi bianchi e cappelli a cono. In un modo o nell'altro tra i due si forma un rapporto di amicizia. Killen racconta a Stern i fatti della sua vita  – anche quelli più terribili che riguardano il suo passato criminale – e finisce per sceglierlo come esecutore testamentario. Stern, una volta uscito dal carcere, usa questa posizione per sciogliere il gruppo del KKK presieduto da Killen. Come se non bastasse Stern decide di pubblicare un libro in cui riporta i contenuti delle conversazioni con Killen.

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Twitter |Jeff Schoep, leader del National Socialist Movement

Grazie al suo rapporto di finta amicizia con Killen, il reverendo riesce, in tempi non sospetti, anche ad entrare in contatto con Jeff Schoep, leader del National Socialist Movement (NSM), un altro movimento di estrema destra. Ed è quì che Stern riesce in un secondo colpo di genio, sfruttando le difficoltà di Schoep, il quale è alle prese con una ribellione interna al movimento, da parte di chi – per stare al passo con i tempi – vuole ripulirne l'immagine e trasformarlo in un partito di destra moderata. La scossa definitiva al gruppo arriva dalla causa legale che viene intentata per i fatti di Charlottesville, quando nel 2017 – durante una manifestazione contro i suprematisti americani in Virginia, dove era presente anche il gruppo di Schoep -  una ragazza di 33 anni fu travolta da una macchina e perse la vita. 

Anche in questo caso Stern riesce nell'impresa di farsi consegnare la chiavi del movimento. Mentre Schoep cerca una via d'uscita, con il pretesto di poter risolverne i problemi giudiziari, a febbraio 2019 Stern riesce a farsi nominare presidente e direttore del movimento. Un'impresa eccezionale che è stata paragonata al film biografico di Spike Lee The BlacKkKlansman, che racconta la storia di Ron Stallworth, un agente di polizia di Colorado Springs che riuscì ad infiltrarsi nella cellula locale del KKK fingendo di condividerne gli ideali.

Da quando è stato nominato presidente, lo scorso 15 febbraio, la prima decisione di Stern è stata dichiarare il gruppo colpevole nel caso di Charlottesville. Oggi afferma di voler riempire il sito di contro-informazione sull'Olocausto. Per il momento, è intenzionato a continuare a essere il capo nero di un gruppo di nazionalisti bianchi. Alla faccia delle presunte gerarchie razziali.

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Un raduno di suprematisti bianchi Usa