Ponti: «Mai lavorato ad un documento Sì Tav, il mio No si basa sui numeri e ne sono fiero»

di Alessandro Parodi

Il professor Ponti, padre dell’analisi costi e benefici, smentisce che il documento Sì Tav della commissione europea sia stato redatto da suoi collaboratori: «Prima di me tutti hanno detto solo “Sì”»

Esiste un documento riservato, nei cassetti della Commissione europea che darebbe parere positivo alla Tav. A scoprirlo è stato il giornalista Frediano Finucci di Tg La7 e ​​​​​​l’aspetto interessante è che l’analisi porta in calce i nomi di cinque ricercatori – Silvia Maffii, Claudia de Stasio, Francesca Fermi, Loredana Zani, Angelo Martino e Luca Bellodi – che lavorano per la società Trt Trasporti e Territorio che è presieduta dal professor Marco Ponti, il padre dell’analisi costi e benefici commissionata dal ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli e che avrebbe convinto lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la componente a 5 Stelle del governo a un ridimensionamento totale, se non addirittura a un blocco dell’opera.

Il documento Sì Tav della Commissione europea

Abbiamo chiesto al professor Ponti di dirci se conosceva quel documento firmato dai suoi collaboratori, se è possibile che sia stato redatto a sua insaputa e perché arrivi a conclusioni opposte rispetto alla sua analisi.

Quel documento non è firmato né da me né da miei collaboratori. Io non lo conosco. Gli studiosi che lavorano in Trt lavorano in modo totalmente autonomo. Io non so quello che fanno se non per notizie che mi arrivano. Il mio ruolo è estremamente esterno.

Sull’analisi è stata detta una cosa assolutamente falsa, cioè che dia responsi favorevoli alla Tav. Per quanto ne so io non è un’analisi costi e benefici, è solo un’analisi di impatto, basato su una tecnica che si chiama valore aggiunto. Gli impatti di spesa pubblica ci sono sempre e sempre sono favorevoli in generale: crea occupazione, fa risparmiare tempo se si tratta di trasporti, attiva molte impresse. Ma non c’è nessuna indicazione sui costi, quindi non serve affatto per guidare alcuna decisione politica.

Un ponte tra la Sicilia e la Sardegna creerà un sacco di lavoro, farà risparmiare un sacco di tempo e occuperà anche moltissime attività di imprese, ma questo non vuol dire che abbia senso costruire un ponte tra la Sicilia e la Sardegna

Sono ben abituato alla strumentalizzazione di tutto quello che viene detto contro la mia analisi, della mia analisi, perché la mia analisi ha detto per la prima volta dei no. È molto più comodo dire dei sì che dei no. Si immagini per un professionista, un consulente come io sono: è più difficile dire dei no e come è più facile dire sempre dei sì a chi paga. Io non sono pagato

Ponti e la crisi di governo

Il professor Ponti era al vertice di mercoledì a Palazzo Chigi sulla Tav? Com’era il clima fra le due forze di governo? E se il governo dovesse cadere sulla Tav, il professor Ponti si sentirebbe responsabile, visto che la sua analisi è risultata decisiva per le scelte della componente No Tav dell’esecutivo?

Sono stati decisi 133 miliardi come opere strategiche senza nessuna analisi e adesso improvvisamente sono diventati tutti super-esperti di analisi costi e benefici, tutti super-esperti di colpo.

Io credo di aver fatto un buon lavoro, ma il risultato principale l’ho già portato a casa. E' che finalmente il dibattito democratico si basi sui numeri. Io credo di aver fatto il mio dovere facendo bene l’analisi. Mi si critichi su quel che so fare bene io, ma non turbo minimamente perché era uno degli obiettivi quello di aprire il dibattito sull’uso delle risorse pubbliche, ma un dibattito democratico un po’ più strutturato, un po’ più accountable, come si dice in inglese, da parte dei politici. Invece, di solito, prevale sempre l’arbitrio del Principe. I politici non amano che siano soggetti terzi che facciano i conti e rendano conto ai contribuenti. Queste opere totalmente a carico dei contribuenti.

Se con questi numeri (quelli della Tav, ndr) avessi chiesto alla Banca mondiale, dove ho lavorato più a lungo, di finanziare questo progetto, non sarei stato licenziato il giorno dopo. Sarei stato licenziato lo stesso pomeriggio. Perché questo dicevano i numeri già 5 anni fa, alla mia competenza professionale.

La criminalità organizzata e gli appalti per la Tav

Unione Industriale di Torino, Amma, Ance Piemonte, Confagricoltura Piemonte e Confindustria Piemonte hanno querelato Alessandro Di Battista per il suo intervento del 21 gennaio scorso a Che tempo che fa in cui, l’esponente del Movimento 5 Stelle aveva parlato di infiltrazione della ‘ndrangheta e mazzette attorno agli appalti per la Tav. Abbiamo chiesto a Ponti se concorda con Di Battista, cioè se è possibile, secondo lui, che ci siano infiltrazione della criminalità organizzata nel progetto.

Il settore è profondamente inquinato dalla criminalità organizzata. Le grandi opere civili si prestano molto all’infiltrazione della malavita organizzata. E non solo in Italia. Perché non sono footloose, cioè non sono esponibili se non per piccola parte alla concorrenza. Perché gran parte della manodopera, degli inerti, del ferro, del cemento, delle macchine di movimento terra, deve essere acquistata in loco. Questa crea una situazione di scarsa esposizione alla concorrenza e quindi, ovunque nel mondo, legami troppo forti fra la politica e questo tipo di attività: che infatti sono amatissime dai decisori politici, perché poco esposta esposta alla concorrenza, sono sicuri di favorire gruppi sociali ai quali sono molto legati.