Si può costruire una rete 5G senza Huawei? Meglio di no

Antonio Capone insegna ingegneria delle telecomunicazioni al Politecnico di Milano. A lui abbiamo chiesto cosa vuol dire costruire una rete 5G senza il colosso tecnologico cinese

«Siamo l’unica compagnia a livello mondiale a poter creare una rete 5G su larga scala». Barcellona, febbraio 2019. Guo Ping, amministratore delegato di Huawei, sta parlando a un panel organizzato al Mobile World Congress, la fiera più importante al mondo per la telefonia mobile. Pochi giorni prima la sua azienda ha presentato il Mate X, il primo smartphone pieghevole del colosso di Shenzen. In quei giorni Huawei è stata l’azienda di cui si è più parlato fra i padiglioni della fiera, e non solo per il nuovo dispositivo.

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Ansa|La nuova sede di Huawei a Milano

Sono i giorni in cui la guerra fredda della tecnologia è arrivata in Europa. Usa contro Cina, Trump contro Huawei. Ora la direttiva per l’intelligence americana è solo una: impedire che Huawei costruisca le reti 5G in Europa. A rischio, secondo loro, c’è la sicurezza delle comunicazioni riservate. Il 12 marzo Washington arriva a dire a Berlino che se costruirà la rete con Huawei dovranno ridurre la collaborazione di intelligence. Il messaggio non è solo per la Germania, ma per tutti gli alleati. Italia compresa.

Il 5G senza Huawei, quali sono i rischi

Ci sono due piani da leggere in questa vicenda. Quello politico, legato a uno scontro commerciale più ampio tra gli Stati Uniti e la Cina, e quello tecnico. Per capire se davvero Huawei sia così cruciale nella costruzione di queste infrastrutture, Open ha intervistato Antonio Capone, professore di ingegneria delle telecomunicazioni al Politecnico di Milano.

Partiamo dalle basi. Come è costruita l’infrastruttura della rete 5G?

«Il 5G è una rete fatta dalle torri e dalle stazioni radio base del sistema mobile. Ci sono quindi diversi elementi. C’è la parte di antenne, sia di trasmissione che di ricezione, quella che vediamo tipicamente sui tralicci e sui palazzi. Huawei è uno dei pochissimi costruttori che fanno questi apparati. Poi si entra nella rete. Ci sono i collegamenti che vanno dalle stazioni radio base al punto di presenza dell’operatore, tipicamente in fibra ottica o in ponte radio. E poi ancora tutto quello che è il cuore della rete: i server e gli altri nodi dell’infrastruttura».

Oltre a Huawei ci sono altri costruttori in questo settore?
«Oggi sono tre i costruttori che offrono soluzioni ragionevolmente complete per la rete 5G. Sono Huawei, Ericsson e Nokia. Le ultime due sono aziende europee che nel tempo hanno inglobato anche altri componenti».

Che differenza c’è fra l’azienda di Shenzen e le altre due?
«Negli ultimi anni Huawei ha potuto investire in ricerca e sviluppo più degli altri e questo offre loro un vantaggio di competenza maggiore».

Secondo la World Intellectual Property Organization nel 2017 è Huawei è stata l’azienda a depositare più brevetti al mondo. Questo può essere uno dei suoi punti di forza?

«Sicuramente Huawei avrà registrato molti brevetti negli ultimi anni ma le altre aziende avevano investito su questo punto in passato. Non so quale sia la situazione del portafoglio brevetti dei tre costruttori principali di infrastrutture di rete. Non mi aspetto che sia radicalmente diversa. Probabilmente c’è stata un’accelerazione che ha fatto sìche ora il portafoglio di Shenzen sia ricco e quindi allineato con gli altri. In passato ci sono state aziende che grazie ai brevetti hanno ottenuto una posizione dominante, come Qualcomm per i chipset della rete 3G».

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Ansa|La sede di Huawei a Sidney

È possibile eliminare Huawei dalla partita per il 5G?

«Far fuori questa azienda dal mondo delle reti, con solo tre grossi player è impossibile. Ci sarebbe un impoverimento generale perché sono rimasti talmente pochi produttori che tirarne via uno su tre, quello che in questo momento è più forte per gli investimenti, è difficile da immaginare. Il problema sicurezza va analizzato bene. Se ci fossero dei buchi nella rete per ottenere delle informazioni, molto probabilmente, l’operatore se ne accorgerebbe. A quel punto ci sarebbe un danno di immagine con una perdita di reputazione enorme. Io ho qualche difficoltà da tecnico a immaginare che Huawei possa mettere in atto queste strategie».

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