Quanti minori come Rami ci sono in Italia? Quali diritti hanno e quali no

Per il ragazzo di origini marocchine che ha aiutato a salvare i compagni dall’incendio dello scuolabus di San Donato Milanese si parla di cittadinanza. Ma come lui un altro milione di minorenni figli di stranieri attende di ricevere un riconoscimento che non verrà

Dopo la sventata tragedia dello scuolabus a San Donato Milanese, Rami, il ragazzino eroe, che è riuscito a mantenere la calma e ad avvertire i carabinieri, potrebbe ricevere la cittadinanza. Ma può la cittadinanza diventare un premio? La vicenda di Rami riapre un dibattito che in Italia va avanti da anni, ovvero quello sullo Ius Soli, il diritto a ottenere la cittadinanza del Paese in cui si è nati.

In Italia lo Ius Soli non esiste. I bambini nati da genitori stranieri possono chiedere la cittadinanza italiana solo dopo aver compiuto 18 anni. Rami potrebbe presto essere "premiato" per il suo gesto eroico, ma tanti altri ragazzi come lui dovranno aspettare la maggiore età per ottenere il diritto di essere chiamati italiani.

I numeri delle "seconde generazioni"

Sono 5.026.153 i cittadini stranieri residenti in Italia, di questi 1.065.811 hanno meno di 18 anni. Parliamo di ragazze e ragazzi nati e cresciuti in Italia, formati nelle nostre scuole, ma privi di un riconoscimento formale. Secondo Xavier Palma, uno dei co-fondatori del movimento Italiani senza cittadinanza, la cittadinanza «non dovrebbe essere una concessione, ma il riconoscimento di un percorso di integrazione».

Quanti minori come Rami ci sono in Italia? Quali diritti hanno e quali no foto 1

Ansa |Lo scuolabus in fiamme

Palma  vive in Italia da quando aveva dieci anni dopo essere immigrato da El Salvador. «Il caso di Rami – dice – è stato strumentalizzato e rischia di non mettere in luce il vero problema della vicenda: la cittadinanza è diventata il premio e non il frutto di un diritto ottenuto alla fine di un percorso e tramite una precisa legislazione».

I diritti negati

Secondo i dati Istat, aggiornati al 2016, tra il 1993 e il 2014 sono nati in Italia 971mila bambini figli di immigrati. «I problemi sono tanti per i figli degli stranieri. Per esempio sono molte le opportunità di studio a cui devono rinunciare», dichiara Saed Reas, ex giurista e ora imprenditore, arrivato in Italia 30 anni fa dal Pakistan.

«Quando si fa una gita in un Paese fuori dalla Ue capita spesso che i ragazzi figli di stranieri non possano partecipare, perché non possono abbandonare il Paese e non ci sono tempistiche sufficienti per richiedere i documenti necessari». 

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Ansa |Napoli, manifestazione a favore dello Ius Soli

«Avevo vinto una borsa di studio per un Paese dell'Ue ma ho dovuto rinunciare per non perdere il criterio di residenza continuativa», ha raccontato Palma. Il 72 % dei minori con cittadinanza straniera che vivono in Italia sono anche nati sul territorio italiano, il 93.5 per cento nella fascia di età da 0 a 5 anni e 24 per cento nella fascia di età da 14 a 17 anni.

Giovani volenterosi a cui fino a qualche anno fa «era proibito partecipare anche al servizio civile». La legge è stata modificata ma «i figli di stranieri nati in Italia sono esclusi da molti concorsi pubblici», dichiara Reas. «Mi è capitato di fare lezioni sulla cittadinanza in molte classi e alla domanda "sapete perché siete italiani?", i ragazzi italiani dicevano: "Io sono italiano perché sono nato in Italia". Ma vicino a loro, i ragazzi figli di immigrati dicevano: "Anche io sono nato in Italia, ma non sono italiano"»,

Una legge anacronistica che non ha mai subito sostanziali modifiche dal 1912. «L'Italia era un forte Paese di immigrazione, ma soprattutto di emigrazione che aveva un'attenzione particolare verso i figli degli italiani nati all'estero. È per questo che è privilegiato lo Ius Sanguinis, non è una questione di appartenenza al territorio, ma serviva per velocizzare il processo di naturalizzazione dei figli degli emigrati italiani. Quello che deve fare oggi l'Italia è guardarsi allo specchio e capire che un milione di persone nate in Italia, che parlano italiano, frequentano le scuole italiane che vengono considerate straniere».