Scioperi, sudore e vittorie: così il calcio femminile ha sconfitto maschilisti e pregiudizi

Dopo il record di spettatori all’Allianz Stadium per la partita di serie A femminile tra Juventus e Fiorentina, e la partecipazione delle azzurre ai mondiali in Francia, il calcio femminile è sempre più sotto i riflettori

Ne è stata fatta di strada dalla gaffe di Carlo Tavecchio. In un’intervista rilasciata a Report nel 2014, l’ex presidente della Figc aveva dichiarato: «Noi siamo protési a dare una dignità anche sotto l’aspetto estetico della donna nel calcio».

La giornalista l’aveva incalzato chiedendo: «In che senso sotto “l’aspetto estetico”». E il dirigente della Figc aveva risposto così: «Perché finora la donna si riteneva un soggetto handicappato rispetto al maschio sulla resistenza, sul tempo ed espressione anche atletica, invece abbiamo riscontrato che sono molto simili».

I pregiudizi sono difficili da smontare, ma in pochi anni qualche passo in avanti è stato fatto. Le calciatrici hanno cominciato a conquistare il cuore e l’interesse dei tifosi dopo aver raggiunto una storica qualificazione ai mondiali in Francia del 2019, a vent’anni dall’ultima partecipazione di USA 99.

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Ansa |La nazionale durante la partita di qualificazione ai mondiali con il Portogallo

Da allora c’è stata una crescita costante, culminata col record di tifosi (39mila) che il 24 marzo hanno assistito alla partita scudetto tra Juventus e Fiorentina: una prima volta all’Allianz Stadium. Numeri inferiori a quelli della Spagna – dove 60mila persone sono andate allo stadio per vedere Atletico Madrid – Barcellona – ma comunque molto significativi.

La storia del calcio femminile

Dietro a ogni successo ci sono altrettante sconfitte. Per ottenere il riconoscimento cercato da anni, le ragazze del calcio italiano hanno affrontato una strada in salita. La prima squadra femminile apparve in Italia nel 1933: a Milano alcune atlete fondarono il Gruppo femminile calcistico, ma il Coni decise di ostacolarle, dirottandole verso altri sport.

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La ct della nazionale Milena Bertolini

All’estero la situazione non era migliore: nel 1921, nel Regno Unito, la Football Association vietò il calcio femminile e arrivò al punto di invitare le società a non affittare i campi alle donne. In Italia la svolta arriva nel 1968 quando nasce la Federazione Italiana Calcio Femminile.

Il primo campionato parte nel 1986; dieci anni dopo il calcio femminile diventa sport olimpico e debutta ad Atlanta. Nel 1999 le calciatrici italiane ottengono la loro prima qualificazione mondiale, disputando negli Stati Uniti il loro primo campionato mondiale di calcio senza passare la fase a gironi.

Lo sciopero e la qualificazione ai mondiali

Per conquistare lo spazio che meritano, le ragazze hanno dovuto lottare. Lo scorso agosto, pur avendo in tasca un pass per i mondiali, hanno deciso di scioperare, fermando così la ripresa del campionato. Il loro obiettivo era uscire dalla Lega Nazionale Dilettanti e passare al calcio professionistico.

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Figc |Le azzurra nella sfida contro la Thailandia alla Cyprus Cup

A maggio le calciatrici avevano chiesto che i campionati di serie A e B fossero gestiti dalla Federazione Giuoco Calcio (FIGC) e per tre mesi erano state accontentate. Un ricorso della Lega Dilettanti, accolto dalla giustizia sportiva, aveva riportato la situazione al punto di partenza.

Dopo la sentenze, le ragazze avevano cominciato uno sciopero che si è interrotto solo il 7 settembre, quando il Coni ha dato ragione alla Figc, che ha potuto accogliere i club femminili di Serie A e Serie B, consentendo loro di lasciare il calcio dilettantistico.

I numeri

Sono quasi 24mila le calciatrici tesserate per la Federcalcio (12.747 le Under 18) e 677 le società registrate: di queste 12 militano nel campionato nazionale di Serie A. La Serie B – a seguito della riforma dei Campionati – sarà composta invece da un girone unico di 12 squadre e la relativa attività agonistica – comprensiva di Coppa Italia, Campionato Primavera e Supercoppa – sarà competenza della FIGC tramite la Divisione Calcio Femminile.

La FIGC si occupa anche dello sviluppo del settore e dell’attività delle Nazionali, di cui fanno parte cinque selezioni, dalla A all’Under 16 (A-Under 23-Under 19-Under 17-Under 16) più le Nazionali di Futsal (A-Under 17). In Europa sono due i posti riservati all’Italia, assegnati alle prime due classificate del campionato di serie A.

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