Nodo rimborsi, i truffati: «Ne abbiamo tutti diritto e subito, le banche ci hanno tolto la vita» – L’intervista

«Chi non ne ha diritto è stato già escluso dalla legge di bilancio, scremare ancora sarebbe un disastro. Questo miliardo e mezzo stanziato deve andare tutto ai risparmiatori. Ci sono grandi colpe del sistema e qualcuno deve pagare per questo»

È un ruolo di mediatore quello giocato oggi dal premier Giuseppe Conte su quello che è l’ennesimo tema della discordia nel governo gialloverde. È arrivato il momento di sciogliere il nodo sui rimborsi ai truffati delle banche dopo il nulla di fatto del Consiglio dei ministri di giovedì scorso.

E per questo le associazioni dei risparmiatori vittime dei crac bancari hanno appuntamento oggi a Palazzo Chigi. Atteso anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria che sta dettando la linea: «Vogliamo pagare tutti nel più breve tempo possibile – ha detto – ma ovviamente bisogna farlo secondo le regole perché altrimenti non si possono pagare».

«Questo miliardo e mezzo stanziato deve andare tutto nelle tasche dei risparmiatori che hanno messo una vita dentro le banche e le banche gliel’hanno tolta», dice a Open Luigi Ugone, presidente dell’associazione Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza e in Veneto Banca. «C’è un sistema di controllo che non ha funzionato, ci sono grandi colpe del sistema: qualcuno deve pagare per quello che è successo e io penso che questo qualcuno sia il governo».

Presidente, cosa vi aspettate dall’appuntamento di oggi?

«Non so cosa accadrà oggi. Ma mi aspetto che ci sia Tria perché Conte ne ha richiesto la presenza essendo il ministro interessato. Dico questo perché sono mesi che cerchiamo di incontrarlo e non lo abbiamo ancora visto. E poi mi aspetto che ci siano dei documenti da vagliare perché quello che ho letto sui giornali negli ultimi giorni secondo me è poco aderente alla verità».

Quali scenari si possono aprire a questo punto?

«Questo dipende dagli interlocutori. Sono state convocate associazioni di risparmiatori, di consumatori e di avvocati. È evidente che abbiamo tre linee completamente diverse. I risparmiatori sono le vittime della situazione e ovviamente hanno l’interesse di riavere indietro il loro denaro. I consumatori avevano già calato le braghe con la vecchia norma Baretta del governo Gentiloni dicendo che era bellissima. E infine c’è la posizione degli avvocati. In questa legge di bilancio c’è scritto chiaramente che non possono avere un compenso dall’erogazione di Stato. Se si andrà all’arbitrato avranno un modo e un motivo per chiedere dei compensi. Dunque, dipende da che interesse si vuole proseguire».

Hanno tutti diritto al rimborso oppure sarebbe più giusto fare una scrematura?

«Dentro la legge di bilancio già c’è una grandissima scrematura perché si parla solo di persone fisiche e di microaziende dentro i 2 milioni di fatturato e meno di 10 dipendenti, scremare ancora sarebbe un disastro. Qua si parla di un disagio che ha distrutto un territorio: ha distrutto aziende, persone, famiglie. Cosa c’è più da scremare?»

Ma i risparmiatori che investono si fanno carico di una quota di rischio che accettano consapevolmente.

«Sì, per come l’informazione generalista ha fatto passare questa situazione sembrerebbe proprio così, quindi anche io – se non ci fossi dentro – mi sentirei di darle ragione. Purtroppo, invece, la situazione di Popolare Vicenza e di Veneto Banca è molto diversa.

Sono realtà che hanno società cooperative con un capitale che non era di rischio perché era interno alla banca e non era in borsa. Non era acquistabile da chiunque perché era dentro a un circuito ben preciso al quale bisogna fare riferimento per poter entrare. Poi è successo che queste azioni siano state vendute a chi aveva bisogno di finanziamento e quindi sono andate in mano a un sacco di persone.

Quando gli anni erano buoni, quando il meccanismo funzionava, si premeva per riuscire a entrare in questo sistema. Poi, quando ci sono stati gli aumenti di capitale generalizzato, lì è cominciata a entrare una massa di persone. Il problema è che sono stati prestati soldi a gente che non li ha più restituiti. Chi li ha persi lo sappiamo, perché sono i soldi degli azionisti. Ma chi se li è portati via noi non sappiamo chi sia. E ha fatto un buco di miliardi».

Quindi non correvate alcun rischio.

«All’interno di questa banca non ne correvamo. Era una società cooperativa, non era quotata, le azioni non erano quotate, non avevano il rischio di borsa, gli obbligazionisti sono stati tutti quanti convertiti in azionisti con una decisione d’ufficio dell’assemblea del 2015, e da lì azzerati. Sono cose che normalmente in un mercato non succedono».

Cosa non ha funzionato?

«C’è un sistema di controllo che non ha funzionato. Inoltre, altro grosso problema, noi abbiamo cominciato facendo causa all’istituto che ci ha ingannato e nel momento in cui abbiamo cominciato a vincere le cause e a vederci riassegnati i soldi che ci erano stati tolti dalla banca, la stessa banca è stata liquidata e regalata a un euro a Intesa che adesso sta fatturando miliardi».

Di chi è la colpa?

«In tutto questo ci sono grandi disattenzioni e colpe del sistema: qualcuno deve pagare e io penso che questo qualcuno sia il governo. Se avessero lasciato in piedi la banca, noi saremmo andati direttamente in banca a riprenderci i soldi».

Da quanto aspettate che si sblocchi questa situazione?

«Sono ormai 4-5 mesi che aspettiamo che si sblocchi. Da febbraio il periodo più complicato».

Oggi la patata bollente è nelle mani del premier Conte che medierà per sciogliere il nodo rimborsi dopo la fumata nera di giovedì scorso in Consiglio dei ministri.

«Io non pongo mai limiti alla provvidenza e neanche al premier Conte, né all’intelligenza delle persone. Però ci deve essere una soluzione in tempi rapidi. Questo miliardo e mezzo che è stato stanziato deve andare tutto ai risparmiatori che hanno messo una vita dentro le banche e le banche gliel’hanno tolta. Perché, se così non è, allora hanno perso tutti. Dopodiché, voglio una norma che sia scritta per i risparmiatori e non per l’Europa».

A proposito di Europa, cosa pensa della soluzione del “doppio binario” concordata da Tria con Bruxelles?

​«Vorrei leggerla per filo e per segno perché non me ne capacito, non voglio credere che sia così come la si legge in giro. Banalizzo in un esempio, ma sembra ci sia scritto questo: io chiamo i carabinieri e dico “ho subìto un furto”. La risposta che mi viene data è: “no, aspetti, prima voglio vedere cosa guadagna e poi le dico io se è un furto no”. Sono curioso di leggerla meglio perché non ci credo. Inoltre, il 24 aprile sono stato convocato a Bruxelles da Vestager e anche lì mi toglierò qualche curiosità».

Il ruolo di Tria in tutto questo?

«Diciamo che Tria ha assunto l’immagine del Dio dell’Olimpo che è sceso tra noi con la soluzione, quindi abbia almeno la dignità di presentarcela oggi. Sono mesi che cerchiamo di incontrarlo e non ci riusciamo. Sono mesi che andiamo al ministero dell’Economia e improvvisamente scende l’uomo del monte e dice: no, fermi tutti, faccio tutto io. Dico che siccome Tria non conosce la nostra realtà perché non ci hai mai parlato, almeno che si degni di confrontarsi con noi. Mi sembra il minimo sindacale visto che gli paghiamo lo stipendio».

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Glossario

Soluzione del doppio binario: i requisiti per avere diritto al rimborso sono un Isee entro i 35.000 euro e un patrimonio mobiliare non superiore a 100.000 euro.

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