Deutsche Bank, il grande piano di ristrutturazione che lascia a casa quasi 20mila persone

I licenziamenti non dovrebbero riguardare le posizioni nelle sedi d’Italia, ma peseranno su quelle asiatiche e su New York

Lo hanno chiamato «il più grande piano di ristrutturazione della loro storia», ma nella lingua di tutti i giorni si traduce con 18mila licenziamenti. È l’ultima strategia della Deutsche Bank, l’ormai ex fiore all’occhiello della finanza tedesca che tenta di lasciarsi alla spalle la profonda crisi che rischia di affondarla.

Nel primo trimestre del 2019, la banca è in perdita di 2,8 miliardi. «La ristrutturazione si tradurrà in una riduzione del numero di posizioni equivalenti a tempo pieno di 18 mila entro il 2022, per ridurre la forza lavoro a circa 74 mila persone», si legge in una comunicato della banca, rilasciato dopo una riunione del suo consiglio di sorveglianza, avvenuta domenica 7 luglio. I licenziamenti non dovrebbero riguardare le posizioni nelle sedi d’Italia; piuttosto, inciderà su quelle asiatiche e di New York.

ANSA | Proteste al meeting annuale della Deutsche Bank a Francoforte, 23 maggio 2019.

Secondo l’Istituto, che ha in programma anche di uscire dal mercato azionario globale, il piano comporterà nell’immediato futuro oneri per 3 miliardi di euro nel secondo trimestre dell’anno fiscale in corso e provocherà una perdita netta di 2,8 miliardi di euro. I risparmi, invece, sono stimati attorno ai 6 miliardi di euro.

La notizia del licenziamento e della chiusura di interi dipartimenti nelle sedi asiatiche è stata comunicata in queste ore a Sidney e Singapore e i maggiori giornali internazionali stanno seguendo la vicenda. Il Guardian ha attivato una diretta live per dar conto dell’impatto che la notizia avrà sull’economia globale.

L’annuncio dei tagli al colosso finanziario tedesco è avvenuto, tra l’altro, proprio mentre erano in corso le elezioni in Grecia che hanno portato alla fine del governo Tsipras. Una coincidenza non banale: il piano di rientro che la Grecia ha pagato negli ultimi cinque anni (a carissimo prezzo, politico e sociale) è servito soprattutto a saldare i debiti con gli istituti tedeschi, tra cui Deutshe, che avevano finanziato Atene.

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