«Si può tornare eterosessuali»: il “Luca era gay” di Povia si racconta in un libro

Era diventato famoso grazie a una canzone presentata a Sanremo. Ora il ragazzo di cui parla il brano di Povia ha aperto un’associazione per aiutare gli omosessuali: «Si può cambiare»

«Luca era gay e adesso sta con lei»cantava Povia a Sanremo nel 2009. All'epoca la canzone fece molto discutere, tanto che in molti si chieserose quel Luca esistessedavvero. L'uomo che ispirò la canzone si chiama Luca Di Tolve e ha fondato un'associazione, il Gruppo Lot-Regina della Pace, con lo scopo di convertire gli omosessuali. «Ero gay. A Medjugorje ho trovato me stesso», scrive sul suo blog Di Tolve, che grazie alla preghiera dice di aver ritrovato la fede ed essere tornato eterosessuale.

«I miei occhi hanno visto la perversione che si nasconde in quelle dark room. Finalmente l’opinione pubblica ha scoperto quello che da anni denuncio», diceDi Tolve parlando delle sue esperienze nei locali per omosessuali. «Ero un ragazzo triste, che veniva da una famiglia separata e non sapevo come relazionarmi con gli altri».

«Mi era stata data un'etichettata da un medico», dice, «quella dell'omosessuale». Da allora Di Tolve ha dichiarato di essersi auto convinto della cosa. Sul suo blog,incolpa i media e le «lobbygay» che diffondono e promulgano un'ideologia gender. Per Di Tolve, si scopre dai suoi comizi pubblici, l'omosessualità non è una malattia, è una definizione «diffusa dai media che vorrebbero dire alle persone da qui non si può uscire».

«Si può tornare eterosessuali»: il

Ansa|Povia

Il Luca era gay di Povia critica anche la maternità surrogata che definisce agghiacciantee raccoglie testimonianze di adolescenti, una volta omosessuali, ma che sono tornati sulla strada dell'eterosessualità. Sul suo blog si dà spazio e voce anche a medici che dicono di poter "curare" l'omosessualità.

Come Van den Aardweg, il quale suggerisce di non seguire la teoria affermativa («accettati per quelloche sei»), ma che chi vuole può cambiare. Si può imparare a tornare eterosessuali, dice Di Tolve, che sulla via di Medjugorie ha ritrovato la fiducia in sestesso:«Guardavo i ragazzi e non avevo più pulsioni».

Di Tolve dice di essersi ispirato a un percorso di guarigione ideato da Andrew Comiskey, ex gay americano della California che su richiesta del pastore locale aveva avviato un gruppo di guarigione per uomini e donne con ferite a livello emotivo, relazionale e sessuale.

Un percorso proposto anche da Di Tolve: «Con la nostra equipe, formata da persone che hanno avuto guarigione interiore portando così al pieno compimento la bellezza della propria identità di maschio e di femmina, si possono affrontare le questioni relative alla sfera sessuale-affettiva e relazionale, partendo dalle radici, per individuare le cause di questa disarmonia e la strada per ritrovare se stessi», si legge sulla pagina dell'associazione. Per Di Tolvia l'omosessualità non esiste, ma esiste un problema dato da una vita costellata dalla lussuria da cui, dice, «si può uscire».