Elezioni europee: abbiamo parlato col leader di Akkel, il partito greco dell’agricoltura e del bestiame alleato con Di Maio

«La Grecia ha perso la sua sovranità e la corruzione dell’Unione europea ha allontanato la democrazia dalle persone». Si presenta con questa parole il leader del piccolo partito greco che fa parte della coalizione imbastita dal Movimento 5 Stelle per le elezioni del prossimo 26 maggio. «La Grecia è una nazione occupata, come durante la Seconda Guerra Mondiale, l’unica differenza è che ora è occupata dalle Ue e dalla Nato»

Non esiste un sito web ufficiale e sulle pagine dei quotidiani greci non c’è traccia di Akkel. Il partito greco dell’agricoltura e del bestiame non ha una vera pagina su Wikipedia e il canale YouTube ha solo 11 iscritti. Eppure, da quando Luigi Di Maio ha presentato la lista degli alleati del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni europee, tutti i giornali italiani hanno provato a raccontare qualcosa sullo sfuggente Akkel e sul suo presidente, Evangelos Tsiobanidis.

«Voglio sottolineare che collaborare con Luigi Di Maio e il Movimento 5 Stelle è un onore non solo per Akkel e per me, personalmente. Ma tutti i greci devono sentirsi onorati di far parte dell’alleanza con il partito Zivi Zid della Croazia, Kukiz’15 della Polonia e Liike Nyt della Finlandia». La prima parole dell’intervista che Tsiobanidis ha rilasciato a Open sono cariche di entusiasmo: il partito dell’agricoltura e del bestiame ha tutto da dimostrare visto che alle elezioni europee di maggio 2014, benché appena fondato, non sia riuscito ad andare oltre allo 0,6%.

Tsiobanidis, perché dice che è un onore per lei collaborare con Di Maio?

«Penso che il nostro amico Luigi Di Maio sia un leader nuovo e carismatico: può riunire, sotto un potente movimento europeo, tutte quelle forze che ancora resistono a questo tipo di Europa. Un’Europa basata sull’occupazione franco-germanica, sulla creazione di colonie indebitate per il beneficio dei banchieri e dei protettorati dei Paesi del nord».

Quindi la vostra idea è quella di abbandonare l’Unione europea?

«No, la cosa che accomuna i partiti all’interno di questa coalizione è il desiderio di cambiare l’Unione europea com’è oggi, caratterizzata dalla corruzione e dalla mancanza totale di democrazia. Noi vogliamo riformare i pilastri del funzionamento e della governance europea. In particolare, il partito dell’agricoltura e del bestiame dà priorità alla sussistenza delle persone: vogliamo l’autosufficienza alimentare della Grecia. Un Paese che prende in prestito persino il cibo non può parlare di sovranità e di orgoglio nazionale».

Una sorta di autarchia.

«Abbiamo la terra, il bestiame, i mezzi per la produzione e le persone che conoscono il mestiere e hanno il desiderio di produrre ricchezza reale per il Paese. Eppure in molti modi il nostro Stato penalizza la produzione interna a beneficio dei ricchi Paesi del Nord. Siamo arrivato al punto di pagare più di 6 miliardi di euro ogni anno per importare prodotti del settore primario che potremmo produrre noi, anche senza incentivi, semplicemente senza gli ostacoli messi in piedi dallo Stato greco».

Elezioni europee: Abbiamo parlato col leader di Akkel, il partito greco dell'agricoltura e del bestiame alleato con Di Maio foto 2

Mi pare di capire che una parte della colpa la fate ricadere sull’Unione europea. Definirebbe il suo partito “euroscettico”?

«Akkel è un partito euroscettico, ma anche eurorealista. Mi spiego: la Grecia è uno Stato fatto da europeisti genuini, mentre l’Unione europea no. La nostra alleanza è l’ultima speranza per i popoli europei di scongiurare la dittatura europea promossa da barbari con il tentativo di creare “protettorati del debito”. Le dirò di più, Akkel è un partito pro-Europa: questo ci legittima a combattere contro l’attuale Unione europea, basata sulla corruzione. Basata sulla speculazione finanziaria, totalmente priva di etica, che le nazioni del nord operano contro quelle del sud, create per vivere in povertà».

Quali saranno le principali azioni che porterete avanti nel Parlamento europeo?

«I punti principali di Akkel sono condivisi dai membri dell’alleanza per le Europee. Ne cito qualcuno che ci caratterizza:

•    Un’ostinata battaglia contro la corruzione e la criminalità transnazionale organizzata;
•    Dire “No” alle inesistenti etichette “sinistra-destra-centro”, compiere azioni reali per i cittadini a livello europeo;
•    Protezione del settore agroalimentare e dei prodotti “made in” di ciascun Paese;
•    Supporto ai piccoli produttori e alla filiera
•    Combattere i prodotti geneticamente modificati;
•    Rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta e partecipativa;
•    Difesa delle identità nazionali;
•    Dare poteri reali al Parlamento europeo;
•    Proteggere l’economia reale e ridurre il potere dei mercati finanziari;
•    Un robusto lavoro sulla gestione dei flussi migratori a livello europeo, con rapide procedure di rimpatrio per quei casi che non possono essere considerati sotto il diritto di asilo secondo i criteri dei trattati internazionali ed europei. Sempre con rispetto e dignità per gli stranieri, il fine dev’essere la lotta e l’eliminazione del fenomeno dei trafficanti di esseri umani.

Ma oltre questi punti programmatici, il nostro auspicio è di mobilitare forze politiche e sociali in Europa per implementare i rapporti con la Russia: il regime che controlla l’Unione europea li ha distrutti a beneficio degli interessi statunitensi e tedeschi».

Un programma ampio: c’è qualcosa che per voi è davvero prioritaria?

«Come ho detto prima, l’obiettivo fondante di Akkel e raggiungere l’autosufficienza alimentare della Grecia. Prima della nostra adesione alla Comunità economica europea, il settore agroalimentare produceva il 117% del fabbisogno interno, con ampio margine per l’export. Oggi produciamo meno del 30% di quello che serve ai cittadini per l’alimentazione. La Grecia deve smettere di chiedere prestiti persino di cibo. Un Paese che parla di crescita senza menzionare la parola “produzione” è un Paese condannato a implorare prestiti stranieri e che condanna la sua gente all’austerità e a politiche di over-tassazione».

Tsiobanidis, sa che in Italia è in atto uno scontro politico sul tema delle migrazioni, qual è la sua posizione a riguardo?

Elezioni europee: Abbiamo parlato col leader di Akkel, il partito greco dell'agricoltura e del bestiame alleato con Di Maio foto 1

«Esistono due tipi di flussi migratori: quelli dei rifugiati di guerra e quelli dei migranti economici. Certamente siamo favorevoli all’ospitalità e al miglior trattamento di chi fugge dalla guerra: vogliamo assicurare loro le migliori condizioni di ospitalità, non quelle degli hot-spot attuali. Noi non abbiamo nemmeno paura degli stranieri, non siamo razzisti o xenofobi. Ad ogni modo, Akkel è totalmente in disaccordo con l’obbligo di ospitare quei migranti venuti in Europa per ragioni economiche.

Non dobbiamo farlo secondo i regolamenti dell’Ue e nemmeno secondo i trattati internazionali. Il nostro intento resta sempre quello di rispettare i migranti economici: siamo favorevoli a rimpatriarli anche con voli aerei pagati dallo Stato, piuttosto che sovvenzionare tutti i loro bisogni in Grecia».

Presidente, mi dica uno slogan che vi rappresenta.

«Penso che uno slogan indicato potrebbe essere: “Gettare i banchieri in mare”. Come ho già detto, Akkel è un partito profondamente a favore di un’Europa dei popoli. Siamo pro-Europa, ma non quella dei banchieri e dei protettorati che la maggior parte degli attuali partiti difende».

Qual è l’identikit di un vostro candidato di riferimento?

«Per prima cosa, mi faccia sottolineare che il 90% dei candidati della lista di Akkel per il Parlamento europeo è composto da persone che lavorano nel settore agricolo: produttori, contadini, allevatori, apicoltori, pescatori e tutte quelle persone che hanno a che vedere con il settore primario.

Poi ci sono, ovviamente, anche tecnici, scienziati e politici di professione. Akkel può diventare la vera sorpresa per queste elezioni. Lasciate perdere quello che dicono o non dicono di noi: il motivo è che nessuno parla perché siamo fuori dai sondaggi. E sapete perché? Gli istituti incaricato chiedono 5.000 euro per ogni partito partecipante e noi quei soldi non li abbiamo. E se li avessimo avuti, li avremmo spesi per la nostra campagna elettorale e non per pagare le compagnie che fanno parte dell’establishment».

Ma c’è qualcuno che vi supporta economicamente?

«Akkel non riceve fondi pubblici né ha sponsor privati. Certo che il problema economico è cruciale per il partito, ma comune non abbiamo grosse infrastrutture o altri affari da sostenere. Considerate questo: noi siamo l’unico partito espressione di una potenziale base elettorale di 650.000 persone che lavorano nel settore primario. Più tutti i loro familiari.

Se prendessero coscienza e votassero per Akkel, saremmo in grado di formare un governo solido con 250 deputati su 300 totali del parlamento della Grecia. Se riuscissimo a convincere solo l’8% delle persone nell’agricoltura, avremmo una buona rappresentanza tanto nel Parlamento europeo quanto in quello nazionale. Io credo che questo obiettivo sia assolutamente realistico».

Siete così focalizzati su un potenziale e specifico elettorato, non è rischioso?

«No, ricordi che il nostro obiettivo principale resta il settore agroalimentare. In Italia avete una forte industria, tanto leggera quanto pesante, e un fiorente artigianato. In Grecia le due gambe che sostengono l’economia sono il settore primario e il turismo. Poniamo, per ipotesi, che il “Sultano Erdogan” provocasse una qualche situazione bollente nell’area. Oppure, immaginate cosa potrebbe accadere se si riaccendesse una crisi diplomatica con la Russia. O ancora, un attacco terroristico come i tanti che abbiamo visto in Europa. Tolto il turismo, l’unico pilastro della nostra economia resterebbe il settore primario. E noi, in quanto partito greco dell’agricoltura e del bestiame, abbiamo le basi più solide e siamo i più adatti per coprire un ruolo decisivo nel governo del Paese».

Sì ma non potete portare solo agricoltori al Parlamento europeo.

«Ripeto, i candidati di Akkel per le europee comprendono alcuni precedenti parlamentari che si sono rifiutati di servire i memorandum della troika, sindaci e politici che continuano a lottare contro l’occupazione economica che stiamo subendo. La sola certezza è che Akkel riuscirà a portare suoi rappresentanti al Parlamento europeo, per noi è “la madre di tutte le battaglie”. Perché tutte le decisioni che riguardano il mondo agroalimentare sono prese lì e i greci, adesso, hanno la possibilità di far sentire la propria voce. Dopotutto, la sola cosa che veramente ci lega all’Unione europea è la politica agricola comunitaria».

Tsiobanidis quest’intervista è per un giornale italiano i cui lettori, probabilmente, non hanno mai sentito un suo discorso. Vuole dir loro qualcosa?

«Ci tengo a dire agli italiani che, a dispetto di tutto ciò che può renderci distanti, ci sono molte più cose che ci tengono uniti. Nel mio Paese diciamo “Una fatsa, una ratsa”, che tradotto sarebbe “Una faccia, una razza”. Per me vuol dire molto. Grecia e Italia hanno diffuso la civiltà greco-romana in tutto il mondo e oggi abbiamo un compito: tenere accesa la scintilla della speranza. Questa è la visione che sta alla base della cooperazione con il nostro amico Luigi (Di Maio, ndr): mantenere viva la luce contro la barbarie e l’oscurità».