«Notre-Dame: maledetti super ricchi, viva i super ricchi»

di David Puente

Un miliardo di euro donati per la ricostruzione, uno schiaffo alla povertà o una furbata dei super ricchi? Invece di rosicare rendiamoci conto che “si può fare di più”

«Si può fare». Un miliardo di euro raccolti in appena due giorni per la ricostruzione di Notre-Dame dopo l'incendio di lunedì 15 aprile 2019. In Italia, lontani da Parigi nei fatti e nelle parole, Saviano pensa ai migranti e Di Battista pensa alla guerra in Libia, ma quanti pensano agli odierni «Gavroches» bisognosi di speranza e di un futuro sicuro anziché un triste destino dove farsi la guerra tra loro su suolo europeo. 

Se dal fuoco di aprile ci deve essere una rinascita, con la metà dei fondi raccolti si potrebbe costruire una struttura per i giovani meno fortunati, un lieto fine per raccontare ai super ricchi e ai rosiconi che il capitale dei «senza cuore», già ripagati dall'attività di marketing, possono fare la differenza. Basterebbe una piccolissima percentuale da imprese come Total e Kering, come spiega ironicamente in un tweet la Fondation Abbé Pierre, da decenni impegnata ad occuparsi degli emarginati, per soddisfare molte richieste:

https://twitter.com/statuses/1118191722364715008

Oggi sappiamo che i soldi possono fare molto ed è possibile raccoglierne grosse quantità in breve tempo. Che ben vengano i super ricchi se si preoccuperanno delle pietre e soprattutto degli ultimi, che vengano incentivati invece che criticati e denigrati accusandoli di secondi e terzi fini. «Si può fare», ma si può fare di più.