Norcia in rivolta: la protesta delle lenzuola bianche

La ricostruzione, a tre anni dal sisma del 30 ottobre 2016 «non è praticamente mai partita». «Ci avete lasciati soli», si legge sui teli appesi alle finestre. «Basta baracche. Ricostruire»

Cinque anni per ricostruire Notre Dame de Paris, assicura il presidente francese Emmanuel Macron. Quanti per il Centro Italia distrutto dal terremoto? La domanda aleggia qui da tempo eporta ora a una rivolta gentile, fatta di lenzuola bianche. Appese alle finestre e ai balconi di Norcia, dove il sisma del 30 ottobre 2016ha distrutto la basilica di San Benedetto e la concattedrale di Santa Maria Argentea. Lenzuola bianche per dire,«ci avete lasciati soli»,«siamo stati dimenticati», e«basta baracche. Ricostruire».

«Unica grande opera: ricostruire il centro Italia», si legge su un altro telo. «Vivere=ricostruire. Quando?» è la domanda che campeggia su un altro.«Ricostruire presto… che è tardi» è, per ora, l’amara risposta.Già, perché la ricostruzione, a Norcia, a tre anni dalle scosse, non è praticamente (quasi) partita.

Norcia in rivolta: la protesta delle lenzuola bianche foto 1

È la battaglia del Comitato Rinascita Norcia. «Ci siamo costituiti a ottobre: abbiamo fatto iniziative, comunicati stampa, richieste di incontro, convegni. È venuto anche VitoCrimi in quanto commissario alla ricostruzione», racconta a Open Claudio Omero Marini. Per far partire finalmente la ricostruzione, e per «mettere in moto un meccanismo di superamento di situazioni per noi ridicole, che potrebbero essere risolte in poco». Perché tutto è ancora bloccato.

Alcuni esempi?Il castello delVignola, nella piazza davanti alla Chiesa (crollata) di San Benedetto, «potrebbe essere riaperto con pochi mesi di lavoro.È un castello di 500 anni fa che non ha subito grossi danni e potrebbe essere riaperto in pochissimo tempo.Ma nulla si è mosso», dice Marini. Lo stesso vale per l’ospedale. O peril palazzetto dello sport:«Non ha riportato danni strutturali: si sono rotte solo le vetrate. Con poco tempo di lavoro potrebbe essere rimesso in funzione e potrebbe diventare anche un centro di aggregamento per la cittadinanza, visto che non ce ne sono».

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Perché è tutto fermo? «Bella domanda: stiamo cercando di capire anche noi le ragioni burocratiche. C’è un groviglio di enti e non è facile trovare referenti, tra Sovrintendenza, Comune, Regione: ognuno ha la suacompetenza», dice il rappresentante del Comitato Rinascita Norcia.«Questi sarebbero interventi che prenderebbero pochi mesi.E invece, dopo tre anni, non c’è neanche il progetto».

A Norcia, per il momento, ci sono solo le impalcature: sulle mura e sulle chiese. «Ferme lì da tre anni, senza interventi di recupero del materiale all’interno degli edifici religiosi, che nelfrattempo sta marcendo», racconta ancora Claudio Omero Marini.

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Il «muro di gomma»

I cittadini raccontano di aver trovato nelle istituzioni un «muro di gomma». Di avere dati non aggiornati rispetto alla ricostruzione e di non ricevere risposte.Risposte sulle dinamiche burocratiche, sui numeri che si sono messi in moto, su quello che è fermo. «Le aziende, qui, stanno chiudendo o comunque sono in difficoltà». Norcia aveva poco meno di 5mila abitanti, prima del terremoto. «Ora, effettivi, saranno 3mila», spiega Claudio Omero Marini. «Ma anche questo è un dato ufficioso, visto che l’amministrazione non ci fornisce il numero ufficiale», sorride.

Eppure la sarebbe la risposta contro lo spopolamento, «che è la grande paura che hanno gli abitanti di questa zona», rimarcaFabrizio Ricci di Libera Umbria. «E che gli anziani si chiudano in casa. Tra i giovani poi, ci raccontano,ci sono casi di depressione». A Norcia, oggi, «ci sonopochissimi luoghi pubblici di aggregazione. Quelli che ci sono sono a pagamento. E questo è un problema».

Libera, insieme a OnData, metterà a disposizione Ricostruzione Trasparente, una piattaforma digitale dove confluiscono tutti i dati pubblici forniti dalle amministrazioni sulla ricostruzione e che consentirà«ai cittadini di Norcia di farsi comunità monitorante, per mettere pressione alle istituzioni», spiega ancora Ricci.

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A Norcia ci sono anche, ancora, oltre 50mila tonnellate di macerie da raccogliere (100mila sono state smaltite). È tutto fermo, e si rischia di vedere volatilizzarsi il finanziamento.Lo stesso decreto sblocca-cantieri, che contiene norme per accelerare gli appalti e la ricostruzione post-terremoto, rischia nei fatti di complicare la situazione, per problemi di organico nei comuni che dovrebbero gestire la ricostruzione.

«Secondo gli ultimi dati di un paio di mesi fa, ci sono circa 9mila schede Aedes – fatte dai tecnici dopo il sisma, per ilcensimento dei livellidi danno. Ci aspetteremmo quindi in teoria 9mila progetti. In un anno ne saranno stati presentati un migliaioe approvate poche centinaia: tutti casi di danni lievi, per importi che andranno dai 20 ai 50/70mila euro», dice Marini dal comitato. «E tutti gli edifici che andranno demoliti? E quelli del centro storico che richiedono interventi particolari?».

«Siamo sconfortati»

I cantieri partiti? «Non ci sono dati ufficiali. Poche decine a Norcia, non di più. E, senza tutta la burocrazia, sarebbero partiti anche prima». Nessuno, assicurano dal comitato, li ha ascoltati. «Eppure abbiamo provato a farci sentire. Forse queste lenzuola bianche alle finestre possono cominciare a smuovere qualcosa». Lo sconforto, dice Marini, «ci sta demoralizzando». Il turismo ha subito un duro colpo: prima del terremoto, a Norcia. «C’erano circa 3mila posti letto. Ora 300». A Pasqua e Pasquetta, normalmente, «le strade del paese erano piene di gente. Oggi vedo desolazione».

A Spoleto, Assisi, Perugia c’è stato un boom di visite rispetto agli anni precedenti. «Anche grazie al fatto che le persone non vengono più a Norcia, ma si fermano prima». Alberghi e agriturismi hanno chiuso,soffrono tutte le attività collaterali. «Nel centro storico prima c’erano una quindicina diristoranti. Ora solo tre o quattro hanno riaperto, spesso ad attività ridotta».

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Foto Comitato Rinascita Norcia / Facebook

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