Caso Siri, la deputata siciliana M5s che ha svelato gli affari mafiosi in Regione: «La politica si svegli» – L’intervista

«La mancanza di trasparenza su quel progetto – racconta Palmeri a Open – ci ha insospettito. Non sono stati resi pubblici documenti previsti dalla legge e mi hanno impedito di accedere agli atti. Forse non tutto è venuto fuori ancora: aguzzeremo la vista anche su altre procedure. Bisogna agire. La politica si dia una svegliata e cominci a portare avanti temi fondamentali»

Valentina Palmeri è deputata regionale M5s in Sicilia, vicepresidente della commissione Ambiente, Territorio e Mobilità. Con le sue denunce Palmeri stava facendo saltare il business del biometano in provincia di Trapani, l’affare che univa Paolo Arata, professore di ecologia vicino alla Lega di Matteo Salvini, a Vito Nicastri, conosciuto come il “re dell’eolico” in Sicilia, già arrestato lo scorso anno perché avrebbe finanziato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro, e per il quale i pm di Palermo proprio ieri hanno chiesto 12 anni di carcere per concorsoin associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni.

Palmeri, a quanto pare lei rappresentava un problema per il sistema Arata.

«Sì perché evidentemente le nostre richieste di accesso agli atti hanno colpito nel segno. Anche l’esposto che abbiamo fatto alla Procura sicuramente ha messo in moto una serie di controlli approfonditi e ha portato la vicenda sotto i riflettori mediatici. Le nostre preoccupazioni e segnalazioni sono stateconfermate. Non siamo stati soli in questa battaglia, c’è stato un territorio che si è mobilitato».

Quali irregolarità ha denunciato rispetto al business del biometano a Trapani?

«​Dall’unico documento a cui abbiamo avuto accesso abbiamo riscontrato che non si trattava di un semplice impianto a biometano ma era unaltro genere di impianto, molto più inquinante».

Parla di “unico documento” perché le è stato impedito di accedere agli altri atti del progetto dell’impianto di Calatafimi?

«Sì, io ho fatto una richiesta di accesso agli atti nell’estate del 2017 ma i progetti che ho chiesto non ci sono mai stati inviati. Di conseguenza, sono andata fisicamente in assessorato e ho fotocopiato la relazione, l’unico documento a cui potessi avere accesso.

Noi fondamentalmente in Procura abbiamo denunciato il fatto che la Regione ha pubblicato solo un’anteprima di tutto il progettosenza però rendere pubblici anche tutti gli allegati e gli altri documenti previsti dalla normativa per mettere i cittadini e le associazioni in condizione di poter presentare delle osservazioni.

Il progetto non è stato né pubblicatonéreso conoscibile sul sito web dell’assessorato perchéc’erano delle incongruenze che non si volevano mostrare. La mancata pubblicazione degli atti previsti dalla legge si è concretizzata in una scarsa trasparenza che ci ha insospettito.

Loro lo chiamavano semplicemente impianto a biometano ma in realtà non corrispondeva al vero. Era invece un impianto molto più inquinante che avrebbe richiesto un iter molto più complesso e approfonditoche si sarebbe scontrato con lungaggini burocratiche e problemi di autorizzazioni».

A questo servivano le tangenti alla Regione Sicilia?

«Probabilmente sì. Io ho semplicemente acceso i riflettori su questa vicenda ma ora probabilmente verranno fuori anche altre cose. Forse non tutto è venuto fuori ancora».

Ma per ora quello che lei ha prodotto con le sue denunce hacostituito un problema per il sistema Arata-Nicastri, un ostruzionismo che ha contribuito a mandare all’aria i loro affari.

«Evidentemente sì, perché poi noi parallelamente facevamo anche la battaglia per accelerare l’iter di realizzazione e approvazione degli impianti pubblici, acceleravamo per l’approvazione di un piano rifiuti. La battaglia politica è sempre stata parallela».

Secondo lei Arata ha stabilito frequenti contatti con Siri anche per aggirare l’ostruzionismo dei 5 Stelle siciliani?

​«Penso di sì. Matutto quello che ho appreso l’ho letto dai giornali perché noi abbiamo fatto un lavoro solo sugli iter procedurali,così come peraltro abbiamo sempre fatto come gruppo parlamentare. Quindi penso di sì, mastiamo cercando di capire anche noi meglio in questo momento».

Dunque, secondo lei l’inchiesta potrebbe allargarsi ulteriormente?

«Sì, secondo me potrebbe allargarsi. Noi sicuramente aguzzeremo la vista anche su altre procedure. Questo èil momento opportuno. Così come è opportuno per spingere su una pianificazione pubblica, su una riforma del settore, che possa mettere ordine in questo campo».

Leè mai capitato di incontrare Arata?

«No, mai stata avvicinata o contattata».

Cosa pensa dei silenzi di Salvini sul caso Siri?

«Ovviamente non sa cosa dire. Di sicuro è chiaro cosa dovrebbe fare: dovrebbe prendere gliopportuni provvedimenti davanti a un’indaginecosì grave».

Si riferisce alle dimissioni invocate da più parti.

«Certo, non dico dimissionidalla carica di senatore ma sicuramente da quelladi sottosegretario. Sarebbe assolutamente opportuno. Perché comunque lui maneggia delle procedure importanti, soldi pubblici e decisioni che riguardano tutti noi, dunque sarebbe davvero il caso che si dimettesseperaffrontare con serenità l’inchiesta e avere un rapporto disteso con i cittadini nella gestione della cosa pubblica. Siamo davanti a un’inchiesta gravissima».

In definitiva, è soddisfatta di essere riuscita con la sua azionea bloccare o comunque creare problemi a un sistema di stampo mafioso?

«Sì, sono contenta. Però devo dire che non sono mai stata sola. La mia azione è esistita perché mi sono sempre sentita appoggiata dal mio gruppo di 20 deputati. Ci siamo mossi sempre insieme. Si era anche costituito un comitato di cittadini a Calatafimi poi si è creato anche un comitato ad Alcamo per una situazione simile, e per ultimo il supporto di Legambiente. Qui c’è stata una mobilitazione civica di diverse associazioni che ha consentito di portare avanti questa iniziativa».

Cosa pensa di tutta la vicenda?

«Mi auguro che non verrà dimenticata e soprattutto mi auguro che ci spinga a trovare in maniera responsabile delle soluzioni, e quindi di convergere verso una pianificazione, un progetto, un piano rifiuti, una riforma. Perché altrimenti ci ritroveremo sempre a leggere notizie di questo tipo.

Non possiamo andare avanti con queste continue emergenze in Sicilia. Prima o poi dovremmo mettere un punto e trovare delle soluzioni. Le discariche sistanno del tutto saturando, e questo non è un problema solo siciliano ma di tutto il territorio nazionale. Bisogna agire.

La politica si diauna svegliata e cominci a portare avanti temi fondamentali: il piano rifiuti e la realizzazione di impianti pubblici, impianti che possano a raccogliere tutta ladifferenziata e possano produrre lavoro in modo pulito e trasparente.

Per quanto riguarda l’ambito energetico, il tema forte è quello di un piano per le energie rinnovabili distribuito. Dobbiamopuntare sui modelli distribuiti dell’energia rinnovabile, come ilfotovoltaico sul tetto. Sono modelli chenon avvantaggiano le grandi lobby e gli interessi poco trasparenti delle multinazionali ma, al contrario, portano lavoro alle piccole imprese del territorio e ricchezza ai territori».

Lei ha parlato di far west riferendosi alla situazione dei rifiuti in Sicilia, che cosa intende?

«Proprio a causa della mancanza di un piano rifiuti c’è una continua situazione di emergenza perché mancano gli impianti dove andare a portare i rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata. Mancano gli impianti, manca un piano che sbloccherebbe tutti i fondi pubblici per andare a realizzare questi impianti. Quindi è un cane che si morde la coda».

Cosa pensa del fatto che l’inchiesta dalla Sicilia arrivaa Roma e – stando alle indagini per corruzione – tocca anche il governo del cambiamento?

«Mi dà molto fastidio che in tutta questa vicenda fosse in qualche modo legatoanche un tassello del nostro governo. Non a caso il Movimentohachiesto subito a questa persona di fare un passo indietro. È importante registrare ancora una voltala posizione chiara del M5S. Una garanzia per i cittadini».

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