«Disarmiamo Napoli». L’appello di Arturo, che fu accoltellato, e di Antonio, figlio di un camorrista

I due ragazzi hanno partecipato al sit-in “DisarmiAmo Napoli”, contro la camorra e in segno di solidarietà per Noemi, la bambina di 4 anni rimasta gravemente ferita nella sparatoria del 3 maggio, in piazza Nazionale

Uno è stato accoltellato da una baby gang in pieno centro a Napoli e ha rischiato di morire. L'altro avrebbe potuto far parte di quella baby gango essere già un boss di spicco della Camorra, ma ha scelto una strada diversa da quella del padre.

Arturo Puotie Antonio Piccirillo hanno due storie diverse, ma sono scesi in piazza come testimoni di uno stesso desiderio: disarmare Napoli e permettere ai suoi cittadini di vivere serenamente, senza l'incubo di restare a terra, vittime del fuoco incrociato dei clan di camorra.

I due ragazzi hanno partecipato al sit-in di solidarietà e protesta organizzato dopo la sparatoria in pieno giorno del 3 maggio, in cui una bambina di 4 anni – Noemi – è rimasta gravemente ferita. Uno dei proiettili sparati ad altezza d'uomo e indirizzatia un pregiudicato le ha attraversato i polmoni. Ora Noemi è in coma farmacologico e attaccata a un macchinario che le permette di respirare.

«Soquello che provano i genitori e quello che in futuro potrebbe provare la bambina, per questo ha tutta la mia solidarietà», dice Arturo Puoti,«è incredibile che a Napoli ci sia ancora una situazione del genere. Servono misure straordinarie, dall'alto e dal basso. A Noemi dico: "Vai forte sorellina, che ce la fai"».

Duro anche Antonio Piccirillo, che rivolge un appello ai figli dei boss, come lui: «Sono il figlio di Rosario Piccirillo, che è un camorrista, ha fatto scelte sbagliate nella vita. Io voglio lanciare un messaggio a noi figli di queste persone: "Amate sempre i vostri padri, ma dissociatevi dai loro stili di vita, perché non pagano. Sarete pregiudicati per tutta la vita e se noi figli non faremo passi avanti, resteremo fossilizzati in questa cultura priva di etica. La Camorra ha sempre fatto schifo. I camorristi non rispettano nessuno».

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