Viminale: «Sequestrata la Mare Jonio». Ma Mediterranea: «Nessuna notifica»

Secondo il ministero degli Interni la Guardia di Finanza sta procedendo per «favoreggiamento dell’immigrazione clandestina».
Ma la ong: «Nessuna notifica. Nessuna irregolarità riscontrata. Sequestro è atto per tentare di fermarci». L’imbarcazione ha soccorso 30 migranti, tra cui una bimba di 1 anno. Altre 36 persone salvate da una nave della Marina Militare italiana

Fonti del Viminale comunicano che la Guardia di Finanza sta procedendo, con le Capitanerie di Porto, «al sequestro per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina» della Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans.

La nave ha salvato in queste ore 30 migranti tra cui una bimba di 1 anno. Un «sequestro di iniziativa»: per questo, dicono dagli Interni, l’imbarcazione è a Lampedusa. «Le Fiamme Gialle erano salite a bordo rilevando alcune irregolarità».

Sequestro che però viene smentito via Twitter dalla stessa Ong: «Viminale annuncia sequestro? Curioso che lo faccia via stampa prima che a noi. Nessuna notifica. Nessuna irregolarità riscontrata. Sequestro è atto per tentare di fermarci. Ma importante per noi è che le persone siano salve. Unico crimine è far morire la gente in mare o in Libia».

Secondo l’AdnKronos la Procura di Agrigento aprirà nelle prossime ore un fascicolo per il sequestro della nave operato d’iniziativa dalla Guardia di Finanza a Lampedusa. L’indagine verrà formalizzata non appena le Fiamme gialle trasmetteranno gli atti ai magistrati. Successivamente la procura valuterà la convalida del sequestro all’esito della lettura degli atti.

Due sono i barconi di migranti salvati in mare il 9 maggio. Uno da una nave della Marina Militare, la Cigala Fulgosi, che ha soccorso 36 persone a largo delle acque internazionali, tra cui 2 donne e 8 bambini. L’altro, appunto, della nave ong italiana Mediterranea Saving Humans, che ha salvato 30 migranti al largo della Libia, tra cui una bimba di 1 anno e 3 donne, una incinta. Questa attraccherà a breve al porto di Lampedusa.

La mattina del 10 maggio, la ong Mediterranea ha dichiarato che «la Mare Jonio, con a bordo le 30 persone salvate nel tardo pomeriggio di ieri a 40 miglia dalle coste libiche, è entrata acque territoriali italiane. È stata raggiunta da due unità della guardia di finanza per un “controllo di polizia”». E hanno lanciato la richiesta ufficiale di un porto sicuro dove sbarcare all’Italia.

Come da copione, Matteo Salvini aveva fatto sapere che i porti sono chiusi, aprendo un altro “incidente diplomatico” con il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e sbarrando nuovamente la strada alla nave ong Mare Jonio, come già accaduto in passato: «Nessun approdo per le navi dei centri sociali», ha detto il ministro dell’Interno.

Ma il premier Giuseppe Conte la sera del 9 maggio ha garantito lo sbarco ad almeno una delle due navi, smentendo lo slogan dl leader leghista sui “porti chiusi”: «I 36 migranti che erano a bordo di una imbarcazione che stava per affondare, sono stati messi in salvo dal personale della nostra Marina militare che era a bordo della nave Cigala Fulgosi e ora sono stati tutti trasferiti sull’unità Stromboli. La nave Stromboli viaggia adesso verso il porto militare di Augusta, dove i migranti verranno fatti sbarcare». L’arrivo della nave è previsto per le 11.30 al pontile NATO di Melilli.

Il soccorso della Marina Militare in acque internazionali

La Marina Militare italiana ha soccorso 36 migranti che si trovavano a bordo di una una nave che «imbarcava acqua ed era in procinto di affondare», come riportato dalle stesse autorità coinvolte. Convinto che si trattasse di un salvataggio in zona Sar Libica, il vicepremier aveva dichiarato durante un comizio a Pesaro che bisognava «chiarire alcune vicende all’interno del governo», riferendosi indirettamente alla ministra della Difesa Trenta.

Perché – si chiede il ministro – la Marina è intervenuta in acque libiche, «pattugliate dalla guardia costiera libica che ieri in pieno ramadan ha soccorso salvato e portato indietro più di 200 immigrati. O si lavora tutti nella stessa direzione o non può esserci un ministro dell’Interno che chiude i porti e qualcun altro che raccoglie i migranti». Con un comunicato ufficiale diffuso qualche ora dopo, la Marina aveva precisato di aver operato in acque internazionali e «in aderenza alle stringenti normative nazionali ed internazionali».

La nave Cigala Fulgosi fa parte dell’Operazione Mare Sicuro, missione assegnata dal Governo e dal Parlamento italianoper proteggere gli interessi nazionali nel Mediterraneo centrale. «L’unità combattente della Marina», si legge ancora nel comunicato,«sta conducendo attività di presenza, sorveglianza e deterrenza, anche in ragione all’attuale situazione di sicurezza presente in Libia».

L’intervento della Mare Jonio nella Sar Libica

Per quanto riguarda la nave Mare Jonio, che ha soccorso un gommone in avaria a 40 miglia a largo delle coste libiche (zona Sar della Libia), la Ong ha fatto sapere di aver «chiesto porto sicuro al centro di coordinamento italiano».

«Un conto è una nave della Marina Militare, che attraverso il suo ministro di riferimento si assumerà le proprie responsabilità – ha risposto il vicepremier – un altro una nave di privati o dei centri sociali come la Mare Jonio. Per loro, i porti restano chiusi».

Tra il ministro dell’Interno e la ong Mediterranea non corre buon sangue. Recentemente il Viminale ha pubblicato una direttiva rivolta esclusivamente a Mediterranea, intimandole di attenersi alle leggi nazionali e internazionali sul coordinamento delle attività di soccorso in mare e di rispettare «le prerogative di coordinamento delle autorità straniere», ovvero delle autorità libiche,

Secondo la direttiva, la Mare Jonio avrebbe violato la legge nelle attività di ricerca e soccorso. Nel testo c’è un invito a prevenire azioni che vengono definite «illecite». La ong ha risposto querelando il ministro dell’Interno per diffamazione e calunnia: «La direttiva “ad navem” fa delle affermazioni gravissime, calunniose e soprattutto false nei nostri confronti, dove si fa intendere che avremmo commesso il reato di immigrazione clandestina. Questo è falso».

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