Porti chiusi, valichi aperti: sono più i migranti rispediti in Italia di quelli che arrivano dal mare

Dall’inizio del 2019 a oggi i migranti sbarcati in Italia dovrebbero essere 857. Secondo i dati del Sole 24 Ore ben 710 migranti sono stati rispediti in Italia soltanto dalla Germania

Porti chiusi? No, valichi aperti. La strategia adottata dal ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini di chiudere i porti italiani alle navi Ong che trasportano i migranti portati – e spesso abbandonati – nel Mediterraneo da trafficanti libici, pare non dare i frutti sperati per quanto riguarda gli arrivi nel Paese.

Secondo i dati emersi da un’interrogazione parlamentare in Germania, ripresi in seguito dal Sole 24 Ore, dall’inizio del 2019 a oggi la Germania avrebbe rispedito in Italia ben 710 migranti. A questi si sommano i migranti trasferiti in Italia da altri Paesi europei, come la Francia e l’Austria.

Il totale, si può ben intuire, dovrebbe essere superiore quindi al numero di arrivi via mare: 857dal 1 gennaio 2019. A confermare questa tesi sono i dati che riguardano il numero di rimpatri nel 2018. Nel corso dell’anno la Germania avrebbe spedito ben 2.848 migranti in italia, la Francia 1.500, l’Austria 1.103, la Svizzera 728.

A permetterlo sono gli accordi di Dublino, che disciplinano le procedure per l’assegnazione dei richiedenti asilo ai Paesi membri europei. Il regolamento, che risale al 2013, impone ai Paesi di primo approdo di registrare le richieste d’asilo.

L’aumento dei flussi migratori dal Mediterraneo ha aumentato notevolmente il numero di migranti e di richiedenti asilo in arrivo nei Paesi del Sud europa, tra cui l’Italia.Una volta arrivati molti si avviano verso il nord Europa, per poi essere rispediti nel Paese di primo approdo.

Il Governo italiano non è riuscito a ottenere che fossero rivisti gli accordi di Dublino. Sia il Governo attuale che quello precedente si sono opposti alla riforma del sistema che prevedeva, in una seconda fase, la redistribuzione dei migranti secondo delle quote nazionali calcolate in base al Pil e la popolazione.

Nella votazione al Parlamento europeo nel novembre del 2017 la Lega si era astenuta mentre i deputati del Movimento 5 Stelle votarono contro. Una bozza di compromesso fu poi bocciata a Lussemburgo in un vertice dei ministri dell’Interno europei a giugno 2018.