Zuccaro si arrende. Archiviata dopo l’inchiesta sulle Ong “taxi del mare”

di Alessandro Parodi
Zuccaro si arrende. Archiviata dopo l'inchiesta sulle Ong

È stato lo stesso procuratore a chiedere l’archiviazione, ammettendo che non esistono prove della collaborazione fra Ong e scafisti. Il gip ha accolto la richiesta

Sono passati quasi due anni all'estate del 2017, quella in cui le Ong che si occupavano di salvare i migranti in mare subirono un attacco politico e mediatico che ribaltò la percezione dell'opinione pubblica nei confronti del loro ruolo. Non secondario fu il cosiddetto "Teorema Zuccaro", cioè l'inchiesta, avanzata dalla procura di Catania, che ipotizzava connessioni fra la criminalità organizzata e le Ong.

Un anno dopo, nel 2018, la procura di Catania iscrisse nel registro degli indagati la no profit spagnola Proactiva Open Arms. Oggi, come riporta Il Foglio, la stessa procura di Catania ha chiesto l'archiviazione delle indagini, accolta dal Gip Nunzio Sarpietro, per associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina, ammettendo che non esistono prove di reato.

È stato lo stesso procuratore Zuccaro e il pool di magistrati a chiedere l'archiviazione del procedimento a carico di Marc Reig Creus e Ana Isabel Montes Mier, comandante e capo missione della nave che il 17 marzo del 2018 soccorse e salvò 218 migranti al largo della Libia per poi trasferirli nel porto di Pozzallo, in Sicilia. 

Un'altra inchiesta è ancora aperta a Ragusa per lo stesso reato, ma oggi, dopo l'archiviazione di Catania e quella di Palermo del giugno scorso nei confronti di Sea Watch e di Proactiva Open Arms, sembra ci si trovi di fronte a una svolta e al crollo del teorema delle "Ong taxi del mare" che aveva visto nel procuratore di Catania Zuccaro, attraverso le sue dichiarazioni pubbliche prima che nelle indagini, una sponda giudiziaria alle posizioni politiche anti-immigrazione. 

Dopo l'inchiesta, Zuccaro aveva disposto il sequestro della nave Open Arms affermando che «l'obiettivo primario è salvare migranti e portarli in Italia, senza rispettare le norme, anzi violandole scientemente». Secondo il magistrato l'equipaggio si sarebbe reso colpevole di non aver consegnato i naufraghi alla guardia costiera libica e di aver deciso arbitrariamente di portarli in Italia anziché in Libia. 

L'espressione "taxi del mare" era entrata nell'uso comune e nel dibattito politico per indicare una presunta collaborazione fra le ong e gli scafisti che traghettano i migranti nel Mediterraneo dopo che Luigi Di Maio, capo politico del M5s e oggi vicepremier, l'aveva utilizzata in un post Facebook che riprendeva la notizia dell'inchiesta del Zuccaro. 

Il senso di quel post post, considerato uno spartiacque fra le posizioni originarie del Movimento (più orientate all'apertura) e quelle più recenti (vicine a quelle della Lega) era stato ribadito da Di Maio giusto due giorni fa  – il 13 maggio – nella sua intervista al quotidiano La Repubblica.

Alla domanda di Annalisa Cuzzocrea se si fosse pentito di aver utilizzato la definizione "Ong taxi del mare" rispondeva: «Diverse procure hanno appurato il comportamento illecito di alcune ong. Non ho mai generalizzato». E aggiungeva: «Se le forze dell'ordine hanno sequestrato alcune navi, è perché secondo i giudici ci sono delle evidenze». Oggi gli stessi magistrati ammettono che queste evidenze non erano riscontrabili.

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