Un comunicato annuncia arresti per traffico di permessi di soggiorno. Ma la notizia è del 2017

Diventa notizia un arresto per traffico di migranti di due anni fa

La notizia è apparsa con grande evidenza la mattina del 20 maggio nel flusso informativo di inizio settimana. E in poche ore si è trasformata in un nuovo caso di problemi di comunicazione tra procura di Roma e forze di polizia che si somma a quello della scorsa settimana, quando, prima al Viminale e poi in tribunale, i Carabinieri hanno inviato un’informativa esclusivamente dedicata ad “antagonisti” presenti ai margini del picchetto di Casapound a Casal Bruciato.


La rete illegale

Tutto inizia quando le agenzie del 20 maggio riprendono la novità con grande evidenza: «Migranti: corruzione per cittadinanza, 1500 pratiche ‘sospette’» dice, ad esempio il titolo dell’Agi, ma con la stessa evidenza la notizia è diffusa anche altrove. Anche le prime righe del testo non lasciano dubbi:

Scoperta una organizzazione criminale dedita alla corruzione per il rilascio della cittadinanza italiana. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, e condotta dagli investigatori del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha rilevato la presenza di oltre 1500 pratiche sospette emerse durante le indagini e contabilizzate dal sodalizio criminale in veri e propri “libri mastri”.

Il comunicato della Polizia, del resto, diffuso verso le 8 di mattina, ha toni analoghi:

“Operazione Codice K10”: Conclusa un’ attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, e condotta dagli investigatori del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, che ha smantellato una complessa organizzazione criminale dedita alla corruzione per il rilascio della cittadinanza italiana.

Il salto nel 2017

Tutto fa dunque pensare ad un’indagine appena conclusa a proposito di un traffico di migranti, con arresti appena eseguiti. Non è così, rispondono alcune fonti della procura di Roma: l’Operazione Codice K10 è stata effettivamente eseguita, con sei ordinanze di custodia cautelare, nel settembre 2017.

La storia era inquietante: una funzionaria del Viminale, al soldo di un’organizzazione di trafficanti con basi anche in Egitto, confezionava permessi di soggiorno senza che i richiedenti avessero seguito alcun iter “legale”. L’avrebbe fatto almeno per 1.500 persone, anche se è stata arrestata e condannata in primo grado nel 2018 (per falso ed accesso abusivo a sistema informatico) per i primi 100 casi.

Cosa è accaduto il 20 maggio, dunque? Non molto. Semplicemente, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha dato atto della nullità di tre dei permessi concessi illegittimamente nel corso dell’inchiesta (e che erano comunque già considerati nulli).

Nel comunicato, però, non si parla mai del fatto che l’episodio è datato 2017. C’è solo un indizio, ma privo di riferimenti temporali:

Il complesso iter investigativo e giudiziale si è concluso di recente con la firma dei primi decreti di revoca dello status di cittadino italiano da parte del Presidente della Repubblica su proposta del Ministro dell’Interno, per i cittadini stranieri che avevano fruito del “sistema” criminale per acquisire lo status giuridico pur non avendone i requisiti.

Il tutto si risolve in un errore di comunicazione che rimbalza però tanto sulle agenzie quanto sui siti internet e i social network. Un episodio che rischia di essere l’ennesima forzatura del ruolo istituzionale degli apparati di sicurezza.

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