Salvini primo nel mondo (se le elezioni fossero state su Twitter)

470 tweet in 20 giorni, come un palinsesto televisivo: il confronto di un ricercatore italiano sui tweet di 21 leader politici mondiali

Altro che maggioranza relativa. Se il duello elettorale si fosse giocato sui social, Matteo Salvini sarebbe stato eletto con un suffragio senza precedenti. Perché Salvini è un monarca dei like, e Twitter è il suo regno.

«Matteo Salvini è il leader politico che nel mondo usa meglio – e di più – Twitter». A dirlo è il risultato di una ricerca presentata a Parigi durante il seminario internazionale “Contemporary Humanism”.

Il ricercatore Aldo Torchiaro ha fatto un’analisi quali-quantitativa dell’attività su Twitter di 21 leader politici mondiali. Per studiare i loro movimenti, sono stati necessari due tra i più potenti software di analisi dei social network, Maxqda e Atlas.ti.

I numeri del ministro dell’Interno

«Nell’arco temporale esaminato – pari a venti giorni -abbiamo verificato 470 tweet aventi ciascuno una portata di risposta complessiva molto superiore a quella di tutti gli altri leader politici, capi di Stato e di governo», si legge nella tesi di dottorato pubblicata dall’Università Lumsa di Roma.

Un murale dell’artista TvBoy, nome d’arte di Salvatore Benintende, e’ stato realizzato in Corso di Porta Ticinese. L’opera dell’artista palermitano raffigura i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini che, dandosi le spalle, competono tra loro per accaparrarsi likes

«Rispetto ad altri leader quali il presidente degli Stati Uniti, Trump o quello francese, Macron, Matteo Salvini presenta un numero di tweet impressionante per quantità – circa uno all’ora negli ultimi venti giorni, come un palinsesto televisivo importante», scrive il ricercatore.

La qualità dei tweet

Ma la potenza comunicativa di Salvini su Twitter riguarda anche «la qualità di engagement e dunque di reazioni generate, la ricchezza di contenuti e quindi numero di fotografie, grafici, meme e dirette video inserite come contenuto multimediale integrante, portando a una evoluzione della comunicazione politica sul piano della semiotica visiva», conclude Torchiaro.

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