«Ti spacco la bottiglia in testa, ne*** di merda. 5 militari «ubriachi» contro un cameriere

Sul caso è dovuto intervenire l’Esercito che ha espresso dura condanna

Un cameriere di 29 anni di origini ghanesi ha raccontato all’Ansa di essere stato aggredito e offeso da cinque militari dell’Esercito che erano in borghese e fuori servizio. Il ragazzo stava lavorando in un bar della stazione di Bologna. Erano le due di notte di venerdì 7 giugno quando ha dovuto rimproverare i cinque perché, troppo ubriachi e molesti, stavano disturbando i clienti.

Innervositi dall’invito del cameriere a: «comportarsi bene», i cinque lo hanno insultato e minacciato: «Negro di merda, vieni qua che ti spacco una bottiglia in testa». In due gli avrebbero lanciato una sedia e, quando il cameriere ha provato a difendersi impugnando un attrezzo per tagliare le pizze, uno dei militari avrebbe rotto con un pugno il bancone in vetro e una scheggia ha ferito il ragazzo, medicato poi al pronto soccorso. «Mi è capitato tante volte di sentirmi dire frasi razziste – ha ammesso il ragazzo – ma mai erano arrivati a fare quello che hanno fatto questi cinque».

La polizia, chiamata dallo stesso cameriere, ha identificato i cinque militari, tra i 25 e i 34 anni, che si trovano a Bologna per il progetto «Strade sicure», che mette a disposizione delle forze dell’ordine il personale militare per il contrasto alla criminalità. I cinque sono stati multati dalla polizia per ubriachezza manifesta, mentre eventuali responsabilità per l’aggressione al cameriere sono ancora in fase di accertamento con l’analisi dei video delle telecamere di sicurezza. Al momento, riferisce la polizia di Bologna, non è stata presentata alcuna denuncia che possa far riferimento a offese a sfondo razzista.

Sul caso è dovuto intervenire anche l’Esercito, che in una nota ha fatto sapere di aver avviato: «tutti i necessari approfondimenti» e si è dissociato «totalmente da questi atteggiamenti, condannandone ogni azione ad essi riconducibile, come ha sempre fatto, agendo in ogni circostanza in piena trasparenza e partecipazione».

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