Università: con quanti giorni di anticipo si convocano le date degli appelli di esame?

Da Milano a Bari, una rassegna per sapere qual è la capacità organizzativa di docenti e atenei nella programmazione degli appelli. In cima alla classifica c’è la Bicocca

All’Università di Palermo è stato votato un provvedimento che obbliga i docenti a pubblicare con almeno 30 giorni di anticipo, rispetto all’inizio della sessione, il calendario degli esami. Il nuovo regolamento fa notizia: gli studenti palermitani hanno chiesto a gran voce il diritto di poter organizzare, con leggero anticipo, la propria preparazione.

Ne giova il percorso accademico di ciascuno e si evita lo stress di dover concentrare lo studio di una disciplina in pochi giorni. Eppure quella che dovrebbe essere normale amministrazione non è così scontata: non tutte le università inseriscono nel regolamento didattico il numero minimo di giorni che devono passare tra la pubblicazione della data d’appello e lo svolgimento dell’esame.

30 giorni di anticipo sono un diritto

L’Unione degli universitari (Udu) è un’associazione nazionale d’ispirazione sindacale presente in 26 città italiane. Collabora con la Cgil ed è tra la confederazioni più grandi in Italia per gli studenti. Nella carta dei diritti degli universitari, all’art. 3 comma 8, si dice chiaramente che «gli studenti hanno diritto di conoscere il calendario degli esami di profitto, non oltre il 30 ottobre di ogni anno. Le date degli appelli, che devono essere pubblicate almeno 30 giorni prima dell’inizio della sessione, non possono essere in nessun caso anticipate. La data di un appello può essere posticipata solo previa autorizzazione del Preside».

Milano

In cima alla lista degli atenei che danno agli studenti maggiore anticipo per conoscere le date c’è l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Stiamo parlando di ben sei mesi di preavviso: «Le date, da fissarsi tenendo conto delle specifiche esigenze didattiche e delle eventuali propedeuticità, sono di norma stabilite con 180 giorni di anticipo rispetto allo svolgimento delle prove», si legge nel regolamento didattico.

L’Università Statale di Milano, invece, prevede che la comunicazione delle date sia fornita con due mesi di anticipo, il doppio rispetto ai 30 giorni richiesti dall’Udu. «Le date degli esami, da fissarsi tenendo conto delle specifiche esigenze didattiche e delle eventuali propedeuticità – è scritto nel regolamento dell’ateneo milanese – sono comunque stabilite con almeno 60 giorni di anticipo rispetto allo svolgimento delle prove».

Bologna

Nella città universitaria per eccellenza, il regolamento dell’Alma Mater Studiorum stabilisce che «la pubblicazione delle date degli appelli deve avvenire con congruo anticipo e sulla base di una programmazione almeno trimestrale». 90 giorni di anticipo, ma non solo: per ogni materia ci devono essere «non meno di sei appelli per le verifiche e devono essere opportunamente distribuiti distanziati l’uno dall’altro non meno di 15 giorni».

Roma

Nella carta dei diritti e dei doveri degli studenti dell’Università La Sapienza non si fa riferimento esplicito a un numero di giorni che deve intercorrere tra la pubblicazione della data e lo svolgimento dell’esame. La programmazione viene demandata alle singole facoltà, le quali «provvedono a definire per tempo il calendario annuale delle sessioni e degli appelli – si legge, rimarcando che ai docenti – non è consentito anticipare la data delle prove rispetto a quella prevista dal calendario».

Nella Capitale è più chiaro in merito alla calendarizzazione degli esami il regolamento dell’Università Roma Tre: «L’università deve assicurare la non sovrapposizione delle date di esame per attività formative dello stesso anno di corso, fatta eccezione per le attività formative a scelta dello studente. I calendari devono essere resi pubblici nei tempi e nei modi stabiliti dal Ministero competente e comunque esposti almeno due mesi prima dell’inizio della relativa sessione». 60 giorni di anticipo, quindi.

Napoli

Fermo restando che «in nessun caso la data d’inizio di un appello può essere anticipata», il regolamento dell’Università degli Studi di Napoli rinvia al singolo corso di laurea la programmazione delle date di esame. L’unica norma sul tema prevista per tutto l’ateneo è che «il calendario didattico deve prevedere almeno cinque appelli per le prove finali, opportunamente distribuiti nell’anno accademico». E ovviamente il divieto per i docenti di anticipare le date degli appelli.

Bari

Salvo le dovute premesse sulla non sovrapposizione degli appelli, che alcuni studenti raccontano non essere rispettata, l’Università degli Studi di Bari non sembra prevedere un numero di giorni minimo tra la pubblicazione della data e lo svolgimento dell’esame. «Il numero annuale degli appelli è, comunque, non inferiore a otto e la loro distribuzione entro l’anno – si legge nel regolamento didattico – è stabilita dalla Giunta del Consiglio di Corso di Studio a partire da 5 giorni dopo il termine delle attività didattiche e distanziati tra loro da almeno 15 giorni».

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