Come è tornato l’episodio di «razzismo» per Daisy Osakue: il promemoria su come sono davvero andate le cose

TG e testate tornano a definire l’aggressione a Daisy «episodio di razzismo», ma il razzismo era altrove.

«Per Daisy Osakue, la vittora della medaglia d’oro nel lancio del disco alle Universiadi di Napoli è arrivata a un anno dall’episodio di razzismo di cui era stata vittima vicino a casa sua, a Moncalieri (TO)» scrive l’account Twitter del TG3 alle 19:38 del 10 luglio 2019. A distanza di un anno, dopo le smentite, c’è chi torna a sostenere che si fosse trattato di un caso di razzismo.

Il tweet del Tg3.

Il Tg3 non è l’unico a parlare di razzismo. Anche Eurosport con il titolo «Dall’episodio di razzismo nel 2018 all’oro alle Universiadi: il riscatto di Daisy Osakue».

Il titolo di Eurosport

Anche il Corriere della Sera interviene citando nel titolo «aggressione razzista» e sostenendo che i due aggressori «rivelarono un confuso movente a metà tra razzismo e bullismo prodotto dalla noia».

L’articolo del Corriere.

In due lanci di agenzia del 10 luglio 2019 alle ore 16:05 si legge il titolo «Atletica: Osakue, “Sogno Tokyo. Razzismo? Ora guardo al futuro”», ma solo nel secondo si fa riferimento al presunto episodio razzista:

= Atletica: Osakue, “Sogno Tokyo. Razzismo? Ora guardo al futuro” (2)

Pubblicato: 10/07/2019 16:05
(AGI) – Roma, 10 lug. – In questa stagione la Osakue, laureanda in criminologia alla Angelo State University in Texas, già alle prime gare aveva superato la fettuccia dei 61 metri con 61,35 proprio in una gara di college negli States. Daisy 345 giorni prima dell’ottima prestazione fornita sulla pedana dello stadio ‘San Paolo’ era stata vittima di un episodio razzista: il 29 luglio dello scorso anno mentre stava rientrando nella sua casa di Moncalieri la discobola azzurra veniva colpita da un uovo lanciato da un’auto in corsa. Abrasa la cornea e dopo tanta rabbia e paura, la Osakue riuscì ugualmente a gareggiare ai Campionati europei di Berlino classificandosi quinta.

Dalle agenzie ai giornali e televisioni è dunque tornata a circolare la teoria iniziale riguardante l’episodio a Moncalieri, mentre vengono dimenticate le dichiarazioni dei tre 19enni colpevoli dell’accaduto – uno di questi figlio di un consigliere comunale del PD del comune di Vinovo – e l’esclusione del movente razziale dalle autorità competenti.

Prosegue la disinformazione sul padre

Alcune testate avevano citato l’arresto del padre di Daisy, Iredia Osakue, fermandosi a quell’episodio senza andare oltre. Tutto parte da un articolo di Repubblica del 2002 dove Iredia risultava tra gli arrestati per «sfruttamento di decine di prostitute di colore».

L’articolo di Repubblica che riporta l’arresto del padre di Daisy nel 2002.

Chi ha diffuso questa storia a seguito dell’episodio riguardante Daisy non ha verificato il seguito e ha evitato di riportare se alla fine era stato condannato oppure no per sfruttamento della prostituzione, ancora oggi. In un articolo del 3 agosto de Il Fatto Quotidiano viene riportata l’intera vicenda che lo riguardava: venne condannato a 5 anni e 4 mesi nel 2007 per associazione a delinquere, cessione di stupefacenti e tentata rapina.

Non finisce qua perché nel 2008 la pena gli viene ridotta in appello a tre anni, 9 mesi e 10 giorni perché decide di collaborare con i magistrati rilasciando dichiarazioni importanti contro il clan di cui faceva parte. La condanna, dunque, diventa definitiva e sconta gli anni rimanenti in carcere. Una volta fuori, cambia vita e inizia a lavorare come mediatore culturale in una cooperativa che gestisce l’accoglienza in diverse strutture del Piemonte.

I veri episodi di razzismo

Quello che Daisy Osakue ha dovuto veramente subire, anche a seguito dell’episodio del 2018 e alla disinformazione sull’intera vicenda del padre, sono le aggressioni verbali contro di lei per il fatto di essere italiana.

Per qualcuno è ancora difficile capire che è italiana nata in Piemonte.

Ne parlarono già l’estate scorsa NextQuotidiano, Corriere e Repubblica, riportando i commenti social rivolti all’atleta e al padre.

Uno screenshot pubblicato da NextQuotidiano.

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