Perché da oggi la Polizia di Stato cambia i distintivi

La scelta fatta dal capo della Polizia chiude il processo di smilitarizzazione iniziato quasi quarant’anni fa

Da oggi la Polizia di Stato cambia tutti i distintivi di qualifica. Ed elimina ogni riferimento anche solo simbolico alla carriera militare. Come ha spiegato ieri il capo della Polizia Franco Gabrielli, alla presenza di Sergio Mattarella, è con questo passaggio che si compie l’ultimo passo nell’opera di smilitarizzazione iniziata 38 anni fa con la riforma del 1981.

I nuovi distintivi serviranno a definire anche negli elementi simbolici la Polizia di Stato come «amministrazione civile ad ordinamento speciale». Dall’approvazione della legge 121 del 1981 – una svolta che arrivò dopo una lunga mobilitazione civile – la Polizia abbandonò ogni riferimento alla carriera militare, si aprì alle donne, e si professionalizzò cambiando anche i nomi dei gradi che facevano parte della carriera interna. A ricordare che in passato la Polizia era invece un corpo militare erano rimasti, appunto, i distintivi di carriera, del tutto analoghi – con stelle e torri – a quelli militari.

Con il riordino delle carriere, approvato nel 2017, la scelta di dare il via ai nuovi simboli che includeranno, oltre all’aquila che resta ma più stilizzata, plinti, formelle e rombi.

«Il tempo era maturo per fare questo ulteriore passaggio, che sottolinea il vero nocciolo valoriale della legge 121 del 1981 (con la smilitarizzazione della polizia, ndr) che ha ridisegnato la pubblica sicurezza», ha detto il capo della Polizia. Da questa mattina sulle spalle di ogni agente, che senza grado non portava alcun simbolo, «ci sarà l’aquila così come in tutte le qualifiche superiori e questo dà il senso dell’unitarietà della polizia».

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