Sgombero di Primavalle, torna la calma dopo scontri e arresti: nuova sistemazione per 145 persone – Il video-racconto

Gli occupanti hanno dato fuoco alle barricate e si sono rifugiati dietro ai cancelli, gli agenti hanno risposto con gli idranti. Le forze di polizia, dopo aver completato lo sgombero e arrestato 3 persone, continuano a presidiare gli ingressi

Si è concluso lo sgombero dell’ex scuola di via Cardinal Capranica, nel quartiere di Primavalle a Roma, dove nella notte tra il 14 e il 15 luglio sono cominciate delle imponenti operazioni di sgombero fortemente volute dal ministro dell’Interno Matteo Salvini. A quanto si apprende da fonti del Campidoglio, sono 145 su 199 le persone che hanno accettato le proposte di accoglienza proposte dagli operatori di Roma Capitale.

Lo stabile era in cima alla lista stilata dopo la circolare del Viminale che impone di liberare le strutture occupate in tutta Italia. Gli occupanti hanno lasciato l’edificio al termine di una mattinata di fortissima tensione e un bilancio di 3 arresti e varie denunce. Dopo un tentativo di conciliazione con Laura Baldassarre, assessora alle Politiche sociali del comune di Roma, su soluzioni abitative alternative – andato a vuoto – gli occupanti hanno incendiato le quattro fila di barricate che avevano eretto su Via Cardinal Capranica. Barricate realizzate con materassi, pneumatici, mobili, cosparsi di benzina e di alcol. Le forze dell’ordine hanno risposto con gli idranti avanzando fino all’ex scuola.

Nell’immobile di via Cardinal Capranica vivevano tra le 200 e le 300 persone, tra cui un’ottantina di bambini. Anche l’ultima parte degli occupanti, che si era asserragliata sui tetti e si rifiutava di lasciare lo stabile, è scesa. La zona era militarizzata da ieri sera, domenica 14 luglio, dalle ore 23: 45 blindati, centinaia di uomini fra agenti in tenuta antisommossa, vigili del fuoco, polizia municipale. Una zona rossa in piena città.

Salvini: «Avanti con gli sgomberi: la pacchia è finita»

«Grazie al prefetto e grazie alla straordinaria professionalità delle Forze dell’Ordine che hanno gestito al meglio una situazione non facile», ha commentato Matteo Salvini al termine degli sgomberi. «Nessuna tolleranza per i delinquenti, per loro mi auguro pene esemplari. La struttura era pericolante, chi ha cercato di impedire lo sgombero non solo ha ostacolato la legge ma ha messo a rischio la vita di chi viveva nell’ex scuola. Avanti con gli sgomberi a Roma e in tutta Italia: la pacchia è finita».

Secondo il ministro dell’Interno, l’immobile deve essere sgomberato perché è pericolante: «Nessuna tolleranza e nessuno sconto ai violenti che occupano, incendiano e attaccano le Forze dell’Ordine. Lo stabile è pericolante – ha detto Salvini – immigrati e centri sociali che fanno le barricate mettono a rischio l’incolumità di donne e bambini. I cittadini romani e gli italiani meritano legalità. Stiamo recuperando anni di assenza».

Il blitz nella notte

Blidati e forze dell’ordine sono arrivati intorno alle 23.00. Donne e bambini hanno passato la notte sul tetto. Gli altri hanno raccolto le provviste: «Resisteremo fino a che non ci daranno una soluzione», assicurano.

La stagione degli sgomberi nella Capitale comincia così, con uno sgombero anticipato e un cordone di agenti che intima anche ai giornalisti di non avvicinarsi. Neppure per chiedere informazioni su quanto sta accadendo all’interno.

Foto: Angela Gennaro/Le barricate erette dagli occupanti a Primavalle, Roma

Gli occupanti: «Non sappiamo dove andare»

Gli occupanti non chiedono che una risposta chiara: sono sotto sgombero da mesi, ormai. «Sono sei mesi che viviamo in questo incubo. E abbiamo ricevuto una chiamata da un assistente sociale solo venerdì scorso». Solo alcuni di loro, e con risposte non chiare. «Quando abbiamo chiesto dove saremmo andati, non lo sapevano».

Come tante, sopravvissute o meno qui a Roma, questa è un’occupazione multiculturale. C’è una grande comunità marocchina, e poi famiglie rumene, italiane, algerine e tunisine. «Ci sono tra gli 80 e i 90 bambini», dicono gli abitanti.

All’alba alcuni dirigenti della Digos si sono avvicinati alla prima barricata – materassi, alberi secchi, bottiglie rotte, pezzi di mobile. «Rimaniamo calmi, stanno lavorando a delle soluzioni». Arriva Laura Baldassarre, assessora alla Persona del comune di Roma. In piazza, al di là della barricata, una manifestazione cui partecipano, tra gli altri, il consigliere regionale Alessandro Capriccioli, l’assessore municipale Christian Raimo e Stefano Fassina: questi ultimi provano a favorire la negoziazione con gli occupanti. Senza successo.

La proposta del Comune

Baldassarre ha portato, alle 7 del mattino, in un faticoso negoziato con mamme e bambini asserragliati sul tetto, la proposta del Comune. Gli occupanti le hanno chiesto di andare di persona a spiegare questa soluzione alle donne sul tetto. E a spiegare anche, «perché siamo circondati da blindati e agenti in tenuta antisommossa, visto che una soluzione dice che c’è».

L’assessora si è rifiutata, chiedendo loro di scendere in strada per «venirci incontro». La Regione ha messo a disposizione cinque appartamenti e un milione di euro. La proposta del Campidoglio, alla fine, prevede che i single vadano in un centro di accoglienza, e che i nuclei famigliari vengano sistemati – raccontano le occupanti che alla fine parlano con la Sala Operativa Sociale – «in un’unica stanza, dall’altra parte della città, con mensa e quindi senza cucina». «Per un anno, ma con l’inserimento in un programma per avviare queste persone all’autonomia», dice l’assessora. C’è anche un malato terminale, per cui è stata trovato posto in ospedale.

Le mamme ritornano sul tetto urlando: «Sono 20 anni che viviamo qui. No. Roma si barrica». Dopo 20 minuti, fuoco e una spessa coltre di fumo nero si alzano su uno dei quartieri più popolosi della Capitale.

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