Le incertezze prima del voto a Strasburgo, Benifei (Pd): «Perché anche i socialisti europei sono spaccati su Ursula von der Leyen»

L’alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici sembra ancora essere divisa sulla nomina alla Presidenza della Commissione.

A poche ore dal voto in parlamento per confermare la nomina di Ursula von der Leyen (Vdl) alla Presidenza della Commissione europea non è ancora certo se i tentativi di persuasione del ministro della difesa tedesca siano bastati per ottenere la maggioranza di cui ha bisogno.

Fonti interne al parlamento davano la sera del 16 luglio, dopo la conclusione degli incontri dei vari gruppi parlamentari, von der Leyen comodamente oltre le soglia del 374, con circa 420 deputati pronti a votare per lei, pari al totale che ha visto eleggere Jean-Claude Juncker con 422 preferenze nel 2014.

Un totale che fa presagire l’appoggio da parte dei principali schieramenti parlamentari – Partito popolare europeo, liberal democratici di Renew Europe e l’alleanza progressista dei socialisti e democratici – ma che potrebbe anche estendersi al blocco dei sovranisti.

Un esito che non farebbe piacere a una parte del socialisti e dei deputati del Partito democratico, anche se Roberto Gualtieri, presidente della Commissione problemi economici e monetari e rappresentante del Pd in sede al gruppo, rassicura che i deputati voteranno «sul merito», senza badare alla posizione della Lega o dei sovranisti, «a meno che il discorso domani della presidente abbia tinte sovraniste e populiste».

Ma, come conferma Brando Benifei, giovane eurodeputato del Pd al secondo mandato a Strasburgo, tra i ranghi permane un po’ di incertezza, nonostante l’accoglienza complessivamente favorevole all’ultima mossa della von der Leyen.

Benifei, come ha accolto la lettera di von der Leyen?

«Credo che sia un grande passo avanti rispetto all’audizione della scorsa settimana che è stata deludente e molto elusiva. Nella lettera invece – va detto che è stata mandata un’altra al gruppo liberale, quasi identica ma non per questo contraddittoria – ci sono delle cose rilevanti. Si parla dell’indennità di disoccupazione europea, della lotta per la povertà infantile, per esempio. Si individua una scarsa chiarezza sui temi migratori e sullo stato di diritto. Credo che il suo discorso in aula sarà molto importante per avere maggiore chiarezza»

Molti si aspettavano che alla sua presa posizione chiara in merito al salvataggio delle persone in mare, sarebbe seguito una proposta politica più decisa.

«C’è un riferimento non così netto, si parla di un cambiamento dell’approccio sulla ricerca e salvataggio, facendo intendere che c’è bisogno di un maggiore impegno di tutti i Paesi europei, un Mare nostrum europeo. Credo che questo sia in linea con quanto noi chiediamo, anche se non molto in linea con i partiti nazionalisti»

L’eurodeputato Brando Benifei al parlamento europeo

Ursula von der Leyden è attualmente coinvolta in un’inchiesta parlamentare per delle irregolarità nell’assegnazione di consulenze a privati dal suo ministero. La preoccupa?

«Ricordo che lo stesso Juncker è stato presidente della Commissione provenendo da un Paese al centro di una particolare attenzione riguardo a pratiche di elusione fiscale. Eppure Juncker è stato in grado di portare avanti vari progetti sociali, non quanto avremmo voluto, ma oggettivamente un passo avanti è stato fatto. Ricamare sul passato della von der Leyen e basarsi su indagini in corso in Germania non mi appassiona. A me interessa cosa vuole fare per l’Europa»

Circa un terzo dei membri del suo gruppo non sarebbe a favore della nomina di Vdl. Lei come si spiega questa divisione?

«In realtà tutti i gruppi sono divisi. Non so quanto entusiasmo ci sarà da parte di Fidesz a votare per questa candidata, come io so per certo che nel Ppe e nei liberali esistono sacche di malcontento per quanto riguarda alcune questioni. Tra i liberali, per esempio, c’è delusione per l’apertura sui temi sociali fatte in parte anche per cercare un nostro sostengo da parte della candidata. Siamo in una partita che intreccia vicende nazionali, vicende politiche complesse che riguardano anche rapporti agli interni dei gruppi. Non mi stupisce una divisione: mi dispiacerebbe se ci fosse una spaccatura netta. Non ritengo però che ci sarà più di un terzo del gruppo che voterà in maniera diversa»

Secondo le ultime indiscrezioni anche la Lega potrebbe votare a favore. La preoccupa?

«La Lega è oggi in confusione su questo tema. Credo che se la candidata otterrà un sostegno ampio anche dei gruppi non suoi, vorrà dire che ha dato un messaggio chiaro che sono contro le politiche nazionaliste della Lega, come la migrazione e lo stato di diritto. La mia impressione è che la Lega potrebbe finire per votarla perché impegnata in una trattativa anche sulla futura commissione, perché altrimenti vorrebbe dire arrendersi al rischio di essere completamente irrilevante»

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