A Bibbiano il sindaco e i suoi non erano orchi, ma nemmeno santi

Escluse le accuse sui maltrattamenti ai minori, il sindaco del PD deve rispondere di un sistema di illeciti e di favori

Se oggi parlate di «Angeli e demoni» sarà difficile ricollegare il tutto al film ispirato dall’omonimo romanzo di Dan Brown con protagonista Tom Hanks. Oggi quel nome porta a Bibbiano, un comune in provincia di Reggio Emilia dove è partita un’indagine che ha portato a un’ordinanza di misura coercitiva di quasi 300 pagine dove vengono raccontate le accuse contro 27 persone operanti nel mondo della politica e dell’assistenza sui minori. Su questa vicenda sono circolate molte informazioni, bufale e disinformazione tipiche della propaganda politica su cui solo ora, carte alla mano, possiamo fare chiarezza.


I principali soggetti di questa storia sono i membri di una Onlus torinese, la «Hansel e Gretel» gestita da Claudio Foti, e il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti. Dal giorno in cui è scoppiato lo scandalo, a seguito dei fermi da parte delle forze dell’ordine, sono stati tutti accusati di «rubare i bambini alle famiglie per darli ad amici e parenti sotto pagamento». Che i ventisette elencati nell’ordinanza siano accusati di aver compiuto reati è certo, ma ognuno ha un ruolo diverso e responsabilità diverse riscontrate durante le indagini che hanno portato al fermo.

L’indagine avrebbe preso il via poiché risultava sospetto l’aumento esponenziale e anomalo delle segnalazioni da parte del servizio sociale dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza in merito a presunti abusi sessuali sui minori, seguite da altrettanti provvedimenti di allontanamento. Sono nati poi due filoni di accuse, uno legato all’opera svolta dalla Onlus e gli operatori, l’altro amministrativo.

Il sindaco del PD

La discussione nel mondo della politica e della rete si è incentrata sul legame con l’esponente del PD e di conseguenza con il suo partito. Come spiegato da Open, il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti è agli arresti domiciliari e risulta accusato di reati contro la pubblica amministrazione: abuso d’ufficio e falso ideologico. Non si riscontrano, all’interno dell’ordinanza, responsabilità e conoscenza nelle presunte attività illecite nei confronti dei bambini da parte degli operatori legati alla Onlus «Hansel e Gretel». Bisogna parlare sempre di presunti perché, fino a prova contraria, qualcuno potrebbe o meno veder archiviata la propria situazione.

Il sindaco Carletti, dunque, non risulta accusato per gli orrori attribuiti agli operatori sui minori, ma è su questi che si sarebbe creato un vantaggio economico grazie alle scelte della sua amministrazione comunale. Vantaggi economici che avrebbero permesso alla Onlus di ottenere profitti maggiori con corsie preferenziali per dei lavori che riguardavano comunque dei minori.

I reati contestati

Gli accusati della pubblica amministrazione per i reati contestati sono:

  • Andrea Carletti, in qualità di sindaco di Bibbiano con delega alle politiche sociali per conto dell’Unione Comuni Val d’Enza;
  • Francesco Monopoli, assistente sociale dell’Unione Val d’Enza;
  • Federica Anghinolfi, dirigente del servizio sociale integrato Val d’Enza;
  • Nadia Campani, responsabile dell’Ufficio di Piano dell’Unione Comuni Val d’Enza;
  • Barbara Canei, istruttore direttivo amministrativo del servizio sociale integrato dell’Unione Comuni Val d’Enza.

L’accusa a loro carico è di aver omesso di effettuare una procedura pubblica per l’affidamento del servizio di psicoterapia procurando, di conseguenza, un ingiusto vantaggio patrimoniale al centro studi di Foti, la Onlus «Hansel e Gretel». Gli operatori Claudio Foti, Nadia Bolognini e Sara Testa avrebbero dunque esercitato senza titolo le attività di psicoterapia nei minori presunte vittime di abusi sessuali e/o maltrattamenti. Le sedute venivano pagate 135 euro l’ora per ogni minore contro un prezzo di mercato che si aggirava intorno ai 60/70 euro l’ora, praticamente la metà.

Oltre alle attività di psicoterapia, era stato dato agli operatori della Onlus anche l’utilizzo gratuito dei locali della struttura «La Cura» di Bibbiano il cui affitto annuale veniva pagato dall’Unione Comuni Val d’Enza.

Secondo l’ordinanza, la ASL di Reggio Emilia poteva farsi carico del lavoro tramite i propri professionisti e in forma gratuita. Il danno per la pubblica amministrazione si aggirerebbe intorno ai 200mila euro.

Federica Anghinolfi, secondo quanto riportato nell’ordinanza, avrebbe esercitato pressioni sugli psicologi della ASL e sui suoi stessi operatori sociali per garantire che i minori venissero dati in carico alla Onlus di Foti. Inoltre, la Anghinolfi avrebbe coordinato le modalità di pagamento del servizio di psicoterapia privato attraverso i genitori affidatari, tramite bonifici da loro effettuati, con l’obiettivo di far figurare all’esterno un rapporto contrattuale tra privati con la Onlus stessa.

Francesco Monopoli ha omesso il conflitto di interessi che intercorreva nella gestione della cosa pubblica. Infatti, secondo l’ordinanza, rivestiva la carica di vice direttore dell’associazione «Rompere il Silenzio» di cui è direttore lo stesso Claudio Foti e avendo partecipato, in qualità di docente retribuito, ai corsi di formazione organizzati dalla Onlus. Monopoli, così come la Anghinolfi, avrebbe esercitato costantemente pressioni sugli psicologi ASL per far emergere, in capo ai minori, sospetti abusi sessuali e/o maltrattamenti da trasferire dalla Azienda Sanitaria Pubblica a quella privata della Onlus. Infine, avrebbe interagito con i genitori affidatari per non far emergere le modalità di pagamento della prestazione privata all’interno della struttura «La Cura» di Bibbiano.

Arriviamo al sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti. Secondo l’ordinanza era a conoscenza del sistema illecito senza contestarlo: aveva disposto lo stabile insediamento degli operatori privati della Onlus nella struttura pubblica «La Cura» di Bibbiano. Viene accusato di aver sostenuto, nella piena consapevolezza degli illeciti, le attività e l’ampliamento delle attribuzioni a favore della Onlus anche attraverso pubblici convegni organizzati a Bibbiano di cui si prestava come relatore, invitando a partecipare Claudio Foti a pagamento.

Nadia Campani era il collegamento tra l’organo dirigenziale e la politica. Garantiva l’esecuzione tecnica del pagamento del servizio di psicoterapia della Onlus da parte di Federica Anghinolfi e ne faceva le veci in sua assenza. Era il tramite, inoltre, tra la Anghinolfi e il sindaco Carletti promuovendo attività private della Onlus nell’ambito dei convegni organizzati a Bibbiano partecipandovi come relatrice.

Barbara Canei si occupava della gestione illecita dei pagamenti dal punto di vista tecnico operativo, il quale veniva fatto con un doppio passaggio del denaro dall’Unione Val d’Enza ai genitori affidatari e da questi ultimi alla Onlus.

In tutto questo anche gli operatori della Onlus «Hansel e Gretel» Claudio Foti, Nadia Bolognini e Sarah Testa vengono accusati di essersi insediati stabilmente all’interno dei locali della struttura «La Cura» di Bibbiano essendo pienamente consapevoli del sistema illecito che glielo aveva permesso e a loro esclusivo vantaggio.

Altri reati e illeciti

Anghinolfi, Carletti, Campani e Canei, in concorso tra loro e altri membri della giunta ancora non identificati, avrebbero con inganno consistito nell’imputare a bilancio le somme versate agli affidatari i quali facevano in modo che i componenti del Consiglio e della Giunta dell’Unione Comuni Val d’Enza attestassero il falso in sede di approvazione del bilancio e del Piano di Gestione durante gli anni 2016, 2017 e 2018 attestando nell’atto pubblico una causale diversa di imputazione delle somme rispetto a quella reale.

L’avvocato privato

In questa vicenda si aggiunge Marco Scarpati in qualità di avvocato privato. Anghinolfi, Carletti, Campani e Canei, sempre loro, avrebbero procurato all’avvocato un ingiusto vantaggio patrimoniale in violazione della normativa e le linee guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

A Scarpati sarebbe stata conferita la difesa legale dei minori in affido al servizio sociale della Val d’Enza in contrasto con la natura occasionale degli stessi, liquidando 3.206 euro nel 2014 e 11.430 euro nel 2015.

Gli sarebbero stati liquidati 12.830 euro nel 2016, 18.593 euro nel 2017 e 27.287 euro nel 2018 (un totale di oltre 50mila euro) simulando, secondo quanto riportato dall’ordinanza, l’effettuazione di una formale procedura pubblica per l’affidamento dell’incarico di consulente giuridico a favore del servizio sociale Val d’Enza, ma questa procedura sarebbe intrisa di macroscopiche e gravissime irregolarità volte a favorire lo stesso avvocato al quale venivano affidati sia gli incarichi di consulente giuridico che per i singoli incarichi di difensore di fiducia dei minori affidati al Servizio Sociale, il tutto mediante determine dirigenziali emanate in violazione dei criteri di trasparenza, rotazione e libertà di concorrenza.

Non solo. L’avvocato veniva invitato in qualità di relatore durante i convegni pubblici del sindaco e della Onlus a Bibbiano.

Conclusione

Benché sul sindaco Andrea Carletti non risultino accuse di conoscenza relative a presunte attività illecite durante le operazioni di psicoterapia, di cui sono stati accusati nell’ordinanza gli operatori della Onlus, gli viene contestato di aver sostenuto questo sistema di favori illecito nei confronti di soggetti terzi per la gestione di un’attività delicata riguardante dei minori in condizioni precarie, così come riguardante le famiglie e genitori affidatari, il tutto con i soldi dei contribuenti creando un danno – oltre ad altri operatori del settore – alle casse pubbliche. Di questo, lui e i suoi collaboratori, dovranno dimostrare che il Pm non ha fornito le prove della loro colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio.

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