Come un anno fa Pd spaccato sul M5S: Franceschini lo corteggia, Renzi: «Di Maio fa schifo»

L’ex ministro all’attacco di Matteo Renzi: «Aver lasciato che Lega e 5 Stelle facessero il governo madre di tutti gli errori»

Dopo l’ennesimo scontro all’Interno del Partito Democratico sulla proposta di sfiducia al ministro dell’Interno Matteo Salvini, che non ha ancora riferito in Parlamento sullo scandalo dei presunti fondi russi alla Lega, che vedeva i renziani favorevoli e il nuovo corso zingarettiano contrario, una nuova frattura sembra alle porte dopo l’ennesima apertura ai 5 Stelle: questa volta da parte dell’ex, influentissimo, ministro Dario Franceschini.

L’apertura a Conte e Fico

Franceschini in un’intervista a Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera senza mezze parole auspica una fase di dialogo con il Movimento che ha in Luigi Di Maio il suo capo politico. Ma più che al ministro del Lavoro, Franceschini sembra guardare a figure considerate più a sinistra, o anche che, come Conte, hanno dimostrato maggiore responsabilità nell’elezione del presidente della Commissione Europea Ursula von der Leye. Rispondendo a una domanda di Meli su Lega e 5 Stelle, se siano o meno le due facce della stessa medaglia, Franceschini fa riferimento come possibili interlocutori a, appunto, Conte e Fico, o Spadafora per le sue posizioni sui diritti civili.

La madre di tutti gli errori di Renzi

Ma per l’ex ministro, è necessario fare una premessa, prima di affrontare la questione delle alleanze o la posizione che deve tenere il Partito Democratico sulla questione della sfiducia a Salvini. Per Franceschini è stato commesso, da parte di Renzi, un grave errore iniziale, «la madre di tutti gli errori». Spiega il deputato dem: «Da parte di Renzi c’è stata più volte la rivendicazione orgogliosa di aver lasciato che Lega e 5 Stelle facessero il governo. Io credo che quella sia la madre di tutti gli errori. Sì, un grande sbaglio non avere fatto tutto quello che avremmo potuto fare per evitare la saldatura di Lega e 5 Stelle in una legislatura che peraltro elegge il Capo dello Stato».

Un errore mettere Lega e M5S sullo stesso piano

«Pensiamo ai danni che sono stati fatti in questo anno – continua Franceschini – danni materiali a famiglie, lavoratori, migranti, all’economia italiana e al sistema di valori condivisi del Paese. La strategia dei pop corn ha portato la Lega dopo un anno al 35 per cento. Abbiamo buttato un terzo dell’elettorato italiano, quello dei Cinque Stelle, in mano a Salvini».

Per Franceschini «è un errore mettere Lega e 5 Stelle sullo stesso piano. Il reddito di cittadinanza o il “no” alla Tav sono errori politici ma non sono la stessa cosa del far morire la gente in mare o dell’accendere l’odio, che è ciò che Salvini fa ogni giorno». Parole che certamente faranno discutere e che vanno in direzione diametralmente opposto a quelle degli esponenti del Partito Democratico più vicini all’ex premier Matteo Renzi, che da sempre si è dichiarato indisponibile a qualsiasi dialogo con i 5 Stelle.

A domanda diretta di Meli, poi Franceschini nega di pensare a un accordo di governo con il Movimento fondato da Beppe Grillo. «C’è qualcosa di più importante dell’interesse nostro, di un singolo partito – spiega – Nella prima Repubblica c’era l’Arco Costituzionale, che comprendeva forze di maggioranza e di opposizione, Dc e Pci, ed escludeva Msi e l’estrema destra. Oggi io – continua Franceschini – vorrei si lavorasse per cercare di costruire, e so quanto sarà difficile e faticoso, un arco di forze che, anche se non governano insieme, sono pronte a difendere insieme i valori umani e costituzionali che Salvini calpesta e violenta ogni giorno».

La chiusura di Renzi

Se Franceschini sembra aprire ai 5 Stelle, da Matteo Renzi arriva l’ennesima chiusura nei confronti dei pentastellati e l’ennesimo, durissimo, attacco a Luigi Di Maio. Il tema è quello dell’inchiesta di Bibbiano in cui risulta indagato, anche se per reati amministrativi, il sindaco Pd della cittadina. Con un post su Facebook l’ex presidente del consiglio si scaglia contro il ministro del Lavoro che aveva definito il Pd «il partito di Bibbiano». Senza giri di parole Renzi scrive: «Di Maio fa schifo».

Sono in volo verso l’Italia e leggo le polemiche su Bibbiano. Per me chi compie violenza sui bambini va punito senza…

Posted by Matteo Renzi on Sunday, July 21, 2019

Si legge nel post del senatore Pd: «Io dico che chi usa violenza contro i bambini deve andare in carcere e che chi strumentalizza politicamente la violenza sui bambini FA SCHIFO! Con che faccia Di Maio e Salvini attaccano noi? Su questi temi – continua Renzi – dovremmo essere uniti tutti insieme per difendere i bambini. Siamo padri e madri, siamo figli: come si fa a dividerci su vicende del genere?».

A poche ore dall’intervista in cui Franceschini apre ai 5 Stelle, quella di Renzi sembra proprio una risposta al suo ex ministro. Nessuna possibilità di alleanze o dialogo con Di Maio che, sempre nel post dell’ex segretario dem, è definito «un omuncolo meschino».

L’affondo di Faraone

Davide Faraone, ormai l’ex segretario regionale del Pd siciliano, dopo che lo scorso 19 luglio la commissione di garanzia del Partito ha annullato la sua elezione, va all’attacco della segreteria Zingaretti e, direttamente, di Dario Franceschini: «La sensazione che ho è che stanno epurando a uno a uno tutti i renziani del Pd per dimostrare a Di Maio di avere le carte in regole per un accordo. Franceschini è un autore di tutto questo. E un’operazione cinica e pericolosa a cui mi opporrò fino a quando avrò la forza di farlo», dichiara in una conferenza stampa a Palermo.

Faraone, che ha confermato di aver restituito la tessera Pd nelle ami di Zingaretti e che aveva annunciato già nella giornata di ieri 21 luglio di essersi autosospeso, vede nella Sicilia «il primo laboratorio di un accordo con il M5s che considero anni luce lontano da noi, al pari della Lega». Inoltre il senatore ed ex sottosegretario dem accusa la commissione di garanzia di andare oltre il proprio ruolo e accusa la segreteria Zingaretti di usarla «come strumento di epurazione politica».

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