Le pressioni dei leghisti (e Giorgetti) su Salvini per andare al voto: retroscena, perché il vicepremier frena

La tentazione di staccare la spina all’esecutivo è forte e le pressioni arrivano prima di tutto dagli amministratori locali del Carroccio

Matteo Salvini non si fida dei sondaggi. Se le analisi interne fatte dal partito vedrebbero la Lega sfiorare il 40% dei consensi, il leader del Carroccio e ministro dell’Interno prende tempo e non sembra intenzionato a staccare la spina al governo. La tentazione è forte, soprattutto tra uomini fidati come il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, sempre più in attrito con la sponda M5s del governo.

Secondo il retroscena del Corriere, le pressioni interne al Carroccio stanno aumentando. E mentre il sottosegretario 5 Stelle Stefano Buffagni prova a tranquillizzare i colleghi di partito, «i leghisti abbaiano ma non mordono», ripete da giorni, fonti vicine a via Bellerio raccontano di richieste sempre più insistenti degli amministratori locali che chiedono a Salvini di tornare alle urne.

Quattro italiani su 10

I consensi intorno alla Lega non scendono da tempo sotto quota 35%, a detta dei sondaggi. Ci sono addirittura degli studi interni, commissionati dallo stesso Carroccio, che danno una valutazione positiva delle elezioni anticipate: se si andasse al voto oggi, la Lega arriverebbe agilmente a un 40%. «Andiamo a governare finalmente da soli», si augurano e un po’ già esultano alcuni esponenti di spicco del partito.

Propaganda Salvini contro tutti

Il numero uno della Lega, man mano che si profila la possibilità di ricorrere al voto anticipato ponendo fine all’esperienza del governo Conte, avrebbe già pronta la strategia propagandistica. I 5 Stelle sarebbero accusati dei troppi “no”, alla Tav come all’autonomia regionale, il centrosinistra attaccati con il motivetto estivo dei leghisti: «E allora Bibbiano?».

Uno scenario plausibile

L’idea sarebbe quella di aspettare aprile 2020 per staccare la spina e stracciare il contratto di govenro. Ma se l’esecutivo non riuscisse a confezionare la flat tax, Salvini avrebbe un buon pretesto per interrompere quest’esperienza. Gli alleati, come dicono molti leghisti, sono da sempre un freno alla realizzazione delle politiche identitarie della Lega.

Il segretario della Lega e vicepremier, Matteo Salvini, alla festa del Carroccio ad Adro (Brescia), 21 luglio 2019

No alla decrescita felice

«Qualunque scelta prenderò nei prossimi giorni la prenderò per i miei figli e per il futuro degli italiani. Senza pensare a poltrone o ministeri. Non accetterò più di stare al governo con chi dice no a tutto, dall’autonomia alle strade. Non abbiamo bisogno della decrescita felice. Penso alla scelta fatta sul nucleare: oggi tornerei indietro», ha detto il 21 luglio dal palco di Adro.

Gli attacchi ai 5 Stelle

«Abbiamo aspettato anche troppo. Chi in Europa sta con Macron e Merkel in Italia non può stare con la Lega. Noi stiamo con gli italiani», ha detto Salvini. E sull’autonomia, ha alzato la voce: «Agli alleati dico o si va avanti o non si prosegue». Stessi toni sulla flat tax: «Vogliamo coraggio. O la facciamo insieme o la Lega la farà da sola». E ha concluso: «O arrivano tanti sì o non abbiamo tempo da perdere. Non siamo attaccati alle poltrone».