Di Maio torna a parlare dei rider, ma loro non si fidano più: «Solo chiacchiere, ci sentiamo traditi» – L’intervista

Con un post su Facebook, il ministro del Lavoro promette un decreto legge per tutelare i rider. «Parole al vento», dice a Open Emanuele Marcari dell’Unione Rider Roma

Migliaia, forse milioni di pasti sono stati consegnati dall’ultimo, fallimentare, tavolo sui rider al ministero dello Sviluppo economico. Mesi di silenzio, dove il dibattito politico si è focalizzato su tante questioni, tranne quella dei diritti per i fattorini.

Dal decreto dignità allo stallo

A giugno del 2018, Di Maio promise che li avrebbe trasformati in lavoratori subordinati e che la norma sarebbe stata inserita nel decreto dignità. Le aziende fecero muro, il provvedimento fu stralciato, fu avviata una trattativa con le aziende e i sindacati autonomi dei fattorini che non ha mai portato a nulla a causa delle rispettive posizioni, troppo distanti.

Ad aprile, dopo vari incontri con i sindacati confederati, il ministro del Lavoro ha annunciato che la legge sui rider era pronta: al posto della subordinazione, apparsa difficile fin dall’inizio, erano state inserite varie tutele e il divieto di pagamento a cottimo. Il testo, però, è rimasto chiuso in un cassetto.

L’annuncio di Di Maio

Ma Luigi Di Maio sembra non aver dimenticato le sue promesse: con un post su Facebook è tornato a parlare di rider. «Non c’è più tempo per aspettare. I rider esigono e meritano tutele. Faremo un decreto legge per loro e per tutti i lavoratori che in Italia vengono ancora sfruttati», ha scritto il ministro del Lavoro.

Una promessa che però sembra non bastare ai fattorini romani. «Solo chiacchiere», dice a Open Emanuele Marcari dell’Unione Rider Roma.

Marcari, il post di Di Maio dimostra comunque che non ha abbandonato il tema. Non crede?

«No, perché finora non ha realizzato nemmeno una delle sue promesse. Ha solo parlato anche troppo di noi, senza procedere con i fatti. Per questo definisco “chiacchiere”, parole al vento anche quelle dell’ultimo post».

Qual è il vostro sentimento generale?

«Io parlo a titolo personale in questo caso perché non ho avuto modo ancora di confrontarmi con gli altri fattorini di Union Rider Roma, ma posso dire che c’è un clima di delusione. Di Maio era stato veramente uno dei primi a occuparsi di noi, speravamo in un’apertura, che con lui al governo le cose per noi sarebbero cambiate. Invece siamo fermi a zero».

Il tavolo a novembre, la promessa, mancata, di inserire la norma nel decreto Crescita, una bozza di accordo collettivo mai diventata legge. Perché secondo lei finora non è stato raggiunto un accordo?

«Per ragioni politiche. È un governo, il nostro, che non ha una linea univoca su tantissimi temi, tra cui quello del lavoro. Io ho partecipato al tavolo di novembre. Un incontro totalmente inutile perché AssoDelivery (l’associazione che riunisce le aziende di food delivery come Glovo e Deliveroo) ha presentato una proposta che non era una proposta: ha ribadito le politiche aziendali, punto. Da parte del ministro in questi mesi non c’è stata voglia di portare avanti l’impegno preso con noi, mi sembra evidente».

Cosa direbbe a Di Maio oggi?

«Di occuparsi della nostra categoria e non solo fare spot elettorali su Facebook. È da mesi che dice di avere un provvedimento pronto, che ce lo faccia vedere».

Secondo dati di Deliveroo, in Italia i rider sono in aumento perché sempre più persone preferiscono la flessibilità. Cosa ne pensa?

«Sicuramente molte persone, me incluso, scelgono di fare il rider per avere degli orari più flessibili. Ma flessibilità non può essere sinonimo di mancanza di diritti. Ci sono fattorini che lavorano 14 ore al giorno, non deve essere permesso. Dov’è qui la flessibilità?».

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