Decreto sicurezza bis, oggi il voto: il Governo pone la fiducia al Senato. I dubbi sui numeri

Per il Pd c’è una nuova maggioranza con Forza Italia e Fratelli d’Italia. A provarlo, secondo i dem, il voto sulle pregiudiziali dove senatori di FdI e di FI hanno votato con Lega e M5S

Il governo ha posto la fiducia sul decreto sicurezza bis arrivato oggi 5 agosto in Senato per l’approvazione definitiva, dopo il sì ottenuto alla Camera lo scorso 25 luglio.

Si voterà questa sera: prevista per le 19.30 la prima chiamata. Il voto è stato accompagnato da (flebili) preoccupazioni per la tenuta del Governo che al Senato ha una maggioranza risicata. L’approvazione deve avvenire obbligatoriamente entro la settimana, prima della pausa estiva.

I calcoli sul voto

Al momento la maggioranza a Palazzo Madama è a quota 165, cioè 4 voti al di sopra della cosiddetta soglia di autosufficienza, rappresentata dalla metà più uno dei componenti e fissata dunque a 161 voti.  

A questa cifra si arriva sommando i 107 senatori M5s, i 58 della Lega, senza contare i due voti degli esponenti MAIE (Movimento Associativo Italiani all’Estero), che finora hanno votato praticamente sempre con la maggioranza. Un dato non da allarme rosso, ma che rende delicata ogni lettura di provvedimenti particolarmente sensibili, nel caso il governo dovesse contare esclusivamente sulle forze dei due partiti di maggioranza.

Nel caso del decreto di sicurezza bis, i voti delle Lega potrebbero scendere a 57, a causa dei problemi di salute di Umberto Bossi. Mentre in casa M5s preoccupa l’incognita dei dissidenti che potrebbero arrivare fino a 10. Sicuramente Elena Fattori voterà no, come ha annunciato, ma potrebbe mancare il voto anche di Alberto Airola, Virginia La Mura, Lello Ciampolillo e Mattia Mantero.

La posizione del M5S

La fortezza costruita in questi mesi in Parlamento dovrà fare i conti infatti con gli oppositori radicali, come alcuni del M5S tra cui il presidente della Camera Roberto Fico (che durante la scorsa votazione aveva abbandonato l’Aula), con le sfide avanzate da Forza Italia sull’incremento dei fondi stanziati per le forze dell’ordine e con tutti gli emendamenti presentati dal Partito Democratico.

Erano stati 17 i voti di opposizione nel Movimento durante la votazione alla Camera. Luigi Di Maio, capo politico pentastellato, ha rassicurato: «I numeri ci sono. Ormai manca poco all’approvazione di questo provvedimento».

L’approdo della senatrice M5s umbra Emma Pavanelli ha concesso un po’ di ossigeno alla maggioranza, ma non mette al riparo da agguati o incidenti parlamentari, timore di ogni esecutivo.

Chi voterà no

Pd e Liberi e Uguali rappresentano il fronte del no (per un totale di 55 sentarori), insieme a Emma Bonino di +Europa e agli ex del Movimento 5 Stelle. «ll Senato vota il ‘decreto insicurezza’ di Salvini. Con la sicurezza non c’entra nulla perché Salvini con le paure ci campa», ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

Il ruolo di Forza Italia

Nel gioco numeri è importante l’atteggiamento di Forza Italia che, pur approvando in linea di massima il decreto (vorrebbe più fondi per le forze dell’ordine), non può votare la fiducia con la maggioranza. Finora era circolata l’ipotesi che per dare una mano alla Lega, i senatori di Fi sarebbero usciti dall’Aula per abbassare il quorum.

Eventualità che però è stata smentita a poche ore dalla votazione. «I senatori di Forza Italia al momento del voto di fiducia sul dl sicurezza sfileranno sotto la presidenza dicendo “non partecipo al voto”». È quello che è emerso dopo la riunione del gruppo a Palazzo Madama.

Pd: nuova maggiornaza con FI e FdI

Secondo il Pd ci sarebbe ormai una nuova maggioranza di governo con Forza Italia e Fratelli d’Italia. Ne sarebbe prova il voto sulle questione pregiudiziali al decreto, respinte dal Senato con 217 no, 53 i voti a favore e due astenuti.

«Il voto sulle pregiudiziali al decreto Sicurezza bis certifica la nascita di una nuova maggioranza. Con Lega e M5s, contro la nostra pregiudiziale, hanno votato i senatori di FdI e di Fi. Il Pd è ormai l’unica opposizione al governo presente in Parlamento», fanno sapere in una nota il gruppo del Pd al Senato.

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