Agguato a Roma, morto Fabrizio Piscitelli, ultrà della Lazio noto come “Diabolik”

Il 53enne sarebbe stato ucciso con un colpo di pistola sparato alla nuca da una distanza ravvicinata

È stato ucciso con un colpo di pistola alla testa Fabrizio Piscitelli, ultrà della Lazio conosciuto come Diabolik. L’agguato è avvenuto in un parco della Tuscolana, nella periferia di Roma. Piscitelli sarebbe stato colpito da uno sparo a distanza ravvicinata.

Intanto, decine di persone, tra amici e ultras della Lazio, si sono ritrovate al parco degli Acquedotti. I presenti avrebbero rivolto urla e insulti contro i giornalisti e cronisti arrivati sul luogo del delitto.

Il sospettato

Il killer era a piedi e vestito da runner per confondersi tra i tanti che fanno jogging al Parco Acquedotti. È quanto emerge dalla ricostruzione dell’omicidio in base alle prime testimonianze raccolte dalla polizia.

Piscitelli era seduto su una panchina al parco con un altro uomo non identificato, quando è stato avvicinato alle spalle dal killer che ha esploso un colpo alla nuca, uccidendolo sul colpo. L’uomo che era con lui dopo l’agguato si è dileguato ed è ricercato in queste ore.

Per gli inquirenti l’omicidio sembra pianificato. Piscitelli aveva avuto in passato problemi giudiziari legati alla droga. Sulla morte sta indagando anche la Direzione distrettuale antimafia di Roma. Il procuratore Michele Prestipino ha aperto un fascicolo di indagine, al momento a carico di ignoti. Le indagini sono affidate ai poliziotti della Squadra Mobile. 

Chi era Fabrizio Piscitelli

Volto noto della Curva Nord degli ultrà della Lazio, Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, era stato più volte al centro di vicende giudiziarie legate al tifo per la Lazio, ma anche a indagini sul traffico internazionale di stupefacenti. Piscitelli viene menzionato anche nelle carte dell’inchiesta Mafia Capitale

A gennaio 2015 Piscitelli era stato condannato, insieme ad altri tre capi ultrà, a tre anni e sei mesi nell’ambito processo di primo grado per il tentativo di scalata alla Lazio che nel 2006 aveva coinvolto anche l’ex bomber icona del primo scudetto biancoceleste, Giorgio Chinaglia.

Secondo ​la ricostruzione dei pm Rocco Fava, Vittoria Bonfanti ed Elisabetta Ceniccola, gli imputati avrebbero compiuto una “campagna” intimidatoria e di pressioni sul presidente del club Claudio Lotito finalizzata a fargli cedere il club a un gruppo farmaceutico ungherese che sarebbe stato interessato all’acquisto e di cui Chinaglia sarebbe stato il portavoce.

Nel 2016 invece Piscitelli aveva subito il sequestro di oltre due milioni di euro, compresa anche una villa a Grottaferrata (provvedimento poi annullato dalla Cassazione) dopo le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia che lo vedevano coinvolto in un traffico internazionale di sostanze stupefacenti provenienti dalla Spagna. 

Secondo gli inquirenti che indagavano all’epoca sulla vicenda, Piscitelli era ritenuto un soggetto «pericoloso» da oltre 25 anni, «vissuto costantemente all’insegna della prepotenza e della sopraffazione sul prossimo, indifferente ai numerosi provvedimenti di polizia adottati nei suoi confronti» e si sarebbe «dedicato al crimine organizzato finanziando numerose importazioni di sostanze stupefacenti». 

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