Suicidio Epstein, le guardie che lo sorvegliavano si erano addormentate

Il milionario statunitense è rimasto incontrollato per 3 ore. Le guardie hanno falsificato i documenti per nascondere le prove dell’errore

L’apparente suicidio in carcere del finanziere Jeffrey Epstein ha un nuovo tassello. Secondo quanto emerso dalle indagini, le guardie che avrebbero dovuto tenere d’occhio la cella dove era rinchiuso il miliardario nel Metropolitan Correctional Center di Manhattan, si sono in realtà addormentate per tre ore, falsificando poi le prove del loro errore.

A rivelare la notizia è il New York Times, che aveva già dato la notizia di un mancato controllo. Le giornaliste Katie Benner e Danielle Ivory specificano come i due membri del personale dell’unità speciale in cui era detenuto – la 9 sud – scrissero in un registro che avevano controllato il finanziere ogni 30 minuti come di dovere, dato che Epstein aveva tentato il suicidio già una decina di giorni prima dopo il divieto di uscita su cauzione. Se quanto riportato fosse vero, le falsificazioni di registri ufficiali costituirebbero un crimine federale.

I responsabili – non identificati immediatamente – sarebbero un ex ufficiale non solitamente disposto a ruoli di quel tipo e che si era offerto volontario per questioni di straordinari, e un’altra ufficiale non appartenente a quell’ala della prigione e che era stata assegnata a quel reparto per carenza di personale.

Epstein, in carcere per l’accusa di abusi sessuali su decine di minorenni e traffico di minori, avrebbe potuto dunque agire incontrollato per 3 ore durante la notte tra venerdì e sabato. Il 66enne di New York è stato trovato morto alle 6:30: si era impiccato con un lenzuolo, fissandolo a una cuccetta superiore, e si era lanciato in avanti.

Sei giorni dopo il primo tentato suicidio, le autorità avevano valutato che il detenuto non era più un pericolo per la sua vita e lo hanno riportato nella vecchia cella, senza che nemmeno il compagno venisse sostituito.

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