Usa, i parassiti che stanno uccidendo le foreste: l’inquietante legame con il turismo

Le foreste continuano a essere minacciate dall’attività umana e non c’entrano solo i taglialegna

Avevamo già trattato di come i cambiamenti climatici possono influenzare il proliferare di parassiti pericolosi per la fauna e in certi casi anche per gli esseri umani.

Il problema, particolarmente sentito negli Stati Uniti, tocca anche la salute delle foreste, già minacciate dal disboscamento selvaggio, come nel caso della foresta amazzonica in Brasile. A tutto questo si aggiungono gli incendi nelle regioni attorno al circolo polare artico, legate alla fusione della calotta glaciale in Groellandia.

Uno studio pubblicato il 12 agosto dall’Organo dell’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti (Pnas), rivela un aumento dei parassiti legato per lo più al turismo e ai traffici commerciali. Parliamo di 450 specie che minacciano il 40% delle foreste americane. 

Umani e parassiti

Anche se in questo caso la questione della crisi climatica non c’entra direttamente, abbiamo sempre un elemento in comune: la nostra attività e le sue conseguenze, che quando hanno ricadute sui nostri polmoni verdi non fanno altro che aggravare i problemi già esistenti, specialmente tenendo conto dell’aumento dei livelli di CO2 in atmosfera.

Oltre a questo «le foreste offrono una vasta gamma di servizi ecosistemici vitali – spiegano gli autori dello studio – Usando più di 92.000 appezzamenti di campo, abbiamo quantificato per la prima volta la perdita di biomassa indotta dai parassiti negli Stati Uniti».

Si tratta quindi di un lavoro che offre per la prima volta dei dati completi – o quasi – sullo stato di salute delle foreste americane, a fronte di una letteratura scientifica piuttosto limitata, soprattutto quando si tratta di studiare l’impatto dei parassiti sulla riduzione della biomassa, con ripercussioni anche negli ecosistemi.

Commercio, turismo e CO2

Proprio la dinamica del carbonio è stata alterata a seguito dell’introduzione di parassiti invasivi dovuti all’attività commerciale e turistica. Tra le specie maggiormente colpite  il castagno, l’olmo e il frassino. Circa il 40% della «biomassa viva totale» è minacciata dal fenomeno, così come la capacità di assorbire il diossido di carbonio.

I risultati ottenuti dallo studio sono stati definiti «potenzialmente significativi» al fine di delineare future strategie politiche volte a studiare meglio il problema dell’assobimento ed emissione della CO2.

«In tutto il mondo, le foreste sono sempre più colpite da insetti e malattie non native – continuano i ricercatori – alcune delle quali causano una notevole mortalità degli alberi. Le foreste negli Stati Uniti sono state invase da un numero particolarmente elevato (> 450) di specie di parassiti che si nutrono degli alberi».

Stando al poco che si sta facendo oggi, dal momento che si tratta di fenomeni globali, quindi non risolvibili solo con l’azione individuale degli Stati, «la situazione è destinata a peggiorare, con un effetto devastante sulle foreste che da ammassatrici di carbonio diventeranno responsabili delle emissioni», come ha spiegato Songlin Fei, una delle ricercatrici della Purdue University che ha partecipato alla produzione dello studio.

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