Governo Pd-M5s, la bozza del contratto giallorosso: i due punti che possono far litigare dem e grillini

Dal salario minimo ai temi etici, passando per l’ambiente e una rivisitazione delle politiche migratorie. Ma le due forze politiche si incontreranno mai su Tav e giustizia?

Lontane, ma vicine, appaiono oggi le due forze politiche, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle che, secondo alcune ricostruzioni, stanno dialogando in vista del post-governo gialloverde dopo la crisi innescata da Matteo Salvini e il benservito, apparentemente definitivo ormai, dei vertici grillini.

Ma cosa potrebbero fare, insieme, Movimento 5 Stelle e Partito democratico? La Repubblica azzarda un’analisi delle ragioni che potrebbero tenere insieme, eventualmente, grillini e dem, delineando i contorni di una riedizione del contratto di governo in salsa giallorossa.

Terreno comune

Si parte, innanzitutto, dalla necessità – condivisa dalle due forze politiche, di scongiurare l’aumento dell’Iva a partire dal primo gennaio 2020. Per farlo servono 23,1 miliardi preservando però la spesa sociale. Tra Pd e M5S sembra possibile un dialogo sul salario minimo orario, ultima battaglia che si volevano intestare i grillini con l’attuale esecutivo ma destinata, per ora e in questo contesto, a non vedere la luce. Per il salario minimo però i dem chiedono di non sacrificare la contrattazione decentrata.

Le due forze trovano un terreno comune anche nel taglio del cuneo fiscale e nel tema della tutela per i rider, nonché in iniziative fiscali a sostegno della famigli e nella parità di genere nelle retribuzioni, nota ancora Repubblica.

Le due forze hanno votato per Ursula von der Leyen alla Commissione europea, e il Movimento guidato da Luigi Di Maio sembra ormai solido nella sua contrarietà all’uscita dall’euro né, come il Pd, vuole una rottura clamorosa con Bruxelles. Occhio allo spread e, secondo il quotidiano diretto da Carlo Verdelli, qualcuno potrebbe addirittura riesumare una proposta renziana: quella di spingere il deficit alla soglia del 3% per 3 anni. Insieme, si potrebbero anche rivedere le regole sui bilanci, ovvero il Fiscal Compact, non considerando poi gli investimenti pubblici nel calcolo del deficit. Spazio di manovra anche per maggiori investimenti nell’istruzione, nel pubblico impiego, nella sanità e persino nella ricerca.

Quello dell’ambiente era un tema caro ai Cinque Stelle della prima ora e potrebbe essere un altro tema comune con il Pd in ottica di sostenibilità e green economy. Si potrebbe persino tornare a parlare di temi etici e civili come il fine vita, e non si esclude convergenza sulla legalizzazione della cannabis, visto che alle Camere sono svariate le proposte di legge dem e grilline al merito.

Sfide

Non c’è convergenza, almeno al momento, sulla riforma inerente il taglio dei 345 parlamentari rilanciata da Luigi Di Maio in questi giorni di crisi di governo e per il cui voto definitivo la Camera dovrebbe esprimersi il 22 agosto. Il Pd ha votato contro, ma l’ala renziana – lo si ricorderà – aveva ragionato in tal senso all’epoca del referendum costituzionale per l’abolizione del Senato.

E poi c’è l’autonomia, tema su cui le due forze, con il governo in carica, hanno litigato. Ma un dialogo, secondo Repubblica, sarebbe possibile a partire dalla versione “morbida” – sullo stile del modello Emilia governata dal Pd.

Un’altra scommessa è certamente quella inerente al tema dei flussi migratori. Pd, Leu e l’ala sinistra dei 5 Stelle sono contro l’esito tanto caro a Matteo Salvini dei due decreti sicurezza e optano certamente per una rivisitazione meno dura. Di certo, Marco Minniti per molti è stato il predecessore di Matteo Salvini, con il suo codice di condotta per le ong, ma un approccio più soft al tema potrebbe essere un terreno di incontro tra le due forze. La riforma della cittadinanza e lo ius soli restano riforme difficili da attuare anche con un’eventuale maggioranza giallorossa.

E il reddito di cittadinanza? Non si tornerebbe indietro, considera Repubblica, ma il sistema verrebbe probabilmente rivisto. Il Pd spingerebbe per un approccio più vicino a quello che era il loro Reddito di inclusione, magari in chiave allargata, con la separazione tra sostegno contro la disoccupazione e assistenza a chi è in stato di povertà.

Infine quota 100, per i dem un peso sui conti pubblici e sulle future generazioni. Il terreno comune potrebbe essere quello di tornare a favorire un’uscita anticipata dal lavoro per chi svolge mestieri gravosi.

Incompatibilità

Nessuna compatibilità per alcuni grandi temi come Ilva – scottante e ancora aperto – e trivelle, Tav e riforma della giustizia, e in generale per il tema delle infrastrutture. Sulla giustizia, la lotta eterna tra giustizialisti e garantisti lasciano sul piatto lo stop alla prescrizione che, al netto di novità, diventerà effettivo dal 2020.

E poi c’è la Tav: per i Cinque Stelle quasi la madre di tutte le battaglie, l’ultima roccaforte in cui il Movimento, dopo aver ceduto praticamente su tutto, si è trincerato contro l’attuale alleato di governo leghista. Ecco: anche il Pd, come il Carroccio, è a favore dell’Alta Velocità Torino Lione. E la posizione dell’attuale premier Giuseppe Conte – che alla fine ha chiuso i giochi, dicendo che la Tav si farà – potrebbe restare l’epilogo della vicenda, nonostante i Cinque Stelle.

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