Molestie sessuali nel ciclismo femminile. Dalle accuse a un manager belga al protocollo #MeToo per denunciare

L’iniziativa prevederà una serie di misure atte a limitare la presenza degli uomini nella vita delle atlete, come il divieto di accesso a determinati spazi

Esther Meisels è una giovane ciclista israeliana di 24 anni. Nelle ultime ore il suo nome sta facendo il giro del mondo per aver denunciato il manager della sua squadra di ciclismo Health Mate, Patrick Van Gamsen.

«Lo stipendio era basso: la Health Mate-Cyclelive faticava a trovare sponsor. Così il manager ci propose di vivere da lui a Ekeren, in Belgio. Sei cicliste di sei Nazioni diverse nell’ultimo piano di una casa molto grande e la soluzione sembrava ok», ha raccontato Esther in un’intervista ripresa dal Corriere della Sera.

E poi: «Il problema è che lui, da subito, si mostrò troppo espansivo: cercava di abbracciarci o baciarci, girava in mutande, faceva commenti sul nostro corpo e quando ci ritiravamo infastidite lasciava intendere che non ci avrebbe selezionate per le gare. Per evitarlo sono arrivata a chiudermi in camera tutto il giorno. Alla fine sono scoppiata».

Oltre alla ventiquattrenne, altre quattro del team (tra loro Tara Gins e Chloë Turblin) hanno denunciato i comportamenti sconvenienti del patron della società.

Da aprile, Meisels e le sue colleghe sono senza lavoro. Sono solo dieci le atlete rimaste alle dipendenze del manager in attesa di una decisione della Commissione etica federale.

Sulla scia degli eventi che raccontano sempre più di un ciclismo femminile preda di abusi sessuali e comportamenti sconvenienti da parte degli uomini, – complici anche i fatti del 2017 legati alla Cervelo-Bigla, dove milita la star Annemieke van Vleuten – lunedì scorso i tedeschi del Team Sunweb (il vincitore del Giro 2017 Tom Dumoulin, per chi non masticasse troppo il ciclismo) ha annunciato un decalogo contro gli abusi, dal titolo #MeToo cycling.

Il protocollo prevederà una serie di misure atte a limitare la presenza degli uomini – statisticamente prevalenti nei ruoli dirigenziali e tecnici- nella vita delle atlete, come il divieto di accesso a determinati spazi. Vi sarà inoltre una commissione interna di garanti, interventi immediati qualora si verificasse una certa condotta sconveniente.

Infine verrà predisposta la presenza di una «consulente» scelta da ogni atleta presente durante massaggi, medicazioni e riunioni. La pena per chi verrà sorpreso a trasgredire sarà il licenziamento in tronco.

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