L’addio amarissimo di Toninelli dal ministero: «Ho donato tutto me stesso: il sistema contro di me»

«Abbiamo sempre detto, la prima grande opera di cui l’Italia ha bisogno sono tante piccole opere diffuse sul territorio», dichiara su Facebook l’ex ministro. E non avrebbe potuto essere più chiaro di così

Addio, adieu, hasta luego, sayonara. Sono giorni difficili per i ministri dell’ormai ex governo giallo verde che si preparano a lasciare i vecchi incarichi. Ed ecco che arriva anche il turno di Danilo Toninelli, uno dei volti più noti del Movimento 5 Stelle, che ha avuto l’onore e l’onere di capitanare per circa quindici mesi il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Un impegno «al tempo stesso gravoso ed entusiasmante», «un’esperienza intensa come non mai, che ha superato ogni mia immaginazione», come ha dichiarato lui stesso in un lungo post di addio su Facebook. E ancora: «Ho donato tutto me stesso, a volte anche sbagliando, come può capitare». Come nelle migliori storie d’amore, quella tra Toninelli e le Infrastrutture si conclude, tra lacrime e sorrisi, anche con qualche recriminazione e constatazione amara.

Rimane sicuramente il bel ricordo delle tante cose fatte per la res publica che l’ex ministro al servizio dei cittadini non esita a elencare, assumendosi le sue responsabilità. Tre parole chiave: «manutenzione, controlli, autostrade». Ma è proprio l’ultima parola a provocare un sussulto di dolore in Toninelli: «Qui la rivoluzione che abbiamo impostato mi è costata durissimi attacchi personali. Il sistema ha reagito con una campagna mediatica scientificamente pianificata contro la mia persona».

Non è chiaro quali siano esattamente gli attacchi a cui si riferisce, ma si tratta presumibilmente di quelli seguiti alle sue più ardite uscite e dichiarazioni da ministro. Tanti piccoli episodi che compongono il mosaico toninelliano. Dopotutto è lo stesso Toninelli a indicare l'(auto)strada: «Abbiamo sempre detto: la prima grande opera di cui l’Italia ha bisogno sono tante piccole opere diffuse sul territorio». Un’ennesima massima che arresta la mente e sollecita inesorabilmente la memoria.

The best of Toninelli sul web

Tra i frammenti del mosaico mediatico dell’ex ministro, occupano una posizione rilevante tre episodi. Il primo risale all’ottobre del 2018 quando Toninelli riuscì a superare l’ex ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini che in tempi ormai lontani aveva ipotizzato l’esistenza di un tunnel tra il Cern di Ginevra e il Gran Sasso dell’Italia.

«Sapete quante delle merci italiane, quanti degli imprenditori italiani utilizzano con il trasporto principalmente ancora su gomma il tunnel del Brennero?» – dichiarò il Ministro. Peccato che il tunnel del Brennero non esista.

Al secondo posto ci sono invece le dichiarazioni infelici sul ponte Morandi di Genova fatte dal ministro al Salone nautico della stessa città. Con un notevole volo pindarico Toninelli ipotizza «un ponte luogo di incontro in cui le persone si ritrovano, in cui le persone possono vivere, possono giocare, possono mangiare».

Una visione ardita per un viadotto autostradale e sul web i meme impazzano ancora. Un altro momento cult è invece più recente, risale al vicino marzo 2019 quando la crisi di governo che lo avrebbe catapultato fuori dal Mit non era ancora prevedibile.

Durante un’intervista al Tg2 Motori, Toninelli elogia le credenziali verdi dell’auto elettrica di cui si trova alla guida. Quando però la giornalista chiede al responsabile delle Infrastrutture che macchina abbia, Toninelli ammette di aver da poco comprato con sua moglie una Jeep Compass Diesel. L’episodio, prevedibilmente, lo catapulta in cima a Twitter.

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