Perché anche Trenta e Toninelli hanno firmato il divieto di ingresso nelle acque italiane per la nave Eleanore

Inizia l’ennesimo braccio di ferro con un’altra ong: la tedesca Lifeline non può entrare, sostare e transitare nelle acque italiane

Nuovo scontro su migranti e ong all’interno del dimissionario governo gialloverde? Da un lato c’è la nave Eleanore, della ong tedesca Lifeline, che ieri ha salvato 101 persone nel Mediterraneo centrale (con tanto di avvicinamento della Guardia Costiera libica).

Dall’altro un divieto di ingresso nelle acque italiane, firmato prima dal ministro dell’Interno Matteo Salvini e controfirmato, in giornata – e a sorpresa, politicamente parlando – dai ministri 5 Stelle Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta.

Qui il documento, che è stato notificato via mail al comandante della Eleonore, Claus-Peter Reisch. Il documento è firmato digitalmente. «Certo che Salvini potrebbe almeno usare la sua matita e omaggiarci di un suo autografo», chiosa a Open il cofondatore di Lifeline, Axel Steier.

Il divieto di ingresso

Matteo Salvini ha comunicato, la mattina del 27 agosto, di aver firmato il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane per la nave Eleonore, battente bandiera tedesca.

La misura arriva a meno di 24 ore dall’annuncio del comandante della nave Eleonore dell’ong Lifeline: il suo equipaggio ha soccorso e recuperato 101 personeil cui gommone stava imbarcando acqua al largo della Libia. La Eleanore è una nave piccola, di 20 metri. A Open, dalla ong tedesca, spiegano la necessità di un porto sicuro immediato. «Non potremo resistere a lungo, meno di due giorni», dicevano ieri.

Nel primo pomeriggio arriva la comunicazione – sempre da parte del Viminale: il provvedimento è stato firmato anche da Trenta prima e da Toninelli poi. «Del divieto verrà informato il Presidente del Consiglio e il contenuto notificato al capitano della nave», dice il Viminale. Eleonore ha lasciato la zona sar libica ed è diretta verso nord. «Soddisfazione del Viminale, per la ritrovata compattezza del governo a fronte dell’ennesimo tentativo di avvicinamento alle acque italiane di una ong tedesca», dicono dal ministero degli Interni.

«Compattezza»?

Salvini parla di «compattezza» per un governo che, di fatto, non c’è più. Ma perché, in questi tempi di crisi di governo e con un esecutivo di fatto dimissionario, i 5 Stelle Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta hanno firmato il provvedimento rilanciato dall’ex alleato leghista? Una possibile lettura la dà Emanuele Fiano del Pd in diretta su La7 nel corso della Maratona Mentana. «Stanno applicando una legge, presumo. Una legge sbagliata e da cambiare, ma approvata dal Parlamento».

D’altro canto «lo stesso presidente della Repubblica ha segnalato al Parlamento i punti critici del testo con una lettera, a partire dall’aumento esponenziale della multa per le navi ong che si occupano di ricerca e soccorso».

Sulla firma di Trenta, e a trattativa Pd-M5S faticosamente ancora aperta per la formazione di una nuova maggioranza, e mentre arrivano le notizie di un nuovo naufragio nel Mediterraneo centrale, davanti alle coste libiche, con decine di morti, arriva l’affondo di Matteo Orfini del Pd. «Mentre contiamo decine di morti nel Mediterraneo, Salvini chiude i porti a chi ha salvato 101 esseri umani e annuncia che anche Elisabetta Trenta ha sottoscritto la scelta, mentre Conte tace», twitta Orfini. «Per me #discontinuità significa prima di tutto smetterla con queste politiche disumane. Subito».

La chiusura dei porti

All’articolo 1, il decreto sicurezza bis stabilisce che il ministro dell’Interno «può limitare o vietare l’ingresso il transito o la sosta di navi nel mare territoriale» per ragioni di ordine e sicurezza, cioè quando si presuppone che sia stato violato il testo unico sull’immigrazione e in particolare si sia compiuto il reato di «favoreggiamento dell’immigrazione clandestina».

Il provvedimento deve essere controfirmato dai titolari dei due dicasteri che, in questo esecutivo, sono esponenti del Movimento 5 Stelle, rispettivamente Danilo Toninelli e Elisabetta Trenta. Quello di Difesa e Infrastrutture non è quindi un potere di veto, ma di controfirma.

Quindi i gabinetti dei ministeri si limitano a verificare che la richiesta presentata dal Viminale – responsabile, si presuppone, delle verifiche di cui sopra sui «motivi di sicurezza» – non presenti vizi di forma e di legge. Niente altro.

E proprio in questo può rinvenirsi anche la ragione dell’unico no detto in questi mesi da Trenta e Toninelli a un divieto di ingresso in acque territoriali a una nave ong. Si trattava della Open Arms, poche settimane fa: Trenta e Toninelli non hanno controfirmato il secondo divieto di ingresso voluto dal Viminale, dopo che il primo era stato annullato da una decisione del Tar per la «situazione di manifesta urgenza» che si era venuta a creare a bordo, con centinaia di migranti salvati nel Mediterraneo centrale e bloccati in mare senza un porto sicuro per giorni.

«Quel decreto è stato bocciato dal Tar ed emetterne un altro identico, per farselo bocciare di nuovo dal Tar dopo 5 minuti, esporrebbe la parte seria del Governo, che non è quella che ha tradito il contratto, al ridicolo», aveva scritto Toninelli su Facebook.

In copertina/Ansa

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