Si torna a scuola, ma mancano i supplenti e un prof su 5 è precario: la campanella rotta dell’istruzione italiana

Mancano i docenti, soprattutto per le discipline tecniche e per il sostegno. E i presidi ricorrono all’assunzione di personale non laureato

L’anno scolastico sta per iniziare, in molte scuole i docenti già si sono riuniti per programmare l’attività didattica degli studenti. La campanella, insomma, è suonata: ma sembra più una sirena d’allarme per lo stato di salute della scuola italiana. Anno scolastico 2019/2020, docenti precari, supplenze e studenti senza laurea chiamati dai presidi per non lasciare le cattedre vuote.

Sostegno e precarietà

I dati sono eloquenti: sono circa 170mila i docenti supplenti che gireranno per le scuole italiane. Mentre, un insegnante su 5 è precario. L’ex ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha chiesto l’immissione in ruolo di 58mila insegnanti. Ma, ad ogni modo, mancano le persone che aspirano a determinati ruoli, soprattutto le cattedre di sostegno. La stima dei sindacati della scuola è che, quest’anno, quasi 30mila posti rimarranno scoperti.

E intanto gli insegnanti vanno in pensione

Ad aggravare la situazione, l’introduzione di Quota 100: la forma di pensionamento anticipato approvata dal governo Lega – M5s ha avuto particolare incidenza sulla categoria. Da sommare agli insegnanti che lasciano le cattedre per vecchiaia, sono più di 20mila i prof che, usufruendo della norma, sceglieranno di uscire dalla classe a 62 anni.

I presidi non hanno alternative

Gli alunni, tra i banchi, non possono restare senza insegnanti. Pur di coprire le ore di lezione previste dal ministero, i presidi dovranno ricorrere all’istituto della cosiddetta “messa a disposizione”, o Mad. In concreto, esaurite le graduatorie, possono procedere alla convocazione di studenti neo laureati o in alcuni casi persino quelli che non hanno ancora conseguito una laurea. Una pratica che si sta diffondendo molto nel Nord Italia, soprattutto per le materie tecniche e per il sostegno.

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