Draghi, finale col botto: torna il quantitative easing per rilanciare l’Eurozona. Ecco come funziona

Fra poche settimane la guida della Bce passerà alla francese Christine Lagarde

Dopo nove mesi, torna il bazooka della Banca Centrale Europea per rilanciare l’economia dell’Eurozona e tutelare i titoli sovrani dei singoli paesi sui mercati. Il programma della Bce di Quantitative Easing da 20 miliardi al mese è lo stimolo più forte da tre anni e mezzo a questa parte.

L’istituzione ha anche limato ulteriormente il tasso sui depositi. Sono queste le ultime decisioni forti dell’era Draghi: il presidente italiano della banca che ha sede a Francoforte passerà, tra poche settimane, le consegne alla francese Christine Lagarde.

Secondo Mario Draghi, i Paesi che hanno spazio di manovra sul fronte dei conti pubblici dovrebbero utilizzarlo «in maniera efficace e tempestiva» per fronteggiare la situazione economica più difficile. Il quasi ex presidente della Bce ha poi sottolineato che i Paesi ad alto debito dovrebbero invece mantenere una politica di bilancio «prudente».

Cos’è il Quantitative Easing

L’allentamento quantitativo, più conosciuto con la locuzione inglese Quantitative Easing, è un insieme di strumenti che le banche centrali utilizzano per intervenire nel sistema economico e, in generale, aumentare il quantitativo di moneta in circolazione.

Negli ultimi anni è stato il cavallo di battaglia di Mario Draghi: il banchiere italiano ha, dal 2015, fatto ricorso a questa misura per dare una spinta alla ripresa economica dell’Eurozona. Altri casi recenti sono quelli del Giappone, nel 2006, per contrastare il rischio deflazione, e di Stati Uniti e Regno Unito nel 2008.

Le banche centrali sono solite dare il via all’allentamento quantitativo quando ridurre il tasso d’interesse, ovvero abbassando il costo del denaro per banche, imprese e famiglie, non è più sufficiente a dare un boost all’economia reale. Questa politica monetaria espansiva prevede:

  • la stampa di nuova moneta da parte della banca centrale;
  • la sua immissione sui mercati attraverso l’acquisto di titoli;
  • l’apprezzamento di quei titoli (di Stato o finanziari) e la riduzione dei rendimenti delle cedole;
  • di riflesso, riduzione dei mutui, dei debiti privati e maggiore disponibilità delle banche a erogare prestiti e finanziamenti.

Ma non sempre, quando si utilizza il Quantitative Easing, tutto va per il verso giusto: con la circolazione di nuova moneta, esiste il rischio di avviare una spirale di aumento dell’inflazione, difficile da fermare.

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