Perché l’Ue vuole un Commissario per “proteggere il nostro stile di vita”?

La lettera indirizzata da von der Leyen a Margaritis Schinas aiuta a capire meglio quali sarebbero le competenze del nuovo Commissario. Ma ci sono ancora diversi punti di domanda

La decisione della presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen, di affiancare all’incarico di Commissario Ue deputato al governo dei fenomeni migratori il compito di «proteggere il nostro stile di vita» – compito affidato al greco Margaritis Schinas – ha suscitato scalpore in Europa, portando persino il presidente del parlamento David Sassoli ha manifestare il suo sconcerto per la scelta di nome per la carica.

Proteggere il nostro stile di vita dagli immigrati dunque? Alla domanda di una giornalista, la neopresidente non ha voluto rispondere subito. Come del resto non hanno fatto altri membri della nuova Commissione, delegando un eventuale chiarimento al loro capo. Ma, al netto del silenzio dei diretti interessati, che informazioni esistono sul ruolo che andrebbe a ricoprire Schinas? In che modo dovrebbe essere diverso da quello del suo predecessore?

Da Dimitris Avramopoulos a Margaritis Schinas

Fino ad oggi il compito di applicare le politiche europee in materia d’immigrazione è spettato a un altro politico greco, Dimitris Avramopoulos, diplomatico di carriera e membro del partito conservatore Nuova Democrazia. Il suo ruolo è stato sempre più vicino al ministro dell’Interno, il suo mandato quello di coordinare l’azione europea in materia di rimpatri, contrasto all’immigrazione irregolare e al traffico di essere umani, oltre all’implementazione delle politiche d’asilo.

Vista l’alta incidenza della crisi migratoria del Mediterraneo sulla Grecia, non è un caso che gli subentrerà un suo compatriota (per’altro del suo stesso partito). A differenza di Avramopoulos, Schinas ha alle spalle un passato non da diplomatico ma una lunga carriera nelle istituzioni europee.

Due figure simili quindi, una nomina in continuità con il passato che nasconde però una discontinuità nella natura e negli obiettivi del ruolo dei Commissario. A partire dal nome, non più Commissario Migrazione, Affari Interni e Cittadinanza ma – nonostante non ci sia cenno di questo sul suo profilo Twitter – Commissario per la Protezione dello stile di vita europeo.

Twitter / Il profilo del neo-commissario. Non c’è un accenno al controverso nome scelto da von der Leyen per il ruolo

«Proteggere lo stile di vita Europeo»

Così si intitola anche il quarto punto dell’agenda programmatica di Ursula von der Leyen, presentata il 10 settembre al parlamento europeo. Una frase che riecheggia la retorica xenofoba che tende ad attribuire all’immigrazione, piuttosto che ai mass media o al sistema educativo per esempio, il potere di condizionare la vita culturale di un intero Paese nonostante si tratti di una minoranza di persone tendenzialmente lontane dalle leve del potere.

Secondo il documento programmatico sono tre i temi di competenza di Schinas: la legalità – «Il rispetto dello stato di diritto» si legge – la difesa dei confini e la sicurezza interna in chiave di contrasto al terrorismo, tutela del cittadino contro non meglio specificate forme di criminalità e dell’erario degli Stati europei contro il riciclaggio di denaro sporco.

Le misure proposte hanno poco di nuovo e riprendono i discorsi fatti da von der Leyen in occasione della sua elezione: un aumento nel numero di agenti Frontex (10 mila in più entro il 2027), un sistema d’asilo europeo per i profughi, un nuovo meccanismo (al vaglio del parlamento) per sanzionare gli stati membri che non rispettano lo stato di diritto. Certo è che non aiutano a capire cosa li leghi tra loro, facendo supporre semplicemente che l’Unione europea intende affrontare queste sfide aumentando i controlli.

Commissione Ue / La lettera di von der Leyen a Margaritis Schinas

Ma un altro documento, la lettera indirizzata da von der Leyen al nuovo Commissario, rivela una strategia molto più incentrata sull’integrazione e un mandato molto meno punitivo. Secondo questa seconda ricostruzione lo “stile di vita europeo” sarebbe non tanto da proteggere quanto da coltivare, tramite investimenti in scuola, cultura, sport e preparazione alla vita lavorativa.

«Proteggere lo stile di vita europeo richiede assicurarsi che i lavoratori abbiano le necessarie competenze per prosperare nel mondo del lavoro […] ma sottolinea anche la necessità di arrivare a un sistema di migrazione legale ben gestito, con una forte enfasi sull’integrazione[…]», si legge nella lettera.

E ancora: «Lo stile di vita europeo si basa sulla solidarietà, sulla serenità d’animo e sulla sicurezza. Dobbiamo affrontare le preoccupazioni e le legittime paure dei nostri cittadini per quanto riguarda l’impatto dell’immigrazione irregolare sulla nostra economia e sulla nostra società».

Insomma, la linea di von der Leyen pare essere quella di usare una retorica punitiva sul tema per tranquillizzare e rassicurare i sostenitori di una “fortezza Europa” e puntare sull’integrazione senza però sfidare apertamente le aree più xenofobe della società europea. Bisognerà aspettare il mese di ottobre, quando i Commissari verranno messi al vaglio del parlamento, per capire se saprà anche alleviare le paure degli eurodeputati che in questi giorni hanno duramente criticato la sua scelta.

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