Canada, il premier Trudeau a una festa con la faccia truccata di nero. Altra bufera prima del voto: «Non avrei dovuto farlo»

Dopo la pubblicazione da parte del «Time» di una foto risalente al 2001, il premier canadese ha dovuto chiarire l’accaduto: Ora so che è stato un gesto razzista

Il premier canadese Justin Trudeau si è dovuto scusare dopo la diffusione da parte della rivista Time di una foto del 2001 che lo ritraeva con il viso dipinto di nero durante una festa e che ha fatto indignare la comunità musulmana in Canada.

La foto risale ai tempi in cui il 29enne Trudeau faceva l’insegnante in una scuola privata a Vancouver. Aveva partecipato a una festa intitolata “Arabian nights”, riferimento alla famosa collezione di storie e racconti di Le mille e una notte, con tanto di turbante e abiti arabeggianti, ma soprattuto il volto truccato con la “brownface”. Time ha rintracciato le altre persone immortalate nella foto e presenti a quella festa, tutti erano in costume, ma solo l’attuale premier canadese aveva deciso di colorarsi la faccia.

«Non avrei dovuto farlo», ha detto Trudeau quando lo scorso mercoledì ha ammesso ai giornalisti di essere il ragazzo nella foto. «Avrei dovuto saperlo meglio e non lo sapevo. Mi dispiace davvero». Al premier è stato quindi chiesto se considerasse razzista quella foto, e Trudeau ormai 47enne ha ammesso: «Sì, lo è stato. All’epoca non lo consideravo razzista, ma ora lo sappiamo meglio».

Dopo il chiarimento e le scuse, il primo ministro ha anche confermato che non è stata quella l’unica volta in cui si è mascherato. Mentre era al liceo ha riferito di aver partecipato truccato a una gara di talenti cantando ‘Day O’, nota canzone jamaicana interpretata dal cantante afroamericano e attivista per i diritti civili Harry Belafonte: «Mi dispiace profondamente di averlo fatto», ha detto.

Una foto che arriva a ridosso delle elezioni di ottobre, dove Justin Trudeau cerca la riconferma come primo ministro. Ma l’ipotesi di un secondo mandato sembra in salita. Già a febbraio il premier era finito in un grosso scandalo a causa delle pressioni fatta all’allora procuratore generale Jody Wilson-Raybould affinché favorisse una società petrolifera del Quebec, la SNC-Lavalin, collegata da anni al Partito Liberale di Trudeau e coinvolta in tangenti per 47.7 milioni di dollari all’ex rais libico Muammar Gheddafi.

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