Conte sul “fine vita”: «Non credo nel diritto alla morte, sì a obiezione di coscienza per i medici»

Il premier interviene per la prima volta sul tema dopo la storica sentenza della Consulta

«Da giurista e cattolico dubito esista un diritto alla morte». A parlare è il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si pronuncia così sulla questione del “fine vita”, per la prima volta dopo la sentenza della Corte Costituzionale.

«È giusto che ci sia un confronto sereno, serio, in Parlamento. Non voglio far pesare la mia opinione personale: da giurista e da cattolico mentre non ho dubbi che esista un diritto alla vita, perno di tutti i diritti della persona, dico che è da dubitare ci sia un diritto alla morte».

«Esiste un diritto all’autodeterminazione per cui scelgo le mie cure, ma scegliere di essere avviato alla morte e chiedere l’ausilio di personale qualificato può essere un po’ dubbio», dice il premier da Ceglie Messapica (Brindisi).

E per quanto riguarda la possibilità per i medici dell’obiezione di coscienza dice: «Se si stabilisce il diritto alla morte, bisogna quanto meno concedergliela». Una sentenza, quella della Consulta, arrivata per colmare il vuoto lasciato dalla politica che in undici mesi non è riuscita a trovare un accordo sulla legge.

Anche se la Corte Costituzionale ha bloccato l’articolo 580 del codice penale, il suo intervento è servito non a chiudere, ma ad aprire la strada a una mossa legislativa e a rimettere nelle mani del Parlamento il compito di legiferare su eutanasia e suicidio assistito nei pazienti con patologie intollerabili e irreversibile.

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