Nuovo scoop di Avvenire: il trafficante libico “Bija” presente anche a Roma. Bonino e Fratoianni chiedono chiarezza

di OPEN

L’inchiesta di Avvenire mostra che un noto trafficante è stato ospite anche della guardia costiera italiana, gettando nuove ombre sulla composizione, i meriti e la legalità della Guardia costiera libica

Dopo essere andato in Sicilia per partecipare a un incontro con gli ufficiali italiani del Cara di Mineo, il trafficante libico Abd al-Rahman Milad, detto “Bija”, sarebbe andato a Roma, questa volta per una serie di incontri di formazione. A dare la notizia è nuovamente il quotidiano Avvenire, che cita Luca Raineri, ricercatore di Relazioni Internazionali e Security Studies presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

L’incontro di formazione

Sul sito della guardia costiera italiana è ancora presente il link alla pagina dell’incontro, con tanto di foto di gruppo. Tra i delegati c’è anche Bija – indossa un abito blu, visibile alla sua destra la mano deforme – in compagnia di altri delegati e degli ufficiali italiani. Presenti anche altri emissari nordafricani sui quali, si apprende, stanno indagando i legali di diversi migranti passati dai campi libici.

La foto ufficiale dell’incontro presso la Guardia costiera a Roma. Bija è il quarto da sinistra (www.guardiacostiera.gov.it)

La presentazione ufficiale sul sito è la seguente: «Martedì 9 maggio, nell’ambito del progetto “SEA DEMM – Sea and Desert Migration Management for Libyan authorities to rescue migrants”, coordinato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), il Comando Generale delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera ha ricevuto in visita una delegazione composta da rappresentanti di diverse amministrazioni libiche e di funzionari dello stesso IOM».

Secondo quanto si legge sul sito, i delegati hanno potuto assistere ad alcune presentazioni in cui veniva spiegato come la guardia costiera italiana affronta l’immigrazione, facendo il punto sul «salvataggio della vita umana in mare, il border control, l’attuale divisione delle aree S.A.R. nel mediterraneo Centrale e il progetto di cooperazione tra Italia e Libia». «La delegazione libica – continua il comunicato stampa – ha espresso parole di apprezzamento per l’impegno profuso dalla Guardia Costiera italiana nell’adempimento dei propri compiti istituzionali».

I dubbi sul ruolo attuale di Bija

Pochi giorni dopo le Nazioni Unite pubblicarono un rapporto del Consiglio di sicurezza in cui denunciavano Bija per aver sparato ed affondato, insieme ad altri membri della Guardia costiera libica, le imbarcazioni dei migranti. Dal luglio del 2018 Bija è sottoposto a sanzioni della Nazioni Unite. La portavoce del Servizio Ue di Azione Esterna, Maja Kocijancic, ha ribadito che «nessuno dei guardiacoste addestrati da Operazione Sophia è sulla lista delle sanzioni Onu», e l’Unione europea ha chiesto alla Guardia costiera libica di «affrontare il caso di Abdalrahman al-Milad», detto Bija, che «a quanto ci risulta è stato sospeso dal servizio.

Secondo l’Avvenire, «le motovedette del boss di Zawyah sono ancora attive e rispondono alle chiamate della centrale di Tripoli, a sua volta allertata dalle Guardie costiere di Paesi come Italia e Malta». Bija potrebbe quindi ancora essere a capo del ramo di Zawiyah della Guardia costiera, una città a nord-est del paese, a circa 45 chilometri da Tripoli.

«Silenzio imbarazzante»

Sono diversi i politici che nelle ultime ore sono tornati a chiedere chiarezza, in primis Emma Bonino che in un‘intervista all’Huffington Post ha sollevato l’ipotesi di avviare una commissione d’inchiesta parlamentare: «[…] Mi pare evidente che occorra fare chiarezza. Se poi lo strumento più idoneo per tale scopo possa essere una commissione parlamentare d’inchiesta o altri strumenti, ciò dipenderà dalla volontà del Governo di fare davvero chiarezza su una brutta vicenda».

Anche Nicola Fratoianni, di Sinistra Italiana, merito all’inchiesta giornalistica di Avvenire ha denunciato «i troppi rapporti opachi tra trafficanti, la cosiddetta Guardia Costiera libica e l’Italia». «Imbarazzante il silenzio di chi sapeva e di chi sa in Italia sulla vicenda rivelata dall’inchiesta di Avvenire. Se qualcuno pensa, facendo lo gnorri, di superare indenne la vergogna di aver ricevuto con tutti gli onori in sedi dello Stato un boss libico, trafficante di esseri umani, sbaglia di grosso, continua Fratoianni che dice di auspicare «che le prime risposte sulle responsabilità politiche siano date subito in Parlamento».

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