Ergastolo ostativo, la Cedu: «L’Italia riveda la legge»

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che l’Italia deve cambiare la legge. E anche in fretta

Inserito nell’ordinamento penitenziario italiano dopo la strage di Capaci (in cui fu ucciso Giovanni Falcone) e quella di via d’Amelio (in cui perse la vita Paolo Borsellino), l’ergastolo ostativo ora andrà riformato. Lo ha stabilito la Grande camera della Corte europea per i diritti umani (Cedu). Con la sentenza di oggi infatti è stata confermata la sentenza di condanna nei confronti dell’Italia pronunciata lo scorso 13 giugno. Il nostro paese è ora chiamato a fare rapidamente una nuova legge per non incorrere in sanzioni.

Cos’è l’ergastolo ostativo

L’ergastolo ostativo, noto anche anche come “fine pena mai”, è previsto dall’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario. Stabilisce che le persone condannate per alcuni reati, come terrorismo e mafia, non possono beneficiare di misure alternative alla detenzione né dei cosiddetti “benefici penitenziari” come il lavoro all’esterno o i permessi premio.

Devono dunque scontare l’intera pena in carcere. Solo se accettano di collaborare con la giustizia le persone condannate all’ergastolo ostativo possono ottenere “benefici penitenziari”.

La prima bocciatura

La Corte si era già espressa contro la norma lo scorso giugno. Secondo la Cedu violerebbe infatti l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani che proibisce «trattamenti inumani e degradanti». L’articolo 3 infatti stabilisce il principio secondo cui non è possibile privare le persone della propria libertà senza che venga garantita la possibilità di riacquistarla.

Invece l’ergastolo ostativo lega la ri-acquisizione della libertà alla scelta di collaborare con la giustizia. Una decisione, come fanno notare da Strasburgo, che non è sempre libera, ma può essere condizionata dalla paura di ritorsioni. Dopo la prima sentenza della Cedu, il governo italiano si era “appellato” alla Grande camera della Corte che si è espressa oggi, 7 ottobre.

Inoltre, secondo alcuni, il principio violerebbe l’articolo 27 della Costituzione che al comma 3 stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Morra: No alla bocciatura

Contrario alla bocciatura del “fine pena mai” il presidente della commissione antimafia Nicola Morra, dei Cinque stelle. Per Morra si tratta di uno strumento essenziale per la lotta alla mafia e al terrorismo. Il presidente teme il rischio di «ritrovarci fuori dal carcere boss mafiosi e terroristi» e considera la bocciatura dell’ergastolo ostativo «un colpo alla memoria di Falcone e Borsellino».

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