Lo scandalo Caracal arriva a Chi l’ha visto, la storia della 15enne che ha messo in crisi il governo in Romania

La morte della 15enne Alexandra Macesanu ha travolto il governo romeno e i vertici della polizia romena. Ma un lontano parente della giovane, candidato alle presidenziali in Romania, sostiene che la ragazza sia ancora viva e si trovi in Italia

«Ho raccolto un’ampia documentazione e andrò all’antimafia, mi rivolgerò ai magistrati italiani. Qui non abbiamo a che fare con un singolo soggetto, ma con una rete organizzata che controlla un mercato enorme di ragazzine anche minorenni». 

A dirlo è Alexandru Cumpanaşu, candidato alle presidenziali in Romania, nonché lontano parente di Alexandra Macesanu, la giovane 15enne al centro di un caso di cronaca nera che ha travolto il governo e i vertici della polizia romena. 

Cumpanaşu ha lanciato l’appello durante la trasmissione di Federica Sciarelli Chi l’ha visto, sostenendo che Alexandra Macesanu non sia stata uccisa, ma sia stata condotta in Italia e sia stata coinvolta in un traffico di prostituzione di minorenni.

Alexandru Cumpanaşu, durante la trasmissione, ha riferito di contatti del reo confesso omicida della giovane con l’Italia, e della possibilità che la 15enne possa essere ancora in vita e si trovi nel nostro Paese, dopo esser stata obbligata a prostituirsi. Secondo Cumpanaşu, infatti la giovane potrebbe trovarsi o a Bari o a Vicenza, dove l’uomo avrebbe dei familiari.

Gli inquirenti non hanno escluso in toto che la giovane possa esser stata vittima di una tratta di prostituzione, poiché i reperti ritrovati nella casa del meccanico reo confesso omicida, il 65enne Gheorghe Dinca, non escludano necessariamente il fatto che la giovane possa esser stata violentata e poi ceduta ai trafficanti di prostitute.

Il tutto malgrado il meccanico abbia confessato – forse mentendo, per coprire l’organizzazione criminale – di averne bruciato il corpo della giovane e sui cui reperti cui non è possibile fare un accurato test del Dna.

La controversa figura di Alexandru Cumpanaşu

Le dichiarazioni di Cumpanaşu risultano essere in parte contrastanti con le indagini condotte dalla polizia scientifica romena che ha certificato la morte la ragazza. 

In Romania, difatti, la figura di Cumpanaşu è al centro di diverse polemiche. Da un lato Cumpanaşu ha dichiarato di essere lo zio della giovane vittima, ma i media romeni, analizzando l’albero genealogico della giovane, hanno messo in luce che il rapporto di parentela fosse sì reale, ma in realtà meno stretto rispetto a quanto dichiarato.

In secondo luogo, gli esponenti della maggioranza che guida il Paese puntano il dito contro Cumpanaşu sostenendo che stia sciacallando sulla morte della giovane per fare campagna politica in vista delle prossime presidenziali. 

Cos’è il caso Caracal 

Tutto ha inizio il 24 luglio 2019, quando la 15enne Alexandra Macesanu – originaria di Dobrosloveni, un piccolo villaggio vicino a Caracal, un piccolo centro nel sud della Romania, a circa 150 km da Bucarest – mentre faceva l’autostop è salita sull’auto di Gheorghe Dinca, un meccanico di 65 anni che, secondo quanto confessato dall’uomo, l’avrebbe condotta nella sua casa per poi abusare sessualmente di lei e, in seguito, ucciderla. 

Le telefonate tra la 15enne Macesanu e la polizia

La giovane aveva richiesto aiuto alla polizia, ma le sue richieste non sono state ascoltate e le conversazioni son state poi pubblicate, suscitando l’indignazione dell’intero Paese e portando in piazza migliaia di manifestanti, che hanno puntato il dito contro il governo e contro i vertici della polizia di non aver aiutato la giovane.

Per tre volte Macesanu era riuscita a chiamare il numero di emergenza 112 dicendo di esser stata violentata da un uomo, e riuscendo comunque a dare indicazioni sommarie sul luogo dove veniva tenuta prigioniera. 

«Sono stata violentata, per favore venite presto, non so dove sono», dice la ragazza ad una operatrice del 112. «Che significa? Come credi che riusciamo a trovarti?», ribatte l’operatrice. Macesanu allora ripete terrorizzata: «Mi ha portata a Caracal, è uscito ma sta tornando, non riattacchi».

Ma dal centralino la risposta è agghiacciante: «Arriveranno tra qualche minuto ma ora riattacchi, abbiamo altre chiamate in linea e non possiamo stare al telefono». 

Tuttavia i soccorsi sono arrivati 19 ore dopo le chiamate, quando ormai non c’era più nulla da fare. La polizia, giunta sul posto, non ha potuto far altro che ritrovare alcuni reperti appartenenti alla donna, trovando anche alcuni resti della 18enne Luiza Melencu, scomparsa nell’aprile 2019, uccisa dal medesimo killer. 

Il caos nel governo e le dimissioni del ministro dell’Interno e dei vertici della polizia

La pubblicazione delle tre telefonate ha portato alle immediate dimissioni del capo della polizia Ioan Buda, e del direttore del servizio telecomunicazioni, Ionel Vasilca, nonché all’apertura delle indagini per presunte inadempienze e per la lentezza con cui è stato trattata la richiesta d’aiuto da parte di otto agenti. 

A ciò si sono aggiunte le dimissioni il ministro dell’Interno Nicolae Moga (insediatosi solo 6 giorni prima), e il licenziamento della ministra dell’Istruzione Ecaterina Andronescu. 

La premier Viorila Dancica ha infatti esonerato la ministra a seguito delle dichiarazioni profondamente «sbagliate, irresponsabili e che non riflettono la posizione del governo» pronunciate sul caso Caracal in un programma televisivo della tv romena, dove Andronescu ha detto: «Mi hanno insegnato a non salire in macchina di persone che non conosco».

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