Il creatore di The Shoah Party, la chat pedofila e razzista rompe il silenzio: «Sono pentito»

Video con violenze sui bambini, battute sul nazismo, insulti a migranti e disabili: in quella chat c’era davvero di tutto

The Shoah Party, così si chiamava il gruppo WhatsApp, nato nel 2018, che fino a pochi giorni fa inneggiava a Hitler e all’Isis e che è stato scoperto dai carabinieri del nucleo investigativo di Siena a seguito della denuncia presentata dalla madre di un ragazzo.

Ventisei le perquisizioni in tutta Italia su richiesta della Procura dei minori di Firenze che ha sequestrato i cellulari dei giovani coinvolti nell’indagine.

Cosa c’era nel gruppo

In quel gruppo ragazzini dai 13 anni in su si sarebbero scambiati video con violenze sui bambini, battute su nazismo, insulti a migranti e disabili. Una chat dell’orrore che poteva raccogliere fino a 600 messaggi al giorno.

A crearla era stato un ragazzo di 16 anni, appassionato di fisica quantistica che, come spiega a Repubblica che lo ha intervistato, sogna di fare il medico.

Come si difende il creatore del gruppo

Una «situazione che gli è sfuggita di mano»: inizialmente, spiega, si condividevano soltanto immagini con testo e battute; poi «i contenuti sono cambiati e mi facevano ribrezzo ma non ne sono uscito per pigrizia». Nessuna limitazione agli iscritti: il giovane pensava di non avere alcuna responsabilità sui contenuti postati dagli utenti.

«Mi piace sdrammatizzare sulle cose, anche sul nazismo e simili – ha dichiarato – Io non sono razzista, ne ho passate tante da piccolo, sono stato discriminato per l’origine della mia famiglia».

Aveva “partorito” quella chat come un luogo dove fare ironia e scherzare e, invece, quando si sono presentati in casa i carabinieri, ha realizzato che forse aveva sbagliato tutto: «Quando hanno pronunciato quella parola, “pedopornografia”, ho capito. Ho letto le accuse e mi sono sentito svenire. Da allora non dormo la notte, ho vomitato per l’ansia. Sono pentito, so che ho sbagliato. Ora andrò dallo psicologo e starò lontano per un po’ dal cellulare e per sempre dalle chat».

Foto in copertina: Ansa

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