Torino, incendio alla Cavallerizza Reale: storia e controversie di un simbolo Unesco

Non è la prima volta che il sito, uno dei simboli di casa Savoia, prende fuoco

«Torino come Parigi», hanno scritto alcuni utenti sui social mentre postavano video e immagini della Cavallerizza Reale di Torino, il cui tetto alle prime ore di questa mattina – 21 ottobre – ha preso fuoco.

Una frase per esprimere il dolore per la perdita di una parte di un luogo storico della città. Le cause che hanno portato alla devastazione del tetto dell’edificio sono ancora da stabilire, anche se, secondo i primi sopralluoghi di vigili del fuoco e polizia, l’incendio sarebbe di matrice dolosa.

L’edificio situato tra i Giardini Reali, il Teatro Regio e via Verdi, e a pochi passi dalla Mole Antonelliana, era stato dichiarato nel 1997 patrimonio Unesco.

Nata da un progetto dell’architetto Benedetto Alfieri, la Cavallerizza è uno degli edifici cardine del potere sabaudo. Destinata all’addestramento dei giovani cadetti dell’Accademia Reale, aveva subìto alcune modifiche di ampliamento e ammodernamento a metà dell’Ottocento.

Tempo dopo, e cioè nel 1840, ci aveva pensato l’architetto Ernest Melano a prendere in mano le redini del progetto con una radicale trasformazione dell’edificio. Poi, come la gran parte del centro storico di Torino, durante la Seconda Guerra mondiale, nel 1943, la Cavallerizza venne bombardata subendo ingenti danni.

Con un balzo in avanti nel tempo, andando quindi al 2014, alcuni cittadini avevano deciso di prenderne il controllo, occupandola, e organizzando eventi culturali, dibattiti e incontri – celebre e molto partecipata era stata, ad esempio, la Lectio Magistralis tenuta da Piero Angela.

I cittadini avevano optato per l’occupazione perché durante l’amministrazione guidata da Piero Fassino, quello che era il maneggio di casa Savoia era stato destinato al Fondo di Cartolarizzazione del Comune di Torino: un insieme di beni immobiliari pronti ad essere venduti dalla città.

La Cavallerizza Reale sarebbe diventata dunque il primo sito della lista italiana Unesco a poter essere venduto a privati cittadini.

Il pericolo di vendita a privati era stato sottolineato anche dall’Unesco che nel 2017 con un comunicato aveva fatto presente che «il trasferimento di competenza da statale a comunale avrebbe dovuto mantenere il complesso di proprietà pubblica» e che, così facendo, si apriva il reale pericolo che «la Scuola d’Equitazione fosse venduta o trasferita a soggetti privati».

Un tentativo di riqualificazione dell’area era stato teorizzato dalla giunta Appendino all’indomani dell’insediamento. Oggi la sindaca, in seguito all’incendio, si è espressa sulla faccenda: «Per rilanciarla, ci eravamo dati l’obiettivo di chiudere il 31 ottobre lo studio per dare una vocazione a tutte le aree del complesso e manterremo i tempi» – sottolinea la sindaca.

«Dal punto di visto politico, si procede su questo percorso. Il tema oggi non è l’occupazione. Ho chiesto all’assessore Iaria di lavorare su questo dossier, che è prioritario, anche per evitare episodi come quello di stamattina», ha detto.

Già pochi mesi dopo l’occupazione, la Cavallerizza era stata oggetto di un primo incendio di origine dolosa.

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