Elezioni Argentina, vince il peronista Fernández: è il nuovo presidente. E l’ex Kirchner si prende la rivincita

Sulla sconfitta di Mauricio Macri pesa la difficile situazione economia in cui naviga il paese, con il Pil in calo del 3,1% e l’inflazione al 57,3%

Vince Alberto Ángel Fernández, ma vincono soprattutto i Kirchner. Il nuovo presidente della Repubblica argentina, che prenderà il posto dell’uscente Mauricio Macri a partire dal 10 dicembre, è stato capo di gabinetto durante l’intera presidenza di Néstor Kirchner, marito di Cristina Fernandez de Kirchner, ma anche durante i primi mesi della presidenza della stessa, al potere dal 2007 al 2015. Con il voto di ieri, anche CFK, come è nota Cristina de Kirchner nel paese, tornerà alla Casa Rosada, questa volta però nelle vesti di vicepresidente.

Il voto

I due presidente – Macri e Fernández – si incontreranno oggi per una colazione proprio alla Casa Rosada per un incontro che sigla l’inizio del periodo di transizione dopo la gara elettorale in cui il Frente de Todos arrivato primo con il 48,04% delle preferenze: circa 8 punti percentuali in più rispetto al partito di Mauricio Macri, che ha ottenuto il 40,44%.

Con la crisi economica, vince il “peronismo”

Torna un de Kirchner ma torna anche la tradizione politica del “peronismo”, che prende il nome dalla politica “giustizialista” di Juan Domingo Perón, presidente argentino dal 1946 al 1955 e poi nuovamente dal 1973 fino alla morte, caratterizzata da un forte assistenzialismo.

Fernandez – 60 anni, avvocato, docente in materie giuridiche, in politica da sempre – ha presentato un programma che prevede anche un piano di contrasto alla povertà e la rinegoziazione del debito a partire dal maxi prestito di oltre 56 miliardi di dollari ottenuto dal Fondo monetario internazionale nei mesi scorsi.

Macri – imprenditore 60enne, ex presidente del Boca Juniors (1995-2008), in politica dal 2005 – aveva invece puntato molto di più sulla collaborazione con le organizzazioni internazionali economico-finanziarie, come il Fmi. Sotto la sua guida il paese aveva attraversato una crisi economia che ha finito per penalizzarlo alle urne.

Il Pil è in calo del 3,1% e inflazione al 57,3%. Durante la sua presidenza inoltre il tasso di povertà è cresciuto del 35%, l’inflazione fino a settembre era quasi al 38%, mentre il peso – la moneta argentina – ha perso il 70% del suo valore dal gennaio 2018 e i dati ufficiali parlano di una disoccupazione al 10%, la più alta da 12 anni a questa parte.

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