Libia, consigliere di al Sarraj: «Il memorandum con l’Italia può essere cambiato»

L’Italia aveva proposto ieri la modifica del documento

La Libia è disposta a «studiare» i cambiamenti che il governo italiano proporrà sul memorandum. «Ogni accordo può essere cambiato» ha affermato il consigliere media del premier Fayez al-Sarraj, in una nota trasmessa all’Ansa il 2 novembre. Il giorno prima, l’Italia aveva infatti espresso la volontà di modificare il documento, intenzione a cui la Libia ha risposto affermando che «Quando il governo libico riceverà quello che suggerisce il governo italiano, lo studierà e assumerà una posizione».

«L’Italia chiede, ai sensi dell’articolo 3 del memorandum Italia-Libia, di riunire la commissione congiunta dei due paesi e, ai sensi dell’articolo 7, di modificare il memorandum». Questo era il contenuto, a quanto ha appreso l’Ansa da fonti governative, della nota verbale trasmessa ieri dall’Italia alla Libia. Il messaggio aveva fornito una conferma ufficiale dell’intenzione del governo italiano di mantenere il memorandum, chiedendo alla Libia di negoziare i cambiamenti che andranno definiti.

La presa di posizione di Orfini

«Per me è una giornata brutta, una delle peggiori. Ho perso, abbiamo perso. Gli accordi con la Libia sono stati rinnovati. Certo, oggi tutti promettono modifiche. Tutti dicono che bisogna fare qualcosa in più per i diritti dei migranti. Qualcosa in più». Inizia così la lunga lettera che Matteo Orfini, deputato del Partito democratico, affida a Facebook.

La missiva viene pubblicata il giorno del rinnovo del memorandum con la Libia. Il 2 novembre, infatti, è scaduto il termine per il governo Conte Due per chiedere l’annullamento o la modifica dell’accordo bilaterale firmato nel 2017 da Paolo Gentiloni e Fayez al-Serraj per la regolamentazione dei flussi migratori.

Decreto sicurezza e accordi con la Libia sul tema migranti sono i cardini su cui costruisce l’attacco, velenoso, al governo Conte Due: «Vedete, è esattamente questo il punto, la dimostrazione della disfatta culturale e politica di questo paese: i diritti umani sono qualcosa di collaterale, un di più di cui occuparsi a margine di altro. Oggi la priorità per l’Italia è la “difesa dei confini” dai disperati che scappano dai lager, dalla guerra, dalla fame».

«In nome di questa follia abbiamo fatto cose indicibili: abbiamo pagato la Libia per fare quello che noi non potremmo fare, perché illegale. Li paghiamo e armiamo per riportare migliaia di persone in un paese in guerra. Li paghiamo per costruire e gestire lager in cui rinchiuderle, torturarle, ucciderle. Addestriamo e armiamo i loro trafficanti, chiamandoli pudicamente guardia costiera libica.
Con i criminali abbiamo trattato in segreto, come dimostrano le inchieste di tanti coraggiosi giornalisti».

Certo, l’attacco a Matteo Salvini e alle sue idee non è velato. Ma Orfini è altrettanto duro con il suo stesso partito: «Tutto questo lo ha cominciato un governo del Pd, guidato dall’attuale presidente del Pd. Che però non ritiene di parlarne e quando se ne discute scompare altrove. Questi accordi li ha confermati un governo sostenuto dal Pd e guidato da un premier che per mesi ha fatto tutto quello che voleva Salvini senza un fiato. La segreteria del Pd non dice nulla, nulla di nulla».

Scrive l’ex presidente del Pd: «Se volessi guardare il bicchiere mezzo pieno, potrei raccontarvi che finalmente di tutto questo se ne parla, che ormai è impossibile nascondere quello che accade, che le nostre battaglie hanno portato almeno alla promessa di un cambiamento. Ma non mi basta, perché in Libia mentre voi leggete questo post c’è gente che viene torturata, stuprata, venduta, uccisa. Anche per responsabilità del nostro paese».

Per me è una giornata brutta, una delle peggiori. Ho perso, abbiamo perso. Gli accordi con la Libia sono stati…

Posted by Matteo Orfini on Saturday, November 2, 2019

Poi Orfini passa alle proposte: «Oggi subiamo una sconfitta durissima, ma non per questo possiamo arrenderci. A quelli che ci hanno risposto che sì, le cose le vogliono cambiare, spetta dimostrare di non essere semplicemente degli ipocriti. Si faccia subito una commissione d’inchiesta su quanto accaduto e testimoniato dalle inchieste (fossi al posto di Gentiloni e Minniti sarei in prima fila per chiederla, per fugare ogni dubbio)».

E propone quattro azioni, a suo dire, urgenti: «Si cancellino i decreti sicurezza di Salvini. Si ripristini una missione di salvataggio in mare e si interrompa ogni collaborazione con la cosiddetta guardia costiera libica. Si metta mano a quegli indecenti accordi cambiandoli radicalmente. E si porti in parlamento questa discussione – scrive Orfini, prima di ribadire -. Oggi è una pessima giornata, ma non rassegniamoci alla barbarie».

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