I medici di domani valutano le Scuole di Specializzazione: quali vengono bocciate dall’indagine

«È inutile avere reti formative con strutture all’avanguardia: i futuri chirurghi devono imparare a operare, non a fare scartoffie. Se questo non avviene, è giusto che si intervenga sull’accreditamento delle Scuole che li formano»

Quasi 17mila medici specializzandi hanno partecipato a una valutazione delle Scuole di Specializzazione mediche per dare un giudizio sulla qualità della loro formazione. Oltre all’imbuto formativo e alle altre problematiche connesse a questo settore a cavallo tra mondo della formazione e del lavoro, emerge un fermento da parte degli specializzandi di migliorare l’iter formativo della classe medica.

Quest’anno, in Italia, 1.100 scuole di specializzazione hanno ricevuto il pieno accreditamento da parte del MIUR e del Ministero della Salute a seguito della valutazione preliminare dell’Osservatorio Nazionale della Formazione Medica Specialistica. Le scuole che invece sono state accreditate in via provvisoria sono 125, mentre 53 non hanno avuto l’accreditamento perché hanno presentato standard insufficienti dal punto di vista assistenziale.

Il giudizio degli studenti

Ma c’è stata una novità: oltre a questi standard, basati sulla capacità delle strutture, sulle prestazioni erogate e sui requisiti scientifici dei docenti, da quest’anno è stato introdotto un metodo di valutazione basato sulla qualità percepita dai diretti interessati, cioè gli specializzandi, relativa alla didattica e alla formazione.

«È stato un passo avanti importante, fortemente voluto dagli specializzandi per avere una voce chiara sul proprio percorso, che speriamo diventi una prassi nei prossimi anni e giunga a pieno regime. Dobbiamo valutare non solo il contenitore, ma anche il contenuto», afferma Stefano Guicciardi, presidente di Federspecializzandi, Associazione Nazionale dei Medici in Formazione Specialistica.

«È inutile avere reti formative con strutture all’avanguardia se poi i medici in formazione non possono ruotarvi o se i tutor ospedalieri o universitari non seguono e non formano gli specializzandi perché sono oberati nella loro attività. I futuri chirurghi devono imparare a operare, non a fare scartoffie. Se questo non avviene, è giusto che si intervenga sull’accreditamento delle Scuole che li formano».

Quali Scuole sono state bocciate?

Attraverso un questionario ufficiale con più di 60 domande, ogni specializzando ha potuto dare un giudizio sulla qualità della Scuola. Da parte dell’Osservatorio e del Cineca, organo informatico che lavora per il Miur, è stata in seguito elaborata una sintesi su alcuni indicatori chiave per valutare il grado complessivo di soddisfazione.

Dai primi dati emerge che 105 scuole sono state giudicate dagli specializzandi non sufficienti sull’aspetto formativo: 43 di area chirurgica, 40 di area medica e 22 dell’area dei servizi. Questa valutazione è entrata nei decreti di accreditamento delle Scuole di Specializzazione che sono stati diffusi agli Atenei a luglio.

«È un dato positivo che sia stato messo nero su bianco quali sono le Scuole, ma bisogna fare di più», afferma Guicciardi. «Ci vuole più trasparenza sui questi dati, che devono essere resi disponibili nel dettaglio e discussi in modo che ogni futuro specializzando abbia dei riscontri oggettivi derivanti dalla percezione dei colleghi e in modo che siano individuate le aree di disagio più rilevanti. Dare voce agli specializzandi deve alimentare processi positivi di miglioramento in ogni Scuola che, secondo alcune testimonianze che ci sono pervenute, sono già stati attivati».

«Come diciamo sempre non abbiamo bisogno solo di specialisti, abbiamo bisogno di bravi specialisti. Altrimenti in futuro avremo professionisti con un diploma di specializzazione sulla carta, ma senza l’adeguata esperienza. E questo, per la tutela del nostro Servizio Sanitario Nazionale, non ce lo possiamo permettere».

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